Gli apostoli di Gesù di Nazaret,
dopo essersi dileguati di fronte al presunto fallimento del loro Maestro, si
riuniranno intorno ad un pescatore di Galilea chiamato Pietro, divenendo capaci
di annunciare al mondo intero la Risurrezione dello stesso Gesù, avvenuta per
opera di Dio, dopo la sua crocifissione, morte e sepoltura.
La testimonianza degli Apostoli
Gli apostoli testimoniano una loro esperienza:
hanno visto, udito, toccato, compreso e quindi trasmesso ciò che hanno vissuto
realmente; e se la loro testimonianza trae forza dal fatto della Resurrezione,
in qualche modo si fonda anche nel lungo cammino che avevano percorso con Gesù
prima della Sua morte. In altri termini i testimoni, alla luce di un fatto
assolutamente unico, confessano la loro fede in Gesù Cristo Signore risorto, ma
non cancellano in alcun modo la vita del Gesù della storia, anzi proprio
l’evento straordinario della risurrezione ratifica ed autentica la stessa Sua
vita e missione.
Considerando
il libro degli Atti degli Apostoli, emerge chiaramente come i primi cristiani
fondassero la loro fede cristologica nel Gesù della storia (Cfr. At 2, 22-24). La
risurrezione, ovviamente, dona una nuova capacità di comprensione di Lui, di
ciò che ha detto e fatto (
Gv.
12,16 e
2,22).
Una formula
fondamentale per comprendere questa primitiva predicazione è un famoso passo
della prima Lettera ai Corinzi scritta da san Paolo: «
Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che
cioè Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture, fu sepolto ed è
stato resuscitato il terzo giorno e apparve a Cefa e quindi ai dodici
» (
1 Cor.
15, 3-8). In questa formula, che
Paolo ricevette negli anni Trenta o all’inizio degli anni Quaranta d.C., si
trovano espressi gli eventi che si collocano nella storia degli uomini
(morte-sepoltura-risurrezione-apparizioni), ma che sono unificati e compresi
nel disegno di Dio (l’evento della Risurrezione “secondo le Scritture”).
La prova delle prove: la disponibilità a subire persecuzione e martirio
Al di là di tutte le importanti
attestazioni di affidabilità che è possibile dare circa la testimonianza dei
primi cristiani (la storicità dei Vangeli, il tema della tomba vuota, le
caratteristiche delle apparizioni del Risorto), ciò che appare decisivo
riguarda la loro coscienza circa le persecuzioni e le tribolazioni a cui
andavano incontro.
Seguire Gesù,
testimoniarlo con la vita e le parole, significava (e significa ancora oggi) un
mutamento radicale della propria condizione esistenziale: abbandonarono la loro
professione, la propria famiglia e i proprio beni, crollava per essi una patria
e una tradizione che barattavano con lo scandalo della croce. Ma, ancor più
decisiva, si mostra essere l’accettazione dell’estremo sacrificio del martirio
pur di non rinnegare la fede nel Figlio di Dio.
Se la ricerca
della verità sull’esistenza è il vero traguardo dell’uomo, allora il martire
mostra di essere il più genuino e affidabile testimone della verità, perché né la sofferenza, né la morte violenta
lo fanno recedere dall’adesione alla verità che ha scoperto nell’incontro con
Cristo.
I tanti martiri cristiani dicono
apertamente di aver trovato la Persona che risponde pienamente alla sete di
felicità che vive nel cuore umano, al punto che preferiscono morire piuttosto
che perderLo, perché hanno la certezza che il Cristo ha vinto la morte e chi si
affida a Lui regnerà con Lui nell’eternità. Infatti, non si rinuncia ai propri
beni, alla propria libertà, alla propria vita, per un mito, ma solo per una
certezza assoluta, tramandata di generazione in generazione in generazione, fin
dai coetanei testimoni degli eventi della vita, morte e resurrezione di Gesù
Cristo.
Solo il Cristianesimo
regge alla prova della Storia
Il Cristianesimo, pertanto, si
configura non come un mito (così come oggi molti vorrebbero ridurlo), bensì
come un fatto. Nessuna religione, come il Cristianesimo, può vantare una
storicità inequivocabile non solo relativamente alla vita di Gesù ma anche ai
fatti che caratterizzarono la Chiesa degli Apostoli. Solo il Cristianesimo
regge alla prova della storia.
Si tenga inoltre presente che
solo l’Islam vanta la stessa rapida diffusione che può vantare il
Cristianesimo. Ma con una differenza: mentre il Cristianesimo si è rapidamente
diffuso con l’annuncio, l’Islam si è diffuso grazie alla forza della
scimitarra.
Inoltre (ed è questo il dato
interessante) il Cristianesimo si è diffuso con la persuasione dei miracoli. Infatti,
coloro che accettavano di convertirsi sapevano bene che tale conversione
avrebbe comportato il vivere clandestinamente e con molta probabilità anche il
martirio.