Vi sono dei casi nella vita in cui si
prova la sgradevole sensazione che deve aver provato il tizio della ben nota
barzelletta: il valent’uomo che imbocca l’autostrada da
Qui
a
Là
in senso contrario e mentre ascolta la
voce concitata dell’annunciatore di
Onda Verde
che avverte:
“Attenzione! Nel tratto tra
Qui
a
Là
un pazzo ha imboccato
con la sua vettura l’autostrada in contromano: prestare la massima
attenzione!”, pensa tra sé e sé, scorgendo di lontano i fari delle macchine che
stanno per sopraggiungere e travolgerlo: “
Un
pazzo? Ma qui sono
tutti
pazzi!”.
Dico così non perché abbia sperimentato la
sensazione, Dio me ne guardi, ma qualcosa di simile l’ho provata a pochi giorni
di distanza e siccome le due notizie sono strettamente collegate, le presento
in ordine cronologico.
Prima notizia.
Cito a memoria:
Si sono svolti questa mattina nella chiesa
dei Santi Pietro e Paolo a Roma i funerali di Riccardo Schicchi. Hanno preso
parte alla cerimonia i nomi noti nell’ambito della produzione pornografica,
ecc. ecc. Commoventi le testimonianze delle pornostar alla fine della funzione,
ecc. ecc. “Il nostro
– ha detto uno degli “operatori del settore”, e quindi deve intendersene
– è un mondo pulito”, ecc. ecc.
Video correlato: immagini (senza commento)
della chiesa, la bara ricoperta di tantissime rose bianche,
amiche
e
collaboratrici
del defunto che vanno
tutte a ricevere la Comunione, elogio funebre finale, lacrime, tocco finale
della bara mentre esce, ecc. ecc.
Per chi non lo sapesse, il
de cujus
(pace all’anima sua) ha passato circa due terzi dei suoi sessant’anni di
vita a produrre film pornografici e a lanciare dive dello spessore
artistico
di Moana Pozzi e Cicciolina (quest’ultima la si poteva vedere ricevere
compunta la Comunione insieme alle colleghe). Fine della cronaca.
Mi sono detto: forse non è così, forse ho
capito male, forse… Invece è tutto vero! Un disgraziato che ha passato la sua
vita a “giocare”, da una parte con le donne, considerandole più o meno “pezzi
di carne pregiata” da esporre in vetrina; dall’altra, a solleticare gli istinti
più bassi degli uomini per arricchirsi vendendo materiale pornografico, ebbene
un tipo del genere (al quale auguro di cuore che abbia chiesto perdono al
Padreterno per gli innumerevoli peccati fatti e fatti commettere. Gesù ha detto
che ladri e prostitute ci precederanno nel Regno dei cieli, ma non fin tanto
che sono in
servizio permanente effettivo
, che diamine!),
attorniato dai suoi compagni di merende, ha diritto al funerale ecclesiastico
con annesso panegirico. Anche qui mi sono detto: “Qualcuno reagirà, non è
possibile…!”. Ebbene, se si esclude il comunicato stampa di don Petrucci, a
nome del Distretto italiano della Fraternità San Pio X, il silenzio è stato
assordante. Se qualcuno sa di pubbliche prese di posizione in merito nei giorni
successivi me lo faccia sapere. Mi feliciterò personalmente con gli autori.
Sono quasi certo che mi ci vorrà poco tempo…
(Mi è stata segnalata
una pubblica presa di posizione, che metto qu
i
http://www.corsiadeiservi.it/ita/default1.asp?page_id=1497
.
Complimenti).
Seconda notizia.
Cito a senso:
Sacerdote della Diocesi di La Spezia
pubblica manifesto fuori dalla chiesa in cui accusa le donne di provocare gli
uomini con le loro tenute indecenti, ecc. ecc. Le donne della parrocchia
indignate… Il Parroco in questione costretto –
notate bene, non dalla
locale sezione del Partito Radicale ma
– dalla Curia a
scusarsi, ecc., ecc.
Anche qui il paradosso: premetto che la responsabilità di ciascuno,
allorché commette un peccato, è personale, in questo senso che nessuno può
piegare la volontà di un altro al punto tale da costringerlo a peccare. Un
“peccato contro la propria volontà” è un controsenso, è un
non-peccato
, perché è proprio la
mia
volontà che consente o non consente
all’azione peccaminosa.
Ciò detto, provocare, spingere qualcuno,
con il proprio atteggiamento, con le proprie parole, ecc., a commettere
un’azione peccaminosa è quel che si dice “dare scandalo”. Letteralmente, “far
cadere qualcuno, essergli d’inciampo”. Se è vero, come è vero, che sono io che
devo guardare dove metto i piedi quando cammino, è altrettanto vero che colui
che scientemente e volontariamente mi fa inciampare, commette oggettivamente un
peccato. Collegare, come ha fatto il Parroco della notizia, tenuta indecente e
peccati a sfondo sessuale nonché violenza sulle donne, a me sembra veramente la
scoperta dell’acqua calda.
Si parla tanto della violenza sulle donne
(preciso: condannabile
senza se e senza ma
), ma della violenza
sugli uomini non si parla mai: una violenza sottile, operata da tante donne (lo
penso sinceramente: molte di esse non se ne rendono nemmeno conto) con vestiti
che scoprono invece di coprire, atteggiamenti fortemente provocanti assorbiti
attraverso mille canali (pubblicità, attori, moda, ecc.). Un tempo chi cercava
certi spettacoli andava in locali riservati: ora basta uscire di casa e trova
molto di più di quanto non si trovasse in quei locali. Davanti a questa realtà
aspettarsi da dei maschietti di sana e robusta costituzione, continuamente
sollecitati dal mattino alla sera; aspettarsi, dico, che gli uomini si
avvicinino al gentil sesso con una rosa in mano declamando “
tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia…”,
beh vuol dire proprio
vivere su di un altro pianeta. Ripeto: non si vuole giustificare benché
minimamente la violenza sulle donne: semplicemente si cerca di risalire alle
cause.
A scanso di equivoci: l’uomo che guarda
con cupidigia la donna non sua, ha già commesso nel suo cuore il peccato, ha
già mancato di rispetto alla donna, anche se non la sfiora con un dito: questo
è Vangelo; ma una donna che non si “veste” con le virtù dimenticate della
modestia e della castità cristiana (ho detto
modestia e castità,
non
burka
, intendiamoci: qui si parla di virtù, non di centimetri di stoffa; si
parla di virtù, la quale può e deve andare di pari passo con bellezza ed
eleganza femminile), anche lei ha la sua bella dose di colpevolezza nei
confronti dell’uomo: gli
usa violenza
. D’accordo, l’uomo non
è una bestia, deve sapersi trattenere, deve saper sottomettere i bassi istinti
alla ragione. Giustissimo: peccato che chi dica queste cose, scandalizzandosi
delle parole del parroco (che nel frattempo, per la cronaca, è stato invitato
dai Superiori a
riposarsi
) sono proprio coloro
che dicono che gli istinti non vanno repressi, che bisogna dare libero sfogo
alla sessualità sotto tutte le sue forme; che bisogna liberarsi dai tabù
ereditati da una Chiesa misogina e sessuofoba, ecc. ecc.; sono coloro che
esaltano il produttore di film pornografici, che esaltano il “mondo pulito”
della pornografia (un mondo, per inciso, di inaudita violenza, di droga, di
depressione e di malattie che consumano prematuramente). Sono loro, i pornofili,
a dire a questo uomo contemporaneo così
liberato
dalle “magnifiche sorti
e progressive”, che tutto è lecito; sono loro, dico, che spiegano compitamente
che non bisogna far del male alle donne, che non si percuotono neanche con un
fiore, che vanno trattate con rispetto. Si dicono queste belle parole a degli
uomini che da mattino a sera sono sollecitati negli istinti più bassi, che
vedono la donna come un puro oggetto di piacere, un prodotto commerciale usa e
getta; uomini sempre alla ricerca – inevitabile – del
qualcosa in più
; e si ha il coraggio di dire loro: “Che c’entrano le donne? Loro si
comportano come meglio gli aggrada, tu hai solo da non guardare, non sei mica
il cane davanti alla bistecca…”.
Un tale atteggiamento nasce dal non tener
conto di una realtà dimenticata, tolta la quale tutto il castello del dogma
cattolico crolla miseramente: mi riferisco al dramma del peccato originale, che
ha inferto una ferita nella natura dell’uomo (
uomo
nel senso di
umanità
: il peccato originale ce l’hanno anche le donne). Anzi, le ferite sono
quattro: l’uomo non è
naturalmente buono
, ma naturalmente
cattivo (lascio a chi vuole di credere alla storiella roussoniana del
buon selvaggio
; io preferisco attenermi alla storia di Adamo ed Eva).
– L’uomo è ignorante: la sua intelligenza
è destituita dall’ordinamento naturale alla Verità, per cui si trova in una
sorta di accecamento intellettuale che gli fa abbracciare l’errore molto più
facilmente della verità
(
vulnus ignorantiae
);
– l’uomo è malizioso: la sua volontà invece
di ricercare il Vero Bene insegue beni apparenti e fallaci (
vulnus malitiae
);
– l’uomo è debole: alla disposizione ad
affrontare le cose ardue si è sostituita una debolezza che fa andare sempre al
più facile (
vulnus infirmitatis
);
– l’uomo è attratto dalla dilettazione
sensibile: i sensi, invece di essere sottomessi docilmente alla ragione,
ricercano il piacere anche oltre i limiti dettati dalla ragione stessa (
vulnus concupiscientiae
).
Rimedio a queste quattro ferite sono la
pratica costante delle quattro virtù cardinali di prudenza, giustizia, fortezza
e temperanza. Ma la medicina suprema è la Grazia di Nostro Signore Gesù Cristo,
cooperando alla quale i poveri figli di Eva possono sperare di diventare un
tantinello migliori e forse anche dei santi: sissignori, i santi sono fatti
della nostra stessa pasta. Però, con l’aiuto di Dio, hanno pedalato
costantemente in salita. Ma tutto questo chi lo dice ancora, chi lo predica
ancora?
Il dubbio allora sorge
spontaneo: sono io che vado contromano…? O sono gli altri, “
tutti
pazzi
”, che hanno imboccato
l’autostrada al contrario?