Il Giudizio Cattolico

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.
E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.
San Giuseppe Moscati





Pronto Soccorso Apologetico






Seguici su Google+





In classifica




















> Teologia, fede, morale

La testimonianza dei primi cristiani è affidabile?


Gli apostoli di Gesù di Nazaret, dopo essersi dileguati di fronte al presunto fallimento del loro Maestro, si riuniranno intorno ad un pescatore di Galilea chiamato Pietro, divenendo capaci di annunciare al mondo intero la Risurrezione dello stesso Gesù, avvenuta per opera di Dio, dopo la sua crocifissione, morte e sepoltura.

La testimonianza degli Apostoli

Gli apostoli testimoniano una loro esperienza: hanno visto, udito, toccato, compreso e quindi trasmesso ciò che hanno vissuto realmente; e se la loro testimonianza trae forza dal fatto della Resurrezione, in qualche modo si fonda anche nel lungo cammino che avevano percorso con Gesù prima della Sua morte. In altri termini i testimoni, alla luce di un fatto assolutamente unico, confessano la loro fede in Gesù Cristo Signore risorto, ma non cancellano in alcun modo la vita del Gesù della storia, anzi proprio l’evento straordinario della risurrezione ratifica ed autentica la stessa Sua vita e missione.

Considerando il libro degli Atti degli Apostoli, emerge chiaramente come i primi cristiani fondassero la loro fede cristologica nel Gesù della storia (Cfr. At 2, 22-24). La risurrezione, ovviamente, dona una nuova capacità di comprensione di Lui, di ciò che ha detto e fatto ( Gv. 12,16 e 2,22).

Una formula fondamentale per comprendere questa primitiva predicazione è un famoso passo della prima Lettera ai Corinzi scritta da san Paolo: « Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture, fu sepolto ed è stato resuscitato il terzo giorno e apparve a Cefa e quindi ai dodici » ( 1 Cor. 15, 3-8). In questa formula, che Paolo ricevette negli anni Trenta o all’inizio degli anni Quaranta d.C., si trovano espressi gli eventi che si collocano nella storia degli uomini (morte-sepoltura-risurrezione-apparizioni), ma che sono unificati e compresi nel disegno di Dio (l’evento della Risurrezione “secondo le Scritture”).

La prova delle prove: la disponibilità a subire persecuzione e martirio

Al di là di tutte le importanti attestazioni di affidabilità che è possibile dare circa la testimonianza dei primi cristiani (la storicità dei Vangeli, il tema della tomba vuota, le caratteristiche delle apparizioni del Risorto), ciò che appare decisivo riguarda la loro coscienza circa le persecuzioni e le tribolazioni a cui andavano incontro.

Seguire Gesù, testimoniarlo con la vita e le parole, significava (e significa ancora oggi) un mutamento radicale della propria condizione esistenziale: abbandonarono la loro professione, la propria famiglia e i proprio beni, crollava per essi una patria e una tradizione che barattavano con lo scandalo della croce. Ma, ancor più decisiva, si mostra essere l’accettazione dell’estremo sacrificio del martirio pur di non rinnegare la fede nel Figlio di Dio.

Se la ricerca della verità sull’esistenza è il vero traguardo dell’uomo, allora il martire mostra di essere il più genuino e affidabile testimone della verità, perché né la sofferenza, né la morte violenta lo fanno recedere dall’adesione alla verità che ha scoperto nell’incontro con Cristo.

I tanti martiri cristiani dicono apertamente di aver trovato la Persona che risponde pienamente alla sete di felicità che vive nel cuore umano, al punto che preferiscono morire piuttosto che perderLo, perché hanno la certezza che il Cristo ha vinto la morte e chi si affida a Lui regnerà con Lui nell’eternità. Infatti, non si rinuncia ai propri beni, alla propria libertà, alla propria vita, per un mito, ma solo per una certezza assoluta, tramandata di generazione in generazione in generazione, fin dai coetanei testimoni degli eventi della vita, morte e resurrezione di Gesù Cristo.

Solo il Cristianesimo regge alla prova della Storia

Il Cristianesimo, pertanto, si configura non come un mito (così come oggi molti vorrebbero ridurlo), bensì come un fatto. Nessuna religione, come il Cristianesimo, può vantare una storicità inequivocabile non solo relativamente alla vita di Gesù ma anche ai fatti che caratterizzarono la Chiesa degli Apostoli. Solo il Cristianesimo regge alla prova della storia.

Si tenga inoltre presente che solo l’Islam vanta la stessa rapida diffusione che può vantare il Cristianesimo. Ma con una differenza: mentre il Cristianesimo si è rapidamente diffuso con l’annuncio, l’Islam si è diffuso grazie alla forza della scimitarra.

Inoltre (ed è questo il dato interessante) il Cristianesimo si è diffuso con la persuasione dei miracoli. Infatti, coloro che accettavano di convertirsi sapevano bene che tale conversione avrebbe comportato il vivere clandestinamente e con molta probabilità anche il martirio.



Lorenzo Bertocchi 7 dicembre 2012



comments powered by Disqus