Si
utilizza il termine “insorgenze” (da cui “Insorgenza” nel significato generale
e complessivo) per indicare le rivolte popolari in armi degli italiani contro
l’invasore napoleonico e i suoi alleati locali (i democratici repubblicani
italiani, detti “giacobini”) negli anni 1796-1799 prima, e poi anche durante il
quindicennio del dominio diretto del Bonaparte in Italia (1800-1814).
Siccome
rivolte popolari avvennero in realtà anche prima del 1796 contro il riformismo
illuminista dei Lorena in Toscana e contro gli eserciti rivoluzionari francesi
nel 1792-94, anche tali rivolte vengono definite insorgenze.
La
natura intrinseca di ogni insorgenza (che sia anti-illuminista, antigiacobina,
antinapoleonica) è quella di essere una rivolta “contro-rivoluzionaria”, in
quanto diretta contro delle idee illuministe e gianseniste e contro l’avanzata
della Rivoluzione Francese in Italia, portata dagli eserciti napoleonici. E,
infatti, tutte le insorgenze vennero sempre condotte in difesa della religione
cattolica, della Chiesa, dei legittimi sovrani spodestati, e le urla di guerra
inneggiarono sempre a tali sovrani, al Papa, o alla Madonna e ai santi.
Napoleone
non fu un “semplice” invasore. Egli portò con sé, sulla punta delle baionette
dei suoi soldati, le idee, le utopie e i modi di comportamento della
Rivoluzione Francese. Esportò insomma in Italia la Rivoluzione sovversiva e
totalitaria, e lo fece con la violenza, l’occupazione, il sopruso.
Gli italiani, da un giorno all’altro, si ritrovarono
in casa il giacobinismo, il repubblicanesimo rivoluzionario, la guerra, i loro
governi sovvertiti, le loro legittime secolari dinastie spodestate, la Chiesa e
la fede offese e conculcate, il furto dei Monti di Pietà, degli ospedali, delle
banche, delle casse dello Stato e quello sistematico dei musei, e poi la morte,
le stragi, ecc. Violenze e tragedie che gli italiani non avevano più vissuto da
secoli.
Siccome tutta questa grande storia
non è ancora divenuta parte integrante della coscienza storica nazionale,
riepiloghiamo in pochi punti essenziali il
quid
della materia, rinviando agli studi specifici il lettore che volesse entrare a
conoscenza di tutto questo
[1]
.
Si tratta della più grande rivolta
popolare della storia italiana, e certamente di una delle più grandi di tutti i
tempi. Negli anni della progressiva conquista dell’Italia da parte degli
eserciti francesi (1796-1799), avvenne in ogni parte della Penisola,
ininterrottamente, un’insurrezione armata delle popolazioni italiane contro
l’invasore, i suoi alleati indigeni (i giacobini italiani) e i suoi ideali rivoluzionari
in difesa della secolare civiltà cattolica e monarchica italiana. Tale
insurrezione, detta
Insorgenza
in
quanto composta da una miriade di insorgenze popolari locali, fu “nazionale”
nel senso geografico del termine, in quanto si estese dalla Val d’Aosta alla
Puglia, dalla Calabria al Tirolo, risparmiando solo la Sicilia, ove i francesi
non arrivarono mai.
Le insorgenze avvenivano man mano
che i napoleonici occupavano i territori italiani e stabilivano le repubbliche
giacobine al posto dei governi tradizionali. Fra le insorgenze più celebri e
tragiche, avvenute dal 1796 in poi, ricordiamo quelle di Milano, Binasco e
Pavia, Lugo di Romagna, poi quelle liguri, quelle alpine e venete con le “Pasque
Veronesi”, quelle romagnole e marchigiane; poi quelle avvenute nello Stato
Pontificio ovunque e ininterrottamente, e infine quelle avvenute nel Regno di Napoli
a partire dalla fine del 1798, quando giunsero gli eserciti napoleonici.
Ma fu soprattutto il 1799 l’anno
della grande Insorgenza nazionale: la Repubblica Napoletana fu abbattuta sotto
i colpi dell’Armata della Santa Fede del cardinale Ruffo (composta da decine di
migliaia di volontari giunti da tutto l’ex-Regno per combattere sotto la
bandiera dei Borbone), le truppe aretine, i “Viva Maria” (un esercito che
arrivò a contare fino a 34.000 volontari) riconquistarono il Granducato di
Toscana restituendolo ai Lorena, le popolazioni del Nord combatterono a fianco
degli eserciti austro-russi per cacciare i francesi e abbattere la Repubblica
Cisalpina, quelle piemontesi fecero altrettanto per i Savoia, e infine quelle
dello Stato Pontificio restaurarono il Papato abbattendo la Repubblica Romana.
All’inizio del 1799 tutta la
Penisola era sotto i francesi, eccetto il Triveneto; al mese di ottobre l’Italia
è completamente liberata dal giacobinismo.
Ma poi Napoleone dal 1800
ricomincia la graduale conquista della Penisola, e così ancora nel successivo
quindicennio le insorgenze continuarono in maniera sporadica ma costante,
specie nel Regno di Napoli (guerriglia contro Giuseppe Bonaparte prima e Gioacchino
Murat poi) e nel Nord Italia, in particolare nel 1809, l’anno che segnò anche
la tragica quanto eroica resistenza tirolese di Andreas Hofer contro i
napoleonici franco-italo-bavaresi.
Si tratta della più grande guerra
insurrezionale di liberazione nazionale mai combattuta dalle popolazioni
italiane. Mentre qualche migliaio (nella più ottimistica delle ipotesi) di
italiani si schierarono dalla parte dei rivoluzionari, più di 300.000 presero
le armi (di cui almeno 100.000 morirono) pronti a combattere e morire dalla
parte della Chiesa Cattolica e dei governi monarchici e tradizionali.
Schematizzando ulteriori notizie in merito:
- la religione fu sistematicamente
conculcata, gli usi e le tradizioni mortificati, le cose sacre bestemmiate e
profanate (Ostie consacrate riverse per terra, reliquie gettate al vento, ecc.),
si sono avuti anche massacri di religiosi, come nel caso dell’Abbazia di
Casamari; e non dimentichiamo che un Papa fu costretto a morire in esilio e un
altro fu arrestato (Pio VI e Pio VII);
- fu
perpetrato costantemente, specie nei primi anni dell’invasione, da parte dei
napoleonici, un sistematico saccheggio delle più grandi (e anche delle meno
note) opere d’arte presenti nella Penisola (presero perfino l’effige della
Vergine lauretana e i cavalli di San Marco a Venezia), il tutto finalizzato anche
alla formazione del Museo del Louvre a Parigi;
- tutte
le classi sociali aderirono all’Insorgenza, anche se in maniera specifica
quelle più popolari e contadine; più diversificato e problematico (occorre
distinguere da zona a zona, da caso a caso) fu l’atteggiamento del clero e
della nobiltà;
- numerosissimi
e tragici furono gli episodi di crudeltà efferate, di stragi, di eccidi di
massa (compresi donne, vecchi e bambini passati a fil di spada) compiuti dai
napoleonici contro gli insorgenti (non dimentichiamo che molti dei militari in
Italia tre o quattro anni prima erano in Vandea…); né mancarono, di contro,
vari episodi di truce violenza da parte degli insorgenti contro i francesi e i
giacobini, come nei casi ben conosciuti di Napoli e della Calabria;
- peculiarità
dell’Insorgenza italiana fu il carattere per lo più spontaneo delle
insurrezioni popolari.
Occorre ribadire che si tratta di
una pagina di storia italiana di importanza capitale; e questo è vero non solo
per la durata, per il coinvolgimento popolare, per l’epoca specifica in cui
avvenne (gli anni della Rivoluzione Francese e dell’affermazione napoleonica,
che costituiscono le radici del Risorgimento), per le efferate stragi, per la
guerra insurrezionale, per le profanazioni e per i furti dell’invasore, perché
non vi fu provincia o remota zona della Penisola che non venisse coinvolta, per
gli sconvolgimenti religiosi, politici e sociali verificatisi (crollo delle
secolari Monarchie, nascita delle Repubbliche giacobine, affermazione delle
idee illuministe e del concetto moderno di democrazia politica, Papi fuggiaschi
o arrestati, e quindi crollo delle suddette Repubbliche, nascita del Regno
d’Italia napoleonico, la Restaurazione, ecc.), non solo per questo e per molto
altro ancora; l’importanza sta soprattutto in un aspetto fondamentale, che
forse rimane tuttora il meno compreso di tutti: vale a dire che ci troviamo di
fronte alla prima (e finora unica) grande insurrezione popolare di carattere
nazionale del popolo italiano che la storia ricordi. E questa insurrezione
ebbe, come detto all’inizio, carattere contro-rivoluzionario, fu insomma
attuata dagli italiani contro le idee repubblicano-democratiche e i modi
totalitari del giacobinismo rivoluzionario e in difesa della tradizionale
civiltà del “trono e dell’altare” che da secoli regnava pacificamente in
Italia. Insomma, in difesa dell’identità cattolica e monarchica degli italiani
di allora.
E questo spiega perfettamente la
ragione per la quale tale immensa e fondamentale pagina della nostra storia sia
a tutt’oggi ancora sconosciuta ai più e assente dai libri di testo e della
memoria storica nazionale.
[1]
Per una presentazione generale dell’intera questione,
si veda: M.
Viglione,
1999a;
Id.,
1999b. Si veda anche per un quadro
generale breve: F.M.
Agnoli, 2001
b
331-353.