Va da sé che chi scrive e milioni di persone con lui hanno
simpatia per i forconi, o, per meglio dire, con quegli italiani che stanno
rinunciando al calore familiare, al lavoro, al riposo e si sottopongono al
freddo gelido, alla fatica, ai turni, alla scomodità, per ribadire il diritto
di ogni uomo a non essere derubato da uno Stato usuraio e a sua volta
esautorato da potenze straniere e servo di potentati finanziari nemici.
“Forconi” è solo un termine di comodo: in piazza non ci sono
i contadini con i forconi, ci sono gli italiani: contadini, impiegati,
imprenditori, e tante altre categorie vessate non da una crisi economica – come
molti, anche nel centro-destra, vogliono far credere con intenti riduttivi e di
comodo – ma da un sistema ormai ultradecennale di distruzione del lavoro
autonomo e di quel minimo di benessere cui aveva un tempo diritto la classe
media italiana, statale o non che fosse (ritengo che oggi la usuale e marxistica
divisione tra statali e imprenditori non abbia più molto senso reale, visto che
stiamo andando in miseria tutti insieme appassionatamente).
Italiani che stavolta però danno fastidio ai potenti e alla
sinistra, per una serie di ragioni essenziali automaticamente collegate e
consequenziali: 1) perché non sono gli usuali esponenti del popolo bue aizzato
e pagato dai sindacati per andare a marciare sovente contro i propri stessi
interessi; 2) perché non sono i “soliti autorizzati” a fare scempio delle
nostre piazze (black block, centri sociali, ecc.) mascherati da comunisti al
soldo di capitalisti e finanzieri; 3) perché, si tratta invece di gente che
fino a qualche tempo fa era del tutto restia a scendere in piazza e per di più
per giorni e giorni al gelo, con intenzioni dure e pronta a non cedere; si
tratta insomma di quella “maggioranza silenziosa” che ha sempre tollerato tutto
e ha accettato supina normalmente sia ogni follia politica e morale venisse
propinata nel corso dei decenni dai governi che si sono succeduti, sia il
continuo latrocinio delle proprie finanze e risorse. Tutto questo inizia
appunto a spaventare potenti e sinistrorsi servi dei potenti, perché non si era
mai visto prima e non si sa dove
potrebbe portare; 4) perché, al contrario delle sciocchezze imbarazzate di
Letta, Alfano, Renzi e soci, è evidente a tutti che gli spregiativamente
denominati “forconi” forconi non sono affatto, ma sono il ceto medio che non ne
può più; sono appunto, al contrario di quanto detto da Letta, proprio gli
italiani, quelli veri, e quasi tutti gli altri, pur non andando in piazza, sono
con loro nel cuore e nella mente; 5) e, di conseguenza, sono proprio coloro che
dovrebbero votare Letta, Alfano, Renzi e soci; 6) infine, la ragione più
sovversiva e profondamente e amaramente vera in assoluto: è il fatto che tutti costoro
sanno benissimo che questi italiani… hanno ragione!
È una brutta situazione per i potenti, di ieri e di oggi. È
una brutta situazione per il signor Presidente della Repubblica, che vuole
ancora propinarci la fedeltà alla Germania e a Bruxelles; è una brutta
situazione per molti esponenti del centro-destra, scavalcati da coloro che
dovrebbero rappresentare e dai quali invece sono giustamente disprezzati; è una
brutta situazione per tutta la sinistra, che non capisce più che cosa deve fare,
e infatti non ne parla proprio; è brutta per i sindacati, che sembrano spariti
dalla circolazione; è brutta infine per la Finanza, che infatti, come scritto
oggi sulla “Voce di Sauron” (Corriere della Sera, Repubblica, ecc.), sta già
armando gli orchi (black block e soci) per compiere violenze e assalti in caso
di “marcia su Roma” degli italiani (e questa volta, nemmeno possono seriamente
accusarli di essere fascisti… devastante situazione per i potenti).
In tutto quello che sta accadendo, la mia deformazione
professionale di storico, e di studioso più che ventennale del popolo italiano
e delle insorgenze controrivoluzionarie, mi spinge ad alcune considerazioni che
esprimo ora velocemente in poche righe.
Ancora oggi pochi conoscono quanto avvenne in Italia tra il
1796 e il 1799 (e poi a singhiozzo fino al 1814), durante cioè gli anni del
dominio giacobino e napoleonico. Centinaia di migliaia di italiani (non black
block, partigiani e sindacalisti, ma borghesi, contadini, nobili e pure
ecclesiastici d’altri tempi) insorsero in armi contro l’imposizione violenta
della Rivoluzione Francese nelle nostre terre, tanto contro il laicismo
anticristiano e repubblicano, tanto contro i furti, il fiscalismo opprimente e
le violenze dei rivoluzionari, e degli italiani ancor prima che dei francesi
stessi.
Gli italiani asservitisi all’invasore erano di fatto quattro
gatti, ma quattro gatti potenti, in quanto usufruivano delle armi nemiche e dei
soldi rubati al popolo; gli italiani oppressi nel proprio sentimento religioso,
nella propria identità e nelle proprie tasche erano milioni, e una consistente
parte di costoro… prese i forconi, le pale, qualche fucile arrugginito, armi
improvvisate e per anni in ogni angolo d’Italia diede l’assalto agli
oppressori, agli sfruttatori e ai ladri, mascherati da rivoluzionari che
avevano sempre in bocca la liberté, l’égalité e la fraternité ma che di fatto
erano i peggiori banditi che gli italiani avessero mai visto.
Pochi potenti opprimevano e derubavano decine di milioni di
italiani. Pochissimi italiani professionisti della Rivoluzione erano dalla loro
parte e li appoggiavano violentemente. Milioni di italiani presero le armi per
difendere il loro mondo e le loro finanze aggredite.
Qualcuno trova per caso in tutto questo qualche somiglianza
con il presente?
Certo, oggi i forconi non prendono le armi: e non devono
farlo: visto come è cambiato il mondo, sarebbe non solo una disfatta totale, ma
farebbe il gioco dei potenti e degli sfruttatori. Ma, al di là delle armi, il
meccanismo appare inequivocabilmente identico. Infatti, chi oggi – nascosto – opprime
non solo economicamente ma anche spiritualmente, politicamente e moralmente il
popolo italiano (e non comprendere che in gioco non v’è solo l’aspetto
economico ma anche quello morale nel senso più vasto del concetto e quello politico
è un limite di questa rivolta popolare e pacifica) è il perfetto erede dei
potenti – nascosti – dei tempi della Rivoluzione Francese e di Napoleone,
mentre chi è oppresso e inizia a ribellarsi è il diretto discendente – di
sangue e di “situazione” – degli insorgenti italiani di due secoli or sono.
Dubito che siano molti i “forconi” di oggi che conoscono la
storia delle insorgenze italiane, e questo anzitutto perché i vincitori che
scrivono i libri storia e controllano tutti i media hanno da due secoli
cancellato il ricordo di questa meravigliosa guerra di libertà condotta dal
popolo italiano; ma, di contro, non certo i black block , ma chi li muove e li
paga conosce bene quella storia, perché conosce i meccanismi delle rivoluzioni
e controrivoluzioni di popolo, li studia da sempre, li promuove o li azzera a
seconda dei propri interessi. Per questo è preoccupato. Per questo minimizza e
critica. Per questo li chiama “forconi” e non “italiani”!
Per questo sta già scatenando i giovani sanculotti odierni e
i matusalemme della resistenza (ANPI e derivati). Perché ha paura. Ha paura del
ceto medio, ovvero, degli italiani, di quelli veri, di noi tutti, che non siamo
al soldo della CGIL o dei potentati della finanza ma viviamo del nostro lavoro
quotidiano.
Hanno paura di una nuova insorgenza, ed è per questo che chi
– dalle nostre parti – ne critica l’operato, ne ridicolizza l’idea, è ancora
una volta al servizio degli affamatori, affamatori non solo di soldi, ma anche
di giustizia e di verità.
Il grido degli insorgenti italiani di due secoli or sono era
“Viva Maria!”. Se gli insorgenti di oggi capissero l’importanza di unire alle
sacrosanti ragioni di difesa dei valori economici anche quelle di difesa dei
valori spirituali, politici e morali del nostro popolo e della nostra
tradizione, allora sì che i “forconi” diventerebbero “insorgenti”, e una nuova
insorgenza divamperebbe irresistibilmente.
Una insorgenza degli ITALIANI!
E, allora, le cose inizierebbero a cambiare. E in meglio.