La Confederazione
Civiltà Cristiana e Italia Cristiana intendono con il presente articolo fornire
un contributo di chiarimento – e in ogni caso specificare la propria posizione
– riguardo il dibattito, nient’affatto secondario, che in questi ultimi tempi
sta avendo luogo su un punto chiave della metodologia della battaglia svolta
meritevolmente da tante associazioni in difesa della vita, della famiglia
naturale e sacramentale e contro l’imposizione di stampo giacobino e
totalitario dell’omosessualismo di massa e della cosiddetta “teoria del
gender”, con tutte le sue aberrazioni contro natura e le sue catastrofiche
conseguenze pratiche.
Il punto in questione
nasce dalla scelta voluta e attuata da quasi tutte le suddette associazioni di
portare avanti la buona battaglia in maniera chiaramente e dichiaratamente
a-confessionale, a volte anche con eccessi di uno zelo che meriterebbe essere
utilizzato in altre maniere e contesti.
Premettiamo, prima di
entrare in medias res, che la CCC in tutti i suoi confederati e IC i tutti i
suoi iscritti condividono ovviamente in toto gli scopi ultimi della grande
battaglia in corso (precisazione inutile, ma che è sempre meglio fare). Non
solo: ammiriamo anche sinceramente l’abnegazione e l’impegno di tantissime
persone di buona volontà che, in varie maniere e seppur – come naturale che sia
– con differente sforzo qualitativo e quantitativo, costantemente si
sacrificano per tale epocale battaglia al servizio della civiltà. E
riconosciamo apertamente il merito oggettivo che tali associazioni, in
particolare La Manif pour Tous e Le sentinelle in piedi, e altre, hanno
nell’essere riuscite a mobilitare il mondo prolife e cattolico nella difesa
della civiltà, creando per la prima volta una resistenza costante di popolo
contro l’avanzare della deriva dissolutoria. Anche le recentissime
manifestazioni pubbliche delle Sentinelle in piedi dimostrano l’impegno e la
costanza di migliaia di persone e d’altro canto pongono in rilievo l’inciviltà
e la rabbia diabolica di chi le offende volgarmente quando non le assale
materialmente.
Ci teniamo a ricordare
che quando vi sono state le prime aggressioni incivili e vigliacche, subito
abbiamo espresso pubblicamente la nostra solidarietà (senza chiedersi per altro
se a parti inverse avrebbe mai ricevuto questa solidarietà, e questo perché
ogni cattolico sincero sa bene che non deve mai porsi questa domanda fatale,
pena la fine della carità condivisa e dell’azione comune…).
Ribadito quindi il
fatto di essere dalla stessa parte della barricata e anche di ammirare
sinceramente l’opera di tutti coloro che si impegnano in tali attività
pubbliche (come sul web, del resto, non meno importante oggi), occorre però
mettere alcuni puntini sulle “i”, non per creare ulteriori divisioni, ma al
contrario per specificare nella più completa chiarezza le motivazioni di alcune
divergenze, non – come già detto – nei principi ideali, ma negli aspetti più
operativi, che, in ogni caso, indirettamente rimandano anche ad alcuni principi
ideali.
Questo articolo quindi
è scritto in pieno spirito di carità fraterna e vuole essere costruttivo nelle
intenzioni e si spera anche nella pratica, perché la chiarezza, anche se
evidenzia alcune divergenze, non può che aiutare i figli di Dio e della Chiesa
a operare per il meglio nel futuro.
Veniamo ora al punto in
questione.
Come accennato,
riguarda il problema della scelta attuata da quasi tutte le associazioni, in
primis le suddette (ma non solo loro), di condurre un apostolato pubblico
a-confessionalee questo allo scopo principale (almeno così si dichiara) di
poter ottenere la partecipazione alle iniziative pubbliche anche di esponenti
delle altre religioni (specie musulmani) o del mondo laico o ateo.
Naturalmente il punto
di forza di questa scelta si fonda sul principio, verissimo in sé, che tutte le
questioni di cui sopra attengono al diritto di natura ancor prima che a dogmi e
norme morali di natura specificamente religiosa, il che darebbe diritto ai
cattolici appunto all’azione a-confessionale.
Specifichiamo riguardo
questo problema alcuni punti introduttivi essenziali:
·
È
assolutamente vero che le questioni relative al valore della vita umana e della
famiglia naturale attengono prima di tutto alla
Legge Naturale
.
·
Pertanto,
laddove si trovassero uomini di “buona volontà” capaci di riconoscere la
veridicità dei princìpi relativi alla dignità e alla sacralità della vita, così
come della famiglia e della corretta sessualità, è necessario e doveroso poter
procedere insieme.
Fermo restando ciò,
vanno fatte alcune precisazioni.
·
Un
tale oggettivo riconoscimento non può legittimare l’abbandono di un altro dato,
che è altrettanto oggettivo e altrettanto doveroso (nonché intelligente) dover
riconoscere, e cioè che
Gratia perficit
naturam,
ovvero che la verità rivelata non annulla, ma perfeziona la verità
naturale.
·
I
Padri della Chiesa definivano la Ragione come un “piccolo lume” e la Fede come
un “grande faro”. Per brevi distanze
anche il piccolo lume fa vedere le stesse cose che potrebbe far vedere il
grande faro, ma è indubbio che, oltre le piccole distanze, solo il grande faro
fa vedere ciò che il piccolo lume non può più far vedere. Fuor di metafora:
Ragione e Fede non sono in contraddizione, ma ciò non vuol dire che ci sia
perfetta identità e che il loro rapporto non sia nella dinamica della
propedeuticità logica: la Ragione introduce la Fede. Ma non solo
propedeuticità, anche reciproco aiuto: la Ragione invita alla Fede e la Fede
rafforza la Ragione. Rinunciare di credere in questo significherebbe non solo annullare
il valore della verità rivelata, ma anche indebolire la verità razionale.
·
Per
tornare alla questione del valore della vita umana e della famiglia naturale,
un conto è collaborare (nei limiti del possibile e nelle circostanze che la
Provvidenza offre) con tutti gli uomini di “buona volontà”, altro è rinunciare
pregiudizialmente a capire che i fondamenti della difesa della vita vanno
trovati sì nella Ragione (perché già iscritti nell’ordine razionale della
realtà), ma anche e soprattutto nella verità naturale che trova il suo
completamento nella verità rivelata.
·
Da
qui la necessità che qualsiasi organismo politico o di presenza
civico-culturale che voglia adeguatamente difendere i valori della vita non
possa e non debba rinunciare a una identità chiaramente confessionale in senso
cattolico.
·
Scrive
san Pio X nell’Enciclica
Il fermo
proposito
dell’11 luglio del 1905: «
La
civiltà del mondo è civiltà cristiana; tanto è più vera, più durevole, più
feconda di frutti preziosi, quanto è più nettamente cristiana; tanto declina,
con immenso danno del bene sociale, quanto dall’idea cristiana si sottrae
».
Ecco il punto: il valore della vita umana come quello della famiglia naturale
non sono valori isolati e isolabili, ma sono inseriti all’interno di un
patrimonio più grande. E perché li si possa adeguatamente difendere bisogna
inserirli in questo patrimonio più grande. Questo patrimonio è la Civiltà
Cristiana!
·
Va
bene difendere singolarmente il valore della vita (è doveroso!), ma è
importante non dimenticare che i singoli rattoppi non valgono un vestito nuovo.
Si tratta di interventi occasionali. A questi singoli interventi bisogna
accompagnare un’altra difesa molto più grande che è quella della Civiltà
Cristiana. Ecco il senso di ciò che dice San Pio X.
·
Ed
ecco perché nelle varie religioni si possono sì trovare questioni su cui
trovare opportuni e occasionali accordi, ma senza dimenticare l’esistenza,
all’interno di queste religioni, di palesi contraddizioni. Due esempi
riguardanti l’Islam (visto che sono i musulmani gli unici che aderiscono a
queste manifestazioni). Da una parte c’è la condanna dell’aborto, dall’altra si
ammette la schiavitù. Da una parte si condanna l’omosessualità, dall’altra
(vedi il caso iraniano) si pagano con il sistema sanitario nazionale le
operazioni di cambiamento del sesso. Per non parlare poi della poligamia...
·
Non
solo: sappiamo tutti benissimo – senza che ci nascondiamo dietro a un dito –
che mai e poi mai gli islamici che partecipano alle nostre iniziative
rinuncerebbero alla loro aperta adesione all’islamismo. Anzi, lo fanno proprio
e solo in nome dell’Islam. E sappiamo anche benissimo quanto ci disprezzino
proprio per il nostro tradire o vergognarci di essere cattolici pubblicamente,
fosse anche solo per una mera questione di machiavellismo operativo. E allora
non si capisce per quale ragione alla stessa manifestazione loro possono essere
confessionali mentre noi aprioristicamente no.
Sia chiaro: come si
evince da tutto quanto detto prima, non stiamo assolutamente affermando che non
si debbano invitare gli islamici (normalmente quattro gatti, ma meglio che
niente) alle iniziative pubbliche, o chi per loro, non fosse altro per mettere
più in difficoltà il nemico comune, il laicismo intollerante e aggressivo: ma
questo non dà diritto a dover rinunciare pregiudizialmente, sempre e comunque,
alla nostra pubblica identità cattolica. A forza di quanto detto, basti
ricordare quante volte gli immigrati islamici stessi pubblicamente se la
prendono con quegli indefinibili dirigenti scolastici che vogliono vietare il
presepe o togliere il crocifisso, dicendo che per loro non costituirebbero un
problema, probabilmente perché intelligentemente capiscono che la guerra
laicista non è solo a Cristo (certo in primis) ma a ogni religione monoteista.
Qui si vuole solo
ribadire che, anche volendo ammettere che ogni tanto possa essere “utile” o
“indispensabile” l’a-confessionalità operativa, questo metodo di procedere però
non può e non deve diventare la norma, la prassi abitudinale, addirittura
unica, perché alla lunga significa allontanarsi da Cristo.
Ribadiamo: vogliamo
anche ammettere che forse in taluni specifici casi possa essere inevitabile o
almeno più utile; ma non possiamo ammettere che diventi una prassi consolidata,
al punto tale che chi ne diverge è una sorta di pazzo provocatore. Questo –
deve essere detto chiaramente – è inammissibile per un cattolico sincero: non è
difficile ricordare a tutti che Cristo stesso ha detto: «
senza di me non potete fare nulla
» (Gv. 15,8), sentenza micidiale,
che condanna senza possibilità di appello ogni forma di tipicamente italico
machiavellismo procedurale e di naturalismo occulto. Un machiavellismo
procedurale che, va detto, alla lunga, se non corretto, porta inesorabilmente
al machiavellismo dei princìpi, come tutta la storia del movimento cattolico
italiano del XX secolo sta palesemente a dimostrarci. Superfluo è ricordare
quale partito ha introdotto in Italia l’aborto e ha permesso non solo l’inizio,
ma anche lo sviluppo pazzesco di tutti i princìpi dissolutori che oggi ci
vengono imposti anche con la complicità dei tardi esponenti di quel partito e
dei loro accoliti più giovani, magari con la maschera di qualche dichiarazione
o manifestazione pubblica in senso contrario, che serve solo a ingannare chi
vuole essere ingannato e a far costantemente trionfare le forze del male con
cui costoro sono sempre alleati.
“La laicità dello Stato
è sacra”: questa sentenza è stato il mantra di questa Repubblica, ripetuta non
solo dai partiti e dai politici di sinistra e laici, ma anzitutto e
costantemente dagli esponenti della Democrazia Cristiana (solo per fare un
esempio relativamente recente: quante decine di volte avremo sentito Oscar Luigi Scalfaro
pronunziare la fatidica sentenza… e chi non è più giovanissimo non può certo
negare questo), sempre e comunque, quasi come una sorta di espiazione
penitenziale imposta per giustificare la loro esistenza politica. Ebbene, i
risultati della scelta dell’a-confessionalità del mondo cattolico italiano
negli ultimi settant’anni sono chiarissimi dinanzi agli occhi di tutti noi.
Continuare quindi su
questa strada, aprioristicamente e costantemente, non può che portare allo
sfacelo, più di quanto oggi già non sia presente. Perché lo scopo unico del
cattolico è testimoniare Gesù Cristo e portare al prossimo Gesù Cristo, in ogni
modo legittimo possibile.
Insomma, detto in
soldoni, noi siamo certi che le belle e importanti iniziative della Manif pour
Tous, delle Sentinelle in piedi, o di altre realtà associative come mediatiche,
non perderebbero nulla, anzi, acquisterebbero molto, quantitativamente e
qualitativamente, divenendo sempre meno a-confessionali e sempre più cattoliche
apertamente dichiarate. E siamo convinti che nemmeno i musulmani se ne
allontanerebbero, come nemmeno gli eventuali atei. E questo per la logica
ragione che chi innalza la Croce di Cristo e il Vessillo di Maria Ss.ma non può
certo ricevere in cambio uno “schiaffo” da Loro (e se anche lì per lì lo
ricevesse, sarebbe comunque propedeutico per successivi più grandi trionfi,
come tutta la teologia e la storia della Chiesa ci insegnano e dimostrano).
Concludiamo ribadendo
che la CCC e IC – pur avendo chiarito il proprio pensiero in merito – rimangono
con atteggiamento assolutamente costruttivo verso tutti coloro che conducono
buone battaglie. Si dichiarano pronti alla collaborazione quando possibile e
nei termini che riterranno opportuni (e nella misura in cui ad altri farà
piacere, ovviamente) e offrono questo approfondimento alla serena riflessione
di tutti gli amici comuni. Si permette solo di ribadire che probabilmente,
qualora si decidesse di organizzare manifestazioni non solo con libri o con
strumenti buoni in sé ma “a-confessionali”, ma anche con recita pubblica di
rosari, con adorazioni pubbliche, con Messe, ecc., sicuramente questo
porterebbe delle grazie dal Cielo maggiori.
Perché noi ancora
crediamo che
Gratia perficit naturam
e che senza di Lui non possiamo fare nulla. E che anzi, Cristo stesso ha detto:
«
Chi si
vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo,
quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi
» (Lc., 9,26).
Per questo concludiamo
riproponendo alla riflessione le parole sacrosante di san Pio X:
«
La civiltà del mondo è civiltà cristiana; tanto è più vera, più
durevole, più feconda di frutti preziosi, quanto è più nettamente cristiana;
tanto declina, con immenso danno del bene sociale, quanto dall’idea cristiana
si sottrae
».
Corrado Gnerre
(Presidente CCC)
Massimo Viglione
(Segretario Nazionale CCC)
Fabrizio
Verduchi (Presidente Italia Cristiana e Vicepresidente CCC)