“Ma non sei ecumenico!”, “No, mi dispiace. O meglio,
lo sono, ma nel senso della
Mortalium
animos
di Pio XI”. La faccia
stralunata dell’interlocutore al mio nominare l’Enciclica di Papa Ratti, se
poteva farmi sorridere per l’espressione, lasciava l’amaro in bocca perché era
palese che non sapeva bene cosa fosse essere ecumenici.
Ai nostri giorni l’ecumenismo è diventato parte
integrante dell’essere cattolici, una specie di mantra ripetuto incessantemente
insieme al termine “dialogo”. Purtroppo, difficilmente lo si intende nel suo
reale significato, ovvero quello con cui la Chiesa Cattolica lo ha sempre
inteso.
La mia domanda, a questo punto, in questo clima di
“analfabetismo cattolico”, è: quanti cattolici conoscono il reale senso dell’ecumenismo?
Proprio partendo dalla
Mortalium
animos
(
MA
) vorrei provare ad affrontare in
breve il discorso, con i limiti che mi sono posti dallo spazio e dalla mia
conoscenza e senza la presunzione di migliorare i già tanti interventi sull’argomento.
Si deve premettere che, nei due millenni di storia
della Chiesa, mai si era usato il termine
ecumenismo
:
questo è nato in terra protestante, nel tentativo di unire le varie confessioni
che, in mancanza di un Papa, si erano create da Lutero in poi. Dalla creazione
dell’ecumenismo protestante, il termine ha preso piede ed è entrato nel
linguaggio comune per indicare il movimento che tende ad unire le varie
confessioni cristiane. Infine, a partire dal Concilio Vaticano II, anche la
Chiesa Cattolica lo ha fatto proprio, idealmente e operativamente.
Pio XI scrive la
MA
il 6 gennaio 1928 e, sulla scia di Pio IX
e di Leone XIII
, non lascia adito a dubbi.
«L’unico modo possibile di favorire l’unità dei
cristiani è di agevolare il ritorno dei dissidenti alla unica vera Chiesa di
Cristo, a tutti ben nota e, per volontà del proprio fondatore, destinata a
rimaner in eterno tale come Egli la istituì per la comune salvezza di tutti
» (n. 10)
.
Non invece la ricerca di una Chiesa del Cristo totale, non ancora presente in
alcuna delle chiese attuali e realizzabile solo nell’unione di queste chiese,
compresa la Cattolica
.
Papa Ratti non fece altro che riportare il pensiero della Chiesa, sempre lo
stesso, mai variato
.
Non poteva fare altrimenti. Da buon custode della Parola
di Gesù, si atteneva a quello che il Fondatore della Chiesa aveva insegnato,
non si prendeva la briga di ermeneutiche divergenti.
Cristo ha reso gli Apostoli unici destinatari di
frasi chiarissime. Ne riportiamo alcune: «Chi accoglie voi accoglie me, e chi
accoglie me accoglie colui che mi ha mandato» (Mt 10, 40); «
Mi è stato
dato ogni potere, in cielo e in terra. Andate dunque ad ammaestrare tutte le
genti, battezzandole nel nome del Padre e dl Figlio e dello Spirito Santo,
insegnando loro a osservare tutte le cose che vi ho comandate» (
Mt
28, 18-20);
«Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a
chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20, 22-23).
Non si può negare che Gesù “esclusivizza” questo potere agli Apostoli.
Questi non sono una metafora di tutti gli uomini, ma i soli destinatari,
insieme ai loro successori, dell’integrale
munus
.
L’intero insegnamento di Cristo è legato alla Chiesa di cui gli Apostoli sono i
primi rappresentanti, solo ad essa.
Non si può negare, poi, che Nostro Signore ha indiscutibilmente fondato proprio
la Chiesa Cattolica, gerarchica
e già nella
perfetta unità; che ha istituito
San Pietro unico capo della Sua
Chiesa
.
Solo un tentativo ideologico può cercare di stravolgere tutti questi
elementi chiari ed inequivoci, che danno fondamento all’unico vero ecumenismo
possibile e fanno anche capire come la Chiesa lo ha inteso nei quasi due
millenni precedenti il Concilio Vaticano II.
Basterebbe,
dunque, ricordare queste parole e volontà di Cristo per evitare errori nell’intendere
il senso dell’ecumenismo: quello di un
reditus
(ritorno) alla Chiesa Cattolica.
Eppure non è più questo il senso con cui viene
inteso al giorno d’oggi.
Per rendercene conto, basta fare due chiacchiere con
molti cattolici e, peggio, con molti sacerdoti (e anche con vari esponenti
delle più alte gerarchie).
Ci diranno che per salvarsi “basta amare” e, a
volte, addirittura, che non serve neanche convertirsi al Cattolicesimo. Ci
ammoniranno di non dover stare sempre a elencare quello che ci separa (
alias
, dire la verità), ma di essere
caritatevoli e cercare quello che ci unisce.
Ne vien fuori l’ecumenismo della
MA
di Pio XI?
A scanso delle solite facili critiche di
esagerazione, porto due/tre esempi, confrontando alcuni testi del Concilio
Vaticano II, che affrontano l’argomento, con la
Mortalium
animos
, così da
fondare questa critica su evidenze messe nero su bianco (quindi difficili da
smentire, se non con un’ideologica interpretazione dei testi).
Nella Lumen gentium (LG n. 8) si legge: «Questa chiesa, costituita e
organizzata in questo mondo come società,
sussiste
nella Chiesa
cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi che sono in
comunione con lui, anche se numerosi elementi di santificazione e di verità si
trovino anche fuori della sua compagine».
La MA (compendio del pensiero cattolico sul vero ecumenismo) afferma
invece: «
non solamente deve dunque la Chiesa di Cristo
sussistere oggi, domani e sempre, bensì deve avere l’identica fisionomia di
quella dei tempi apostolici, a meno che non si voglia giungere all’assurdità di
ritenere che Gesù Cristo o abbia fallito allo scopo o pur si sia sbagliato
quando affermò che le porte dell’inferno non avrebbero mai prevalso contro di
essa
» (n. 5).
Semplifichiamo all’estremo: la Chiesa di Cristo è stata, è e sempre sarà quella
cattolica e non basta che questa sussista, ma deve rimanere sempre la stessa.
La domanda istintiva è: perché il Concilio ha voluto scrivere solamente che
la Chiesa cattolica
sussiste
e non
che
è
?
Un specifica delle differenze ce la dà con chiarezza Romano Amerio. «Dove
gli schemi preparatorii definivano che la Chiesa di Cristo è la Chiesa
Cattolica, il Concilio concede soltanto che la Chiesa di Cristo sussiste nella
Chiesa cattolica, adottando la teoria che anche nelle altre Chiese cristiane
sussiste la Chiesa di Cristo e che tutte devono prendere coscienza di tale
comune sussistenza nel Cristo» (Iota Unum, R. Amerio, Fede & Cultura).
La spiegazione data dalla Congregazione per la dottrina delle fede
, non convince. Non è mai esistita, infatti, prima del Concilio
Vaticano II una distinzione tra comunione “piena” e “non piena”, “perfetta” e
“imperfetta”
.
Questo comporta, conseguentemente, la possibilità che i membri di
confessioni non cattoliche possano conseguire la salvezza eterna anche senza
convertirsi alla fede cattolica, anzi, quasi senza neanche avere il desiderio
di aderirvi.
Altro esempio è nel decreto
Unitatis
redintegratio
(UR Cap. I, n. 2): «Gesù Cristo per mezzo della fedele
predicazione dell’evangelo, dell’amministrazione dei sacramenti e del governo
esercitato nell’amore da parte degli apostoli e dei loro successori, cioè i
vescovi con a capo il successore di Pietro, sotto l’azione dello Spirito Santo,
vuole che il suo popolo cresca e che la sua comunione sia
perfezionata
nell’unità: cioè nella confessione di una sola fede, nella celebrazione comune
del culto divino e nella fraterna concordia della famiglia di Dio». E, continua
al n. 3, «Le stesse chiese e comunità separate, quantunque crediamo che abbiano
delle carenze, nel mistero della salvezza non sono affatto prive di significato
e di peso. Poiché lo Spirito di Cristo non ricusa di servirsi di esse come di
strumenti di salvezza, il cui valore deriva dalla
stessa pienezza della grazia e della verità
che è stata
affidata alla Chiesa cattolica».
Perfezionata? Perfezionare è un verbo che si riferisce a qualcosa che
ancora non è perfetto. Viene facile la l’impressione che con l’affermazione
“comunione sia perfezionata nell’unità” si intenda il concetto che non ci sia
ancora un’unità perfetta.
Proprio il contrario di quel che ci insegna Pio XI al punto 5 della MA: «
La
Chiesa sua invece Nostro Signore la fondò come società perfetta, per natura
esterna e sensibile, con il fine di perpetuare nel futuro l’opera salvatrice
della Redenzione, sotto la guida di un solo capo, mercé l’insegnamento della
parola e con la dispensa dei sacramenti, fonti della Grazia celeste
».
Pare oggettivo e non frutto di errata interpretazione, dunque, anche perché
nero su bianco, che
UR
non dica che l’unione
è già nella Chiesa Cattolica, bensì che si deve avere «
la sollecitudine di ristabilire l’unione
»! (n. 5).
In
UR
non viene mai nominata la
parola
reditus
, ritorno
!
Un’altra totale divergenza si trova quando il detto decreto al n. 11
afferma che «nel mettere a confronto le dottrine si ricordino che esiste un
ordine o piuttosto una “gerarchia” delle verità della dottrina cattolica,
essendo diverso il loro nesso col fondamento della fede cristiana».
Pio XI nella sua Enciclica invece confermava che
«in
materia di fede non si può assolutamente tollerare la distinzione posta tra
articoli fondamentali e non fondamentali come se gli uni si imponessero a tutti
e gli altri fossero lasciati all’arbitrio ed al gusto dei fedeli» (n. 9).
Se si fanno
un paio di conti, si capisce tutto.
Come riuscire a far passare un’idea di ecumenismo antitetica a quella
bimillenariamente intesa, se non togliendo importanza ad alcune verità
cattoliche, costitutivamente ostiche ad un tale relativismo?
Non
serve allungare oltre.
Lo stesso Pio XI aveva evidenziato come già ai suoi tempi «i
l
lavoro a questo scopo è talmente attivo che in vari luoghi ha guadagnato la
pubblica opinione e parecchi fra gli stessi cattolici sono presi dal miraggio e
dalla speranza di simile unione, tanto più che essa sembra rispondere ai
desideri di Santa Madre Chiesa, uno dei cui voti più antichi è di richiamare e
ricondurre nel proprio seno i figli che l’han disertata» (n. 4).
E, aggiungerei, è un lavoro che continua imperterrito. Vedasi ad esempio la
Dichiarazione
Mysterium
ecclesiae
in pieno postconcilio
.
Non servirebbe neanche riportare un passo della
MA
, tanto è chiaro che tipo di ecumenismo insegna la Dichiarazione.
Lo facciamo, per mero tuziorismo, così da evidenziare un ulteriore punto di
distacco dal perenne insegnamento della Chiesa sul rapporto con le altre
religioni cristiane.
«È
evidente
da quanto precede che delle religioni sola vera sarà quella che si fonda sulla
parola della rivelazione, cominciata fin da principio, proseguita nell’antico
testamento e compiuta nel nuovo dello stesso Gesù Cristo
» (n. 5)
In sintesi, nell’ecumenismo creato nel Concilio Vaticano II, si propaga l’idea
che la volontà di Cristo ancora non è soddisfatta, che la vera unità dei
cristiani sarebbe ancora da comporre, non invece che l’unità è nell’unica vera
chiesa fondata da Cristo, quella Cattolica, e che i “fratelli separati”,
proprio perché separati, non impediscono l’unità, che permane nella Chiesa
Cattolica, ma si sono essi stessi posti al di fuori di questa unità.
Si nota, ahimè, una vera e propria variazione nella dottrina, che consiste
nel fatto che l’unione di tutte le Chiese non si deve fare nella Chiesa
Cattolica, bensì nella cosiddetta Chiesa di Cristo e, soprattutto, per un moto
di convergenza di tutte le confessioni verso
un centro che è fuori di
ciascuna
.
Si noti bene: ovviamente non lo si fa dichiarandolo apertamente, ma
facendola passare in modo
soft
,
tramite l’inserimento qua e là di frasi come quelle esposte, accanto a frasi
che in teoria riportano alla Tradizione e a Magistero di due millenni. Tant’è
vero che (cosa curiosa), nel proclamare l’ecumenismo, il Concilio non ha dato
una reale definizione di cosa esso sia.
Quale dovrebbe essere allora l’atteggiamento da
avere verso un ecumenismo siffatto?
Pio XI ammonisce che
«s
imili tentativi
non possono in nessun modo riscuotere l’approvazione dei cattolici, fondati
come sono sul falso presupposto che tutte le religioni siano buone e lodevoli
in quanto tutte, pur nella diversità dei modi, manifestano e significano
ugualmente quel sentimento, a chiunque congenito, che ci rivolge a Dio e ci
rende ossequienti nel riconoscimento del suo dominio
» (n. 2).
Come vedremo il Pontefice aveva assolutamente colto nel segno; anticipando
di decenni le critiche, aveva puntato il dito contro questa teoria «
non
solo erronea e ingannatrice, ma che attraverso una deformazione del vero
concetto religioso conduce insensibilmente chi la professa al naturalismo ed
all’ateismo
»
(n.
2), insistendo che «sotto codeste attrattive e lusinghe si nasconde un
gravissimo errore che scalzerebbe dalle basi il fondamento della Chiesa
cattolica
» (n. 4).
«Sappiamo invece benissimo - Pio XI è inesorabile -
che da tutto questo all’indifferenza religiosa ed al modernismo è breve il
passo. Per quelli infatti che ne han miseramente subito il contagio, la verità
dogmatica non è già assoluta ma relativa, proporzionata alle diverse esigenze
di tempo e di luogo ed alle varie tendenze degli spiriti, non essendo basata
sulla rivelazione immutabile ma sull’adattabilità alla vita» (MA n. 9)
Papa Ratti, smonta anche, in anticipo, il “misericordismo” e il
“caritatevolismo” odierno, chiedendo «p
otrà sembrare che
codesti “pancristiani” tutti occupati nell’unire le Chiese si propongano il
nobilissimo scopo di diffondere e d’intensificare tra tutti i cristiani il
senso della carità; ma come mai potrebbe la carità rivolgersi in danno della
fede?
» (n. 8)
.
La conseguenza inevitabile è, anzi dovrebbe essere, la seguente: «s
tando
così le cose, è evidente che non può la Sede Apostolica prendere parte a queste
riunioni né è permesso in alcun modo ai cattolici aderire o prestar l’opera
propria a tali iniziative; cosi facendo attribuirebbero autorità ad una falsa
religione cristiana, assai diversa dall’unica Chiesa di Cristo
» (MA n. 7)
.
Preghiamo la Santa Vergine affinché l’inganno protestante di questo
relativismo sia svelato e si torni a non aver paura di rispondere con
abnegazione al comando di N.S. Gesù Cristo, «andate per tutto il mondo, e
predicate il Vangelo ad ogni creatura», nella certezza divina che solo «chi
crederà e sarà battezzato sarà salvo» (Mc 16, 15-16).
L’uso
innovativo della parola “ecumenico” è dovuto al fatto che i protestanti,
volendo designare una universalità e non volendo usare il termine
cattolico
,
legato alla Chiesa romana, hanno scelto il suo equivalente, cioè
ecumenico
.
«D
icono
invece che la Chiesa visibile altro non è se non una società composta dall’assieme
delle varie comunità cristiane, anche se singolarmente aderenti a dottrine magari
opposte fra loro
» (Mortalium Animos n. 5)
Lettera
sinodale a papa Leone I, nov 451; Lettera Dum in sanctae a tutto il popolo di
Dio, papa Vigilio 5 febbraio 552: «Il Signore nostro dopo la risurrezione
affidò la pienezza di questa fede agli Apostoli, dicendo “Andate dunque ad
ammaestrare tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e dl Figlio e
dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte le cose che vi ho
comandate”»; Lettera Admonemus ut al vescovo Gaudenzio di Volterra, sett 558-2
febbr. 559, in cui papa Pelagio I parla di ritorno alla Chiesa Cattolica;
Concilio Vaticano I, Sess. IV, 18 luglio 1870, costituzione dogmatica Pastor aeternus:
«L’eterno Pastore e guardiano delle nostre anime per perpetuare l’opera
salutare della redenzione, ha deciso di edificare la santa chiesa, nella quale,
come nella casa del Dio vivente, tutti i fedeli fossero riuniti dal vincolo di
una sola fede e di una sola carità (…) Perché l’episcopato stesso fosse uno e
indiviso e perché la moltitudine di tutti i credenti fosse conservata nell’unità
della fede e della comunione grazie alla stretta e reciproca unione dei
sacerdoti, prepose il beato Pietro agli altri apostoli e stabilì nella sua
persona il principio perpetuo e il fondamento visibile di questa duplice
unità»; in una risposta della Commissione Biblica dell’11 giugno 1911 si
conferma il primato di Pietro; Instructio De Motione Oecumenica, Sacro Officio
1949.
Ef 5, 11 «e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto
condannatele apertamente»