Quanto
accadde nel dipartimento della Vandea durante gli anni più cruenti del terrore
rivoluzionario giacobino può essere di fatto definito come il primo genocidio
pensato, organizzato e perpetrato dal primo governo totalitario della storia
umana.
Nel
1789 era iniziata la Rivoluzione Francese. Alla prima fase di questa,
“monarchico-costituzionale” (17/VI/1789-10/VIII/1792), solo apparentemente più
moderata (è proprio in questi anni che viene votata la Costituzione Civile del
Clero, che segna l’inizio della persecuzione legale della Chiesa e della religione
cattolica e quindi lo scisma dalla Chiesa di Roma), nel 1792 succede la seconda
fase, quella repubblicano-giacobina, vale a dire quella del Terrore, della
dittatura di Robespierre, delle stragi di massa, della guerra civile, dell’eliminazione
della Famiglia reale e di 500.000 persone, della scristianizzazione forzata e
violenta, e, quindi, della rivolta vandeana contro tutto questo.
La
tragedia ha i suoi prodromi già alla fine dell’estate del 1792, quando, giunta
la notizia dell’arresto della Famiglia reale, della caduta della monarchia e
dell’istituzione della Prima Repubblica Francese, che esordisce con i massacri
inusitati e folli del 2-3 settembre (5-6000 persone trucidate in due giorni
senza processo né accusa formale), migliaia di contadini vandeani, al ritorno
dai campi, anziché andare a usufruire del meritato riposo, si fermavano ai
crocicchi delle vie, dinanzi a croci o edicole della Ss.ma Vergine, a recitare
il rosario per il Re e per la salvezza della Francia cristiana, suscitando le
prime irrequietezze dei locali funzionari giacobini.
Nei
mesi successivi, con l’esecuzione di Luigi XVI, con l’arrivo al potere della
dittatura giacobina di Robespierre, con l’inizio del Terrore istituzionalizzato
e della scristianizzazione, in un progressivo crescendo i vandeani prendono le
armi e iniziano la rivolta, obbligando di fatto i quasi sempre reticenti nobili
locali a mettersi al loro comando.
Nel
1793 la Vandea insorge e di fatto dichiara guerra alla terroristica e
totalitaria Repubblica Francese: è l’inizio della più atroce tragedia della
storia fino a quei giorni, e di una delle più atroci di tutti i tempi.
I primi
tentativi di soppressione
Da
principio, da Parigi inviano guarnigioni militari, con l’idea che solo alla
vista di soldati e fucili quei villici si sarebbero sciolti come neve al sole.
Il problema però era che le guarnigioni non facevano più ritorno, mentre i
villici aumentavano a migliaia in una impressionante progressiva
partecipazione, divenendo di fatto una sorta di armata insurrezionale
incontrollabile, unita dal simbolo del Sacro Cuore di Cristo sormontato da una
piccola croce (rosso su sfondo bianco) e dal grido di “Viva Luigi XVII” (il
piccolo Delfino ormai prigioniero dei sanculotti parigini, ove troverà morte
orribile fra sevizie di ogni genere).
Dopo
alcuni tentativi falliti, la Convenzione si pone seriamente il problema, e lo
affronta come si può affrontare un’invasione militare straniera sul suolo
nazionale. Anzi, peggio, in quanto, mossi dall’odio ideologico, i convenzionali
iniziano a parlare di doveroso sterminio.
Sterminare i
vandeani
Il
dibattito si svolge in tre fasi: anzitutto, fa la sua comparsa il termine
“sterminio” (a opera del ministro Carrier) fin da subito, nell’aprile 1793.
La
seconda fase è quella giuridica (il diritto al servizio del terrorismo
ideologico, è il primo caso di totalitarismo rivoluzionario della storia). Il
1° agosto 1793 la Convenzione dichiara la necessità di distruggere fisicamente
la Vandea.
Il
7 novembre 1793 la Convenzione, dopo aver stabilito la distruzione e lo
sterminio, proclama la “catarsi” della Vandea, il cui nome (
Vendée
) viene trasformato in
Vengé
, cioè “vendicato”, “purificato”.
Infine,
nella terza fase del dibattito parlamentare, ci si pone il problema di come
effettivamente sterminare i vandeani, i quali, come disse un deputato, «
sono cattivi e sono così cattivi che si
rifiutano di farsi uccidere e si difendono
». E allora Robespierre non
tollerò più debolezze: «
Bisogna soffocare
i nemici del popolo con il terrore, bisogna che i briganti della Vandea siano
sterminati. La Vandea deve diventare un cimitero nazionale
».
Si passa all’azione
Per
un territorio di 10.000 kmq, si pensarono tre possibilità. Anzitutto il “metodo
scientifico”: il gas. Ma i rivoluzionari francesi non erano all’altezza. Come
ammisero gli stessi chimici convocati all’uopo: «
Abbiamo diffuso il nostro gas, ma né le pecore né i passanti ne sono
stati disturbati
».
Si
passò allora al metodo “pragmatico”, secondo cinque modalità: la ghigliottina,
la baionetta, il fucile, l’affogamento, le mazzate sulla testa. Ma il tutto era
troppo lento e con costi elevati.
E
allora si arrivò alla terza soluzione, proposta dal generale Turreau, che
prevedeva un piano di sterminio concepito secondo tre direttive: 1) forni
crematori, utili a ricavare, dai corpi delle donne e dei bambini, il grasso e a
conciare la pelle umana (oltre a ideare nuove ricette gastronomiche: si inventò
“cervella di Vandeano in salsa repubblicana”); 2) una flottiglia di 41 barche
sulla Loira, di cui abbiamo i nomi e i luoghi d’attracco, dove le vittime
venivano legate nude gli uni agli altri e fatti annegare; 3) la creazione di un
comitato cosiddetto di “sussistenza”, il cui compito era quello di operare un
saccheggio sistematico della popolazione, per farla morire di fame (Stalin con
l’
Olomodor
in Ucraina, che provocò
artificialmente 2-3 milioni di morti di fame tra il 1935 e il ’35, non inventò
nulla di nuovo).
Ma
furono soprattutto le “colonne infernali” a compiere l’opera di sterminio: i
soldati rivoluzionari distruggevano tutto e tutti senza pietà, uccidendo
dovunque passassero soprattutto donne e bambini, per espressa volontà della
Convenzione, in quanto, come ebbe a sentenziare Robespierre, «
i bambini di oggi sono i controrivoluzionari
di domani
» (il 70% degli uccisi furono appunto donne e bambini).
Su
50.000 case, più di 10.000 andarono distrutte. Su una popolazione di circa
815.000 abitanti, furono massacrati in pochi mesi 117.000 persone (secondo i
calcoli di Reynold Secher, uno dei massimi studiosi del fenomeno), secondo
altri storici fino a 300.000. In ogni caso, fu, come detto, il primo genocidio
della storia, attuato dalla prima grande rivoluzione illuministico-repubblicana
della storia, in nome della “anti-trinità” massonica “
Liberté-Ègalité-Fraternité
”.
Come
ebbe a dire il gen. Westermann al Comitato di Salute Pubblica: «
Non vi è più Vandea, cittadini repubblicani.
È morta sotto la nostra libera spada, con le sue donne ed i suoi bambini (...)
Secondo gli ordini che mi avete dato: ho schiacciato i bambini sotto gli
zoccoli dei cavalli e massacrato le donne, così che, almeno quelle, non
partoriranno più briganti. Non ho un prigioniero da rimproverarmi. Ho
sterminato tutto
».
La prima
controrivoluzione armata della storia
Se
quella francese viene giustamente considerata la “madre di tutte le
rivoluzioni” (non tanto cronologicamente: il Protestantesimo e le rivoluzioni
inglesi sono precedenti; quanto idealmente e per assoluta importanza e portata
storica), l’Insorgenza vandeana può a ben titolo essere definita la prima
Contro-Rivoluzione della storia umana.
I
vandeani insorsero infatti non per motivi economici o per sfuggire alla leva di
massa (sebbene certamente anche tali ragioni molto concrete non furono del
tutto estranee, come sempre avviene nella vita), come pretendono (mentendo
sapendo di mentire) gli storici filogiacobini; ma in odio irreprimibile alla
Rivoluzione Francese nella sua piena portata sovversiva.
Essi
presero le armi in nome del Sacro Cuore di Cristo, al servizio della Chiesa, in
difesa della Monarchia sacrale capetingia, che vedevano giustamente unita alla
civiltà cristiana aggredita, e in odio alla repubblica giacobina e terrorista.
Le loro grida di guerra, i loro simboli, i loro rosari al collo con cui andavano
a combattere e morire, i loro sacerdoti che li accompagnavano in battaglia, gli
aristocratici che accettarono di porsi al loro comando, dimostrano tutto
questo.
I
vandeani si sentirono aggrediti in ciò che di più caro, sacro e intimo
avessero: nella loro fede religiosa, nella loro fedeltà politica alla 13 volte
secolare monarchia francese, e nella loro terra invasa da massacratori atei e
repubblicani. Compresero che a Parigi non si voleva solo cambiare la politica
francese (e loro già questo non lo tolleravano), non si voleva solo cambiare la
religione (e ciò fu il vero motivo scatenante della rivolta), ma si voleva
cambiare l’uomo stesso, secondo dettami utopistici e astratti, del tutto
estranei ai contadini vandeani.
Per queste ragioni i
vandeani furono i primi controrivoluzionari della storia, per questo lo stesso
aggettivo “vandeano” ha assunto un significato emblematico (come “medievale”),
come paradigma di tutti coloro che non vogliono arrendersi al processo di
sovversione dell’intero creato portato oggi, dalla Rivoluzione, ormai alle sue
estreme conseguenze.