Sempre più
spesso si sente sminuire l’importanza da attribuire all’atto sessuale,
soprattutto se “
una tantum
” e anche se
al di fuori del matrimonio, all’attenzione con cui usarlo, alla sua sacralità. È
anche capitato di sentir dire che non risultano nelle Sacre Scritture alcuni
precetti insegnati dalla Chiesa nel corso dei millenni. Arrivando così a far intendere
che alcuni “limiti” siano stati imposti dagli uomini, che così facendo hanno
snaturato l’insegnamento di Cristo. Come se si potesse far credere che Gesù
abbia tollerato cose tipo adulterio e fornicazione…
Non ci sono
nelle Sacre Scritture le note indicazioni ecclesiastiche su matrimonio e sessualità?
Siamo sicuri?
Prima di dimostrare
come la Chiesa Cattolica abbia solo
riportato fedelmente quanto presente nelle Sacre Scritture, preme ricordare che
il cattolico deve seguire l’interpretazione data dalla Chiesa ai Testi sacri, pena
il rischio di “protestantizzarsi”, cosa tra l’altro purtroppo abbastanza
diffusa ai nostri giorni.
Il Concilio di
Trento, e non solo, infatti, impone che «…
nessuno,
fidandosi del proprio giudizio, nelle materie di fede e morale, che fanno parte
del corpo della dottrina cristiana, deve osare distorcere la sacra Scrittura
secondo il proprio modo di pensare, contrariamente al senso che ha dato e dà la
santa madre chiesa, alla quale compete giudicare del vero senso e
dell’interpretazione delle sacre Scritture; né deve andare contro l’unanime
consenso dei padri, anche se questo genere di interpretazioni non dovesse
essere mai pubblicato
…» (Concilio di Trento, Decreto sulla Vulgata,
8.4.1546).
Tanto da
immettere il detto concetto anche nella Professione di fede tridentina (Bolla
Iniunctum nobis
, 13.11.1564): «
E così pure accolgo la sacre Scrittura
secondo quel senso che ha tenuto e che tiene per fermo la santa madre chiesa,
cui spetta giudicare sul vero senso e sull’interpretazione delle sacre
Scritture, né mai la riceverò o la interpreterò, se non secondo l’unanime
consenso dei padri
». E così anche il Concilio Vaticano I (1870) nella
Costituzione dogmatica
Dei Filius
al
capitolo 2 sulla Rivelazione.
D’altronde
anche Sant’Agostino
scrisse ai
manichei: «
Non crederei al Vangelo
se non mi ci inducesse l'autorità della Chiesa cattolica
» [Cf.
Contra
ep. man.
5, 6; cf.
Contra Faustum
28, 2].
L’insegnamento dell’Antico Testamento
Nell’Antico
Testamento vi è una profusione di indicazioni su matrimonio, adulterio e
fornicazione.
Sin da Es. 20,14
l’adulterio è condannato. Nel Levitico è espressamente detto «
Non ti congiungerai alla moglie del prossimo
tuo, né ti contaminerai con tale unione
» (Lv. 18, 20) ed evidenziata la
gravità dell’adulterio, anche sulla base della gravità della pena (20, 10-21).
Anche il Deuteronomio conferma quanto finora evidenziato (Dt 5, 18; 5, 21; 22,
22; 27, 20).
In Tb 4,13 è
espressamente scritto «
Tieniti lontano,
figliuol mio, da ogni fornicazione, e non ti permettere mai di far peccato con
una che non sia la tua moglie
».
Nel libro dei
Proverbi si spiega in maniera chiara come vengono intesi adulterio e
fornicazione e come verranno gravemente puniti. Vale la pena riportare
testualmente i versetti.
«
20
E perché invaghirti, figlio, di
una estranea? e stringerti al seno una donna non tua?
21
Mentre il
Signore tien d’occhio tutte le vie dell’uomo e osserva tutti i suoi passi?
22
Ma
l’empio resterà schiavo delle sue inique passioni e stretto nelle funi di suoi
peccati.
23
Egli morrà perché non ebbe a cuore la correzione e dalla
sua grande stoltezza resterà ingannato
” (Pro 5, 20-23); “
Ma l’adultero per la sua insensataggine,
perderà l’anima
” (Pro 6, 32); “
4
Dì’
alla sapienza: «Tu sei la mia sorella» e la prudenza chiamala tua amica;
5
affinchè
ti custodisca dalla donna altrui, dalla straniera che ha parole leziose
”
(Pro 7, 4-6); “
26
Perchè molti
ne ha fatti cadere feriti e anche i più forti furono da essa fatti perire.
27
Le
strade dell’Inferno sono quelle della sua casa che scendono nei penetrali della
Morte
» (Pro 7, 26-27).
Sulla stessa
linea Sap 3, 16. Nel libro della Sapienza, tra l’altro, nei capitoli 3, 4 e 5
si specificano la punizione e l’infelicità degli empi, la fine diversa del
giusto e dell’empio e la sorte diversa del giusto e dell’empio dopo morte.
Sembrano sufficienti
le citazioni appena riportate per rendere chiaro che la Chiesa non fa altro che
seguire perfettamente quel che ha insegnato l’AT. Proseguiamo però la ricerca
anche all’interno del NT, e in particolare dell’insegnamento di Gesù.
Nel Nuovo Testamento
Cristo, nel
Nuovo Testamento, conferma il divieto di adulterio e fornicazione, specificando
tra l’altro che si può cadere in quel peccato anche solo per il desiderio. E
conferma anche la gravità del peccato di fornicazione, indicando come
preferibile strappare da sé l’oggetto del proprio scandalo che rischiare di non
salvarsi. Ricordiamo velocemente a chi vuol contestare che la parola salvezza
non è menzionata da Gesù, che la Geenna sta a significare Inferno.
Nel Vangelo di
Matteo, infatti, Gesù dice «
27
Voi
avete udito che fu detto agli antichi: - Non commettere adulterio. -
28
Io
invece dico a voi: - Chiunque guarda una donna per desiderarla ha già, in cuor
suo, commesso adulterio con lei. -
29
Ora se il tuo occhio destro ti
è occasione di scandalo devi strappartelo e gettarlo lungi da te; molto meglio per te che perisca un solo tuo
membro, piuttosto che l’intero tuo corpo sia gettato nella Geenna.
30
E
se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala via e gettala lungi
da te; meglio per te perdere un solo membro, piuttosto che andare nella Geenna
con tutto il corpo.
31
Fu anche detto: - Chiunque rimanda la propria
moglie, le dia il libello del divorzio. -
32
Io invece dico a voi: -
Chiunque manda via la propria moglie, salvo il caso di fornicazione, la rende
adultera, e chiunque sposa la donna mandata via, commette adulterio
» (Mt 5,
27-32).
Ed ancora: «
19
Dal cuore, infatti, vengono i
cattivi pensieri, gli omicidi, gli adulteri, le fornicazioni, i furti, le false
testimonianze, le bestemmie.
20
Queste son le cose che contaminano
l’uomo…
»
E come commenta
Pio XI, nell’Enciclica
Casti Connubi
:
«
Queste parole di Cristo non possono
andare annullate, neppure per consenso del coniuge, giacché esse rappresentano
la legge medesima di Dio e della natura, che nessuna volontà umana può
distruggere o modificare”, “E nessuna consuetudine o pravo esempio e nessuna
parvenza di progresso umano potranno mai indebolire la forza di questo divino
precetto. Perché come è sempre il medesimo «
Gesù Cristo ieri e oggi e nei secoli
» (Eb 13, 8), così è sempre identica la dottrina di Cristo, della quale
non cadrà un punto solo, sino a tanto che tutto sia adempito
».
C’è poi il
famoso episodio della donna adultera a cui Cristo, dopo aver risposto ai
farisei «
Chi tra voi è senza peccato,
getti per primo contro di lei la pietra
» (Gv 8, 7), dice «
neppur io ti condanno; va’
e d'ora innanzi non peccare più
» (Gv 8, 11).
Sant’Agostino
nell’omelia 33 su questo passo è esaustivo, sia nell’evidenziare la
misericordia di Gesù, sia nell’anticipare chi vorrebbe trarre da quel “neppur
io ti condanno” una interpretazione di apertura all’adulterio, e di conseguenza
alla fornicazione e agli atti impuri, dimenticando il “
Va' e d'ora innanzi non peccare più
”.
Il santo di
Ippona, infatti, così commenta: «
Neppure io ti condanno
.
Come, Signore? Tu favorisci dunque il peccato? Assolutamente no. Ascoltate
ciò che segue:
Va' e d'ora innanzi non peccare più
(Gv 8,
10-11). Il Signore, quindi, condanna il peccato, ma non l'uomo. Poiché se egli
fosse fautore del peccato, direbbe: neppure io ti condanno; va', vivi come ti
pare, sulla mia assoluzione potrai sempre contare; qualunque sia il tuo
peccato, io ti libererò da ogni pena della geenna e dalle torture dell'inferno.
Ma non disse così.
».
Specificando poi, a disdire coloro che ricordano solo la misericordia di Dio,
ma dimenticano la sua giustizia: «
A
coloro dunque che sono in pericolo per disperazione, egli offre il porto del
perdono; per coloro che sono insidiati dalla falsa speranza e si illudono con i
rinvii, rende incerto il giorno della morte. Tu non sai quale sarà l'ultimo
giorno; sei un ingrato; perché non utilizzi il giorno che oggi Dio ti dà per
convertirti? E' in questo senso che il Signore dice alla donna:
Neppure io ti condanno
:
non preoccuparti del passato, pensa al
futuro.
Neppure io ti condanno
:
ho distrutto ciò che hai
fatto, osserva quanto ti ho comandato, così da ottenere quanto ti ho promesso
».
In questo
episodio, quindi, N.S. Gesù Cristo ci fa capire cosa vuol dire “condannare il
peccato e accogliere il peccatore”.
Anche dopo
l’ascensione al Cielo di Cristo, l’insegnamento rimane invariato.
Negli Atti degli
Apostoli infatti si ribadisce il divieto alla fornicazione (At 15, 18-29 e At
21, 25), così come farà ripetutamente San Paolo, che spesso viene tirato in
ballo a casaccio.
Si ricordano su
tutti alcuni passi delle Lettere dell’Apostolo, dove si legge chiaro cosa egli
pensasse di adulterio e fornicazione, e di conseguenza di quale fosse l’uso da
farsi della sessualità. Anch’egli ricordando, tra l’altro, agli smemorati che
Dio non è solo buono (che sembrerebbe quasi non esistesse un Giudizio
particolare per ognuno di noi e tutti si salvino), ma è anche giusto.
Nella prima
Lettera ai Corinzi, San Paolo è diretto ed impossibile da mal interpretare.
«
9
O non sapete che gente ingiusta
non erediterà il regno di Dio? Non illudetevi; né fornicatori, né idolatri, né
adulteri;
10
nè effeminati, né pederasti, né ladri, né avari, né
ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio.
11
E
tale era qualcuno di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete
stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito Santo del
Dio nostro.
12
Tutto mi è lecito, ma non tutto giova; tutto mi è
lecito, ma non mi lascerò dominare da cosa alcuna.
13
I cibi sono pel
ventre, e il ventre per i cibi; ma Dio questo e quelli ridurrà a nulla. Ma il
corpo non è per fornicazione, bensì per il Signore, e il Signore per il corpo;
14
e
Dio come risuscitò il Signore, risusciterà anche noi per il suo potere.
15
Non
sapete che i nostri corpi sono membra di Cristo? or dunque le membra di Cristo
le farò membra d’una meretrice? non sia mai!
16
O non sapete che chi
si unisce con una meretrice forma un corpo solo con lei? poiché saranno, dice, due in una carne sola.
17
Ma chi
s’unisce al Signore forma unico spirito con lui.
18
Fuggite la
fornicazione. Qualunque peccato faccia l’uomo è fuori del corpo; ma il
fornicatore commette un peccato rispetto al proprio corpo.
19
O non
sapete che il corpo vostro è tempio del Santo Spirito che è in voi, [Spirito]
che avete da Dio? e non siete di voi stessi,
20
perché siete stati
comprati a c»
(1 Cr 6, 9-20).
Gli stessi
concetti sono ribaditi, sempre con chiarezza inequivocabile, in Col 3, 5 («
5
Mortificate dunque le vostre
membra terrene, cioè la fornicazione, l’impurità, la libidine, la prava
concupiscenza, e l’avarizia che è un’idolatria;
6
per le quali cose
piomba l’ira di Dio sui figliuoli dell’incredulità
») ed anche in Eb 13, 4 («
Siano onorate le nozze in tutto, e il talamo
sia senza macchia; gli impuri e gli adulteri Dio li giudicherà
»).
Nel capitolo 4
della Lettera ai Tessalonicesi fa un apologia della purità e della castità («
3
Poichè questa è la volontà di
Dio, la santificazione vostra; che v’asteniate dalla fornicazione;
4
che
ciascuno di voi sappia tenere il proprio corpo in santità e onestà
» 1 Ts
4,3). Purità contrario di impurità. Impurità uguale fornicazione. Purità
contrario fornicazione. Volontà di Dio uguale purità. Sembra chiaro.
Addirittura
l’Apostolo in 1Cor 5,11 afferma che «con un siffatto (fornicatore tra gli
altri, ndr)
neppur mangiare dovete
»
ed in Ef 5,3 che non si deve neanche nominare la parola fornicazione.
E San Paolo
esprime gli stessi concetti in tanti altri passi delle sue Lettere: si vedano
ad esempio, Ef 5,32; in generale il capito 7 della prima Lettera ai Corinti (7,10;
7,39).
Questi passi da
soli sono esaustivi circa la realtà dell’insegnamento delle Sacre Scritture in
tema si matrimonio e sessualità.
Il Magistero
della Chiesa Cattolica, dunque, non ha fatto altro che adeguarsi a quanto
insegnato da Gesù e dall’AT, impegnandosi solo nella corretta interpretazione
da dare ai vari passi. Questo si riscontra senza tema di smentita nel Magistero
bimillenario. Limiterò la citazione dei testi, cercando di effettuare una
cronologia fino ai tempi nostri.
L’insegnamento della Chiesa
Il 6 marzo 1254,
in una lettera al vescovo di Firenze, Innocenzo IV scrive: «
In ordine alla fornicazione che un uomo
libero commette con una donna libera, non si deve in alcun caso dubitare che
non sia peccato mortale, dato che l’apostolo afferma che sono esclusi dal regno
di Dio sia i fornicatori che gli adulteri
» 18 (§ 14).
Si noterà l’aderenza
di tale affermazione a quanto insegnatoci da San Paolo in 1Cor 6,9.
Al Concilio di
Firenze del 22 novembre 1439, nella Bolla sull’unione con gli armeni,
Exsultate Deo
, dopo aver ricordato che «
Settimo è il sacramento del matrimonio,
simbolo dell’unione di Cristo e della chiesa, secondo le parole dell’apostolo:
“Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla chiesa” [Ef
5,32]
», si ribadisce quanto da sempre insegnato: «
Triplice è lo scopo del matrimonio: il primo consiste nell’accettare la
prole e educarla al culto di Dio; il secondo nella fedeltà, che un coniuge deve
osservare nei confronti dell’altro; il terzo nella indissolubilità del
matrimonio, perché essa significa l’unione indissolubile di Cristo e della
chiesa. Infatti, sebbene a causa dell’infedeltà sia permesso un regime di
separazione, non è lecito, però, contrarre un altro matrimonio, poiché il
vincolo del matrimonio legittimamente contratto è perpetuo
».
Il concetto di
fedeltà è ovviamente l’estremo opposto dell’adulterio e della fornicazione,
così che il Concilio di Firenze, elevandola a scopo fondamentale del
Matrimonio, condanna chiaramente i suoi opposti. E così vediamo che anche
l’indissolubilità del Matrimonio cristiano è mantenuto identico a come
insegnato da Cristo e nell’AT.
L’11 novembre
1563 il Concilio di Trento (Dottrina e canoni sul matrimonio), con Papa Pio IV,
aveva chiarito che «
Se qualcuno dirà che
il matrimonio non è in senso vero e proprio uno dei sette sacramenti della
legge evangelica, istituito da Cristo, ma che è stato inventato dagli uomini
nella chiesa, e non conferisce la grazia, sia anatema
» (Can. 1) e «
Se qualcuno dirà che la chiesa sbaglia
quando ha insegnato e insegna, secondo la dottrina del Vangelo e degli
apostoli, che il vincolo del matrimonio non può essere sciolto per l’adulterio
di uno dei coniugi; che nessuno dei due, nemmeno l’innocente, che non ha dato
motivo all’adulterio, può contrarre un altro matrimonio, vivente l’altro
coniuge; che commette adulterio il marito che, cacciata l’adultera, ne sposi
un’altra, e la moglie che, cacciato l’adultero, ne sposi un altro, sia anatema
»
(Can. 7).
Il Concilio di
Trento tra l’altro ratifica anche l’unica possibilità di allontanamento dei
coniugi, la separazione, che è anche l’unica che non intacca l’indissolubilità
del Matrimonio, quando, al Canone 8 ammonisce: «
Se qualcuno dirà che la chiesa sbaglia quando dichiara che, per molte
cause, si può dare separazione di letto e di mensa tra i coniugi, a tempo
determinato o indeterminato, sia anatema
».
Sulla falsariga
di quanto finora evidenziato, anche le 65 proposizioni condannate nel decreto
del S. Uffizio del 2 marzo 1679, nel condannare le proposizioni n. 48 («
Sembra molto chiaro che la fornicazione in
se stessa non coinvolge nessuna malizia, e che è cattiva soltanto perché
proibita, tanto che il contrario sembra completamente discordante dalla ragione
»)
e n. 50 («
Un rapporto sessuale con una
donna sposata quando il marito è consenziente, non è adulterio; per cui è
sufficiente dire nella confessione di avere fornicato
») ribadiscono il
divieto dei suddetti comportamenti e l’aderenza al perenne insegnamento.
Continuando in
questo nostro veloce
excursus
ed
arrivando ai giorni nostri, troviamo l’Enciclica di Pio XI
Casti Connubi
del 31 dicembre 1930, pietra miliare del Magistero in
materia di Matrimonio.
Pio XI, con
fermezza, insegnava: «
Resti anzitutto
stabilito questo inconcusso e inviolabile fondamento: che il matrimonio non fu
istituito né restaurato da uomini, ma da Dio; non dagli uomini, ma dallo stesso
Dio, e da Gesù Cristo redentore della medesima natura fu presidiato di leggi e
confermato e nobilitato: le quali leggi perciò non possono andar soggette ad
alcun giudizio umano e ad alcuna contraria convenzione nemmeno degli stessi
coniugi
»
Non era l’unica
volta in cui Pio XI si sarebbe espresso, direttamente o meno, sulle cose
inerenti i rapporti tra uomo e donna.
Nell’Enciclica
Quadragesimo anno
del 15 maggio 1931,
infatti, spiegava: «
Del resto la
cristiana dottrina insegna, e la cosa è certissima anche al lume naturale della
ragione, che gli stessi uomini privati non hanno altro dominio sulle membra del
proprio corpo, se non quello che spetta al loro fine naturale e che non possono
distruggerle o mutilarle o per altro modo rendersi inetti alle funzioni
naturali, se non nel caso in cui non si può provvedere per altra via al bene di
tutto il corpo
».
E qualche anno
dopo, il 19 marzo 1937, nell’Enciclica
Divini
Redemptoris
: «
Inoltre, come il
matrimonio e il diritto all’uso naturale di esso sono di origine divina, così
anche la costituzione e le prerogative fondamentali della famiglia sono state
determinate e fissate dal Creatore stesso, non dall’arbitrio umano né da
fattori economici …
».
Arriviamo così
ad un’altra pietra miliare, come è l’Enciclica
Humanae
vitae
di Paolo VI
(25 luglio 1968). Il Papa qui, tra le altre cose, conferma l’indissolubilità
del Matrimonio: «
È ancora amore fedele ed
esclusivo fino alla morte. Così infatti lo concepiscono lo sposo e la sposa nel
giorno in cui assumono liberamente e in piena consapevolezza l’impegno del
vincolo matrimoniale. Fedeltà che può
talvolta essere difficile, ma che sia sempre possibile, e sempre nobile e meritoria,
nessuno lo può negare
».
L’insegnamento
che si deduce da duemila e passa anni di Cristianesimo è che «
la sessualità si esercita veramente in
maniera umana solo come parte
costitutiva dell’amore con cui uomo e donna si legano l’un all’altra fino alla
morte
» (Denzinger). E su questa linea, integralmente, rimane Giovanni Paolo
II.
Nell’altra
pietra miliare dello scorso secolo, l’Esortazione apostolica
Familiaris
consortio
del 22 novembre 1981, infatti, il Papa polacco così si
esprime: «
21. Di conseguenza la
sessualità, mediante la quale l’uomo e la donna si donano l’uno all’altra con
gli atti propri ed esclusivi degli sposi, non è affatto qualcosa di puramente
biologico, ma riguarda l’intimo nucleo della persona umana come tale. Essa si
realizza in modo veramente umano, solo se è parte integrale dell’amore con cui
l’uomo e la donna si impegnano totalmente l’uno verso l’altra fino alla morte.
… La donazione fisica totale sarebbe menzogna, se non fosse segno e frutto
della donazione personale totale, nella quale tutta la persona, anche nella sua
dimensione temporale, è presente si riservasse qualcosa o la possibilità di
decidere altrimenti per il futuro, già per questo essa non si donerebbe
totalmente
».
Paolo VI e
Giovanni Paolo II puntano molto, come altri documenti precedentemente citati, sul
concetto di fedeltà, che contrasta con l’adulterio e la fornicazione, che sono
infatti tendenti alla promiscuità e ad un uso distorto della sessualità,
rispetto al fine che Dio ha pensato per la stessa.
Il Catechismo della Chiesa
Il Magistero
della Chiesa Cattolica si è espresso anche tramite i Catechismi, ovviamente.
Partiamo dal Catechismo
tridentino, per decreto del Concilio di Trento, Pio V, 1563.
Circa il
Matrimonio, questo Catechismo si accoda alla Tradizione e insiste sulla sua indissolubilità, ricordando che questa è stata
confermata da Gesù.
«
294 Sempre con le parole di Cristo è facile
provare che il vincolo matrimoniale non può essere spezzato da nessun divorzio
».
Riportandosi a Lc 16,18, insegna che «
Il
vincolo coniugale dunque può essere spezzato solo dalla morte. Anche l'Apostolo
lo afferma, quando scrive: "La moglie legata alla legge, finché il marito
vive; quando questi sia morto, essa è affrancata dalla legge e può sposare chi
vuole, nel Signore" (1 Cor 7,39)
».
Anche i continui
richiami effettuati, con evidente aderenza alla Tradizione, mai deviando un
concetto, una certezza di continuità di
insegnamento sui concetti in oggetto. Il Catechismo tridentino, infatti,
ricorda anche che l’Apostolo in 1 Cor 7,10 ribadisce che «
Non io, ma il Signore comanda a coloro che sono uniti in Matrimonio:
"La moglie non si allontani dal marito; qualora se ne allontani, non si
risposi, o cerchi di riconciliarsi con il proprio marito"
».
Si arriva anche
a spiegare l’atteggiamento da tenere per un cattolico dinanzi ad una situazione
estremamente complicata, così anticipando di secoli (o forse c’erano già a quei
tempi determinate eccezioni) chi, con la solita tecnica dell’eccezione a base
della contestazione, chiede cosa dovrebbe fare una donna che viene picchiata,
una donna che ha il marito che la tradisce sistematicamente, ecc… tra l’altro
sempre nello schema (mai provato come unico) uomo=cattivo donna=vittima.
«
L'Apostolo lascia così alla moglie, che per
una ragionevole causa abbandoni il marito, questa alternativa: che rimanga
senza marito o si riconcili con lui. Né la Chiesa consente agli sposi di
allontanarsi l'uno dall'altro senza gravissimi motivi
».
Anche nella
spiegazione del sesto comandamento “Non
commettere atti impuri” il Catechismo “di Pio V” continua ad esporre quel che è
stato insegnato da Cristo.
«
333 Se il vincolo tra marito e moglie è il
più stretto che esista e nulla può essere loro più dolce che il sentirsi vicendevolmente
stretti da un affetto speciale, nulla, al contrario, può capitare a uno di essi
di più amaro che sentire il legittimo amore del coniuge rivolgersi altrove.
Ragionevolmente, perciò, alla Legge che garantisce la vita umana dall'omicidio
segue quella che vieta la fornicazione o l'adulterio, affinché nessuno tenti di
contaminare o spezzare quella santa e veneranda unione matrimoniale, dalla
quale suole scaturire così ardente fuoco di carità. … Esso ha due parti: una
che vieta apertamente l'adulterio; l'altra, più generale, che impone la castità
dell'anima e del corpo
».
Al canone 334
definisce l’adulterio «
violazione del
legittimo letto, proprio o altrui
», specificando «
Se un marito ha rapporti carnali con donna non coniugata, viola il
proprio vincolo matrimoniale; se un individuo non coniugato ha rapporti con
donna maritata, è contaminato dal delitto di adulterio il vincolo altrui
».
Anche qui c’è
una perfetta aderenza alla Tradizione, con un effluvio di citazioni di testi
dell’AT e del NT, alcuni dei quali abbiamo commentato sopra (Gn 38,24; Dt 23,17;
Tb 4,13; Sir 41,25; Mt 5,27; Mt 15,19; 1 Ts 4,3; 1 Cor 6,18; 1 Cor 5,9; Ef 5,3;
1 Cor 6,9).
Il Catechismo
tridentino va oltre, sviscera anche l’impatto sociale di tali deviazioni,
quando afferma che «
L'adulterio è stato
espressamente menzionato nel divieto, perché alla sconcezza che riveste in
comune con tutte le altre forme di incontinenza, accoppia un peccato di
ingiustizia verso il prossimo e la società civile
».
Passando al
Catechismo San Pio X (Breve), il canone 201 riporta che «
Il sesto comandamento: Non commettere atti impuri ci proibisce ogni
impurità; perciò le azioni, le parola, gli sguardi, i libri, le immagini, gli
spettacoli immorali
».
Nel Dragone,
nota spiegazione al suddetto Catechismo, ci viene evidenziato che «
cercare fuori dal matrimonio i piaceri
connessi agli atti dai quali sorge la vita è contro la legge divina e naturale
»
con tutte le ripercussioni che si possono subire sul «
santuario della società familiare, fondata sul matrimonio
». Sono proibiti
sia gli atti impuri esteriori, che quelli interiori dal nono comandamento.
Sempre nel
Dragone, nella spiegazione al sesto comandamento, viene evidenziata la gravità
dei peccati impuri: «
La gravità del
castigo
(Sodoma e Gomorra per i loro vizi innominabili, ndr)
indica la gravità del peccato. … Il peccato
impuro contamina anche il corpo, che è tempio dello Spirito Santo, membro del
corpo mistico di Cristo, e rende vano il fine per cui Dio ha creato i due
sessi. … Quanto alla materia, il peccato impuro è sempre grave; se non vi è
piena avvertenza o tutto il consenso può essere leggero
».
La Tradizione
della Fede Cattolica, inoltre, è precisa anche nelle distinzioni da effettuare
tra le varie situazioni. Infatti la suddetta spiegazione al canone 201 precisa
che «
il peccato non consiste nel
conoscere, e neppure nel sentire l’attrattiva per il male, ma nel volerlo. Non
è peccato conoscere a tempo e luogo (p. es. prima del matrimonio) certi misteri
delicati della vita, non è peccato neppure essere contenti di conoscerli, ma è
peccato essere contenti e godere delle azioni cattive. Non è peccato sentire
tentazioni contrarie alla purezza, quando non si siano volute e cercate, ma è
peccato acconsentirvi
».
Questo concetto
è ribadito anche nel commento al nono comandamento, da sempre collegato con il
sesto: il nono si “occupa” dei peccati impuri interni (pensieri e desideri),
mentre il sesto di quelli esterni. La matrice comunque è sempre la stessa: «
Il peccato è un atto della volontà che
trasgredisce liberamente e consapevolmente la legge divina
»
San Pio X, nel
suo Catechismo breve, al canone 202 poi, ci spiega che «
Il sesto comandamento ci ordina di essere “santi nel corpo”, portando
il massimo rispetto alla propria e altrui persona, come opere di Dio e templi
dove Egli abita con la presenza e con la grazia
», tornando alla motivazione
principale di questo divieto così assoluto presente dall’AT ad oggi: «
Proibendo gli atti impuri esteriori, il
sesto comandamento ordina la santità esterna del corpo. Ogni peccato impuro
esteriore è una profanazione della propria o anche dell’altrui persona, che è
sacra e merita il massimo rispetto
…» (Dragone). I corpi sono «
come opere di Dio e templi dove Egli abita
con la presenza e con la grazia
» e, ad essere coerenti con il nostro dirci
cattolici, non si può non asserire la totale santità del nostro corpo, dato che
lo stesso «
Col Battesimo (…) è diventato
membro visibile del corpo mistico di Cristo. Per questo San Paolo ci esorta:
Glorificate
e portate Dio nel vostro corpo
(1 Cr 6,
20) e ci ammonisce:
Non sapete che le vostre membra sono tempio dello
Spirito Santo
(1 Cr 19)
».
Venendo in
ultima battuta al Catechismo della Chiesa Cattolica, questo ci dà la
definizione di adulterio e fornicazione, così riportandoci nuovamente e
direttamente a Cristo.
«
L’adulterio. Questa parola designa
l’infedeltà coniugale. Quando due persone, di cui almeno una è sposata,
intrecciano tra loro una relazione sessuale, anche episodica, commettono
adulterio. Cristo condanna l’adulterio anche se consumato con il semplice
desiderio (Cf. Mt 5, 27-28 sopra commentato). Il sesto comandamento e il Nuovo
Testamento proibiscono l’adulterio in modo assoluto. I profeti ne denunciano la
gravità. Nell’adulterio essi vedono simboleggiato il peccato di idolatria (Can.
2380)
».
I canoni
successivi spiegano che «
L’adulterio è
un’ingiustizia
» (can. 2381), ricordando che il vincolo matrimoniale è segno
dell’Alleanza e l’adulterio, che poi ha come conseguenza il divorzio, «
lede il diritto dell’altro coniuge e attenta
all’istituto del matrimonio
».
«
La fornicazione è l’unione carnale tra un
uomo e una donna liberi, al di fuori del matrimonio. Essa è gravemente
contraria alla dignità delle persone e della sessualità umana naturalmente
ordinata sia al bene degli sposi, sia alla generazione e all’educazione dei
figli. Inoltre è un grave scandalo quando vi sia corruzione dei giovani
»
(can. 2353).
Il Catechismo
della Chiesa Cattolica, al canone 1756, poi ci mette sull’avviso. Non si può
sminuire millenni di insegnamento, pensando che la fornicazione “una tantum”
non sia grave, quasi come se fosse la quantità di peccati a fare la gravità e
non il tipo di peccato.
«
Ci sono atti che per se stessi e in se
stessi, indipendentemente dalle circostanze e dalle intenzioni, sono sempre gravemente
illeciti a motivo del loro oggetto; tali la bestemmia e lo spergiuro,
l’omicidio e l’adulterio
» (can. 1756).
Sembra utile
ricordare con San Tommaso d’Aquino che «
Quando
la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla quale
siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, per il suo stesso oggetto, ha di che
essere mortale […] tanto se è contro l’amore di Dio, come la bestemmia, lo
spergiuro, ecc…, quanto se è contro l’amore del prossimo, come l’omicidio,
l’adulterio, ecc…[…] Invece, quando la volontà del peccatore si volge a una
cosa che ha in sé un disordine, ma tuttavia non va contro l’amore di Dio e del
prossimo – è il caso di parole oziose, di riso inopportuno, ecc. –, tali
peccati sono veniali
» (San Tommaso D’Aquino,
Summa theologiae
, I-II, q. 88, a. 2, c).
Alla luce della
ricerca appena esposta appare di evidenza incontestabile che il cattolico, per
dirsi coerentemente tale, non può in alcun modo non tenere conto dei precetti e
degli insegnamenti della Chiesa Cattolica in materia di matrimonio e
sessualità.
Men che meno un
cattolico deve cadere nell’errore di un’interpretazione personale delle Sacre
Scritture, non seguendo quella data dalla Chiesa Cattolica (errore condannato
espressamente), correndo così il rischio di “protestantizzarsi” e cercare
interpretazioni più aperte o affermare la non integrale aderenza
dell’insegnamento della Chiesa ai testi sacri, né, ancora peggio, pensare di
poter far credere che Cristo abbia tollerato adulterio e fornicazione.
Ultima
considerazione è che la Chiesa in questa materia non è affatto retrograda, come
si sente dire da molti, in ossequio al pensiero del mondo. Ella anzi è aderente
al diritto naturale e a quello che è l’unico e convincente modo di intendere
certi argomenti e di usare certe “funzioni” del nostro corpo, senza
trasformarli in carne senza valore.
Il rimedio della
castità pre-matrimoniale, ma anche, intesa in altro modo, all’interno del
matrimonio, è la risposta più giusta alla questione in oggetto, e, soprattutto,
ai giorni nostri, anche la più coraggiosa.