Tutti hanno ricordato, giustamente, che il 2014 è il
centenario dell’inizio della Grande Guerra. Pochi però hanno ricordato che è al
contempo il bicentenario del Congresso di Vienna. E, volendo, anche il tricentenario
dei Trattati di Utrecht e Rastaadt.
Nel primo caso, è un anniversario che ricorda la più grande
tragedia della storia europea (a parte la peste nera), che ha modificato per
sempre la storia e la civiltà degli europei (oltre a provocare 10 milioni di
morti e 50 milioni di mutilati e feriti) e non in meglio. Quindi, si tratta di
un tragico – immensamente tragico – anniversario.
Nel secondo caso, si ricorda invece l’evento che pose fine –
almeno per qualche decennio – a tutti gli sconvolgimenti apportati dalla
Rivoluzione Francese e da Napoleone (due
milioni di morti, una cifra non solo enorme ma mai raggiunta prima fino a quei
giorni!) creando un ordine internazionale – fondato su principio di legittimità
dinastica oltre che su quello westfaliano dell’equilibrio delle potenze – che
garantì la pace internazione per almeno trent’anni e l’ordine generale per un
secolo. Un anniversario positivo nel suo complesso, quindi.
E anche nel primo caso si tratta di un evento positivo,
perché diede un nuovo ordine geopolitico all’Europa, che, sebbene non perfetto
in sé, comunque rimase in piedi per quasi ottant’anni, fino allo sconvolgimento
rivoluzionario.
Di questi tre eventi, quindi, due, i più antichi, sebbene
con dei limiti e difetti, hanno carattere di positività, uno, il più recente,
ha carattere di tragicità.
Questa tragicità sarà poi esponenzialmente aggravata dalla
cosiddetta “pace” di Versailles e Parigi del 1919: il cosiddetta è d’obbligo,
visto che può essere senza ombra di dubbio definita la più fallimentare
esperienza diplomatica della storia umana, dove tutto fu errato fin
dall’inizio, errato al punto tale da far facilmente intuire che, almeno per qualcuno
dei vincitori, la volontà reale era proprio quella di creare le condizioni non
di una pace duratura bensì di una nuova ulteriore guerra a breve distanza (ciò
che poi puntualmente accadde), finalizzata a concludere l’opera di
sconvolgimento geopolitico volutamente e appositamente iniziata cinque anni
prima. Come la guerra cominciò senza reali motivazioni ma solo perché
progettata negli antri delle società segrete, così la pace fu preparata negli
stessi antri, sebbene firmata nello splendore dei palazzi parigini.
Stiamo parlando di questioni ben note agli esperti di
storia: la distruzione militare ed economica della Germania (ma non politica)
oltre alla imposta all’umiliazione del doversi prendere la colpa della guerra
(un’assurdità mai accaduta prima né dopo) hanno spianato la strada all’hitlerismo;
il crogiuolo dei Balcani sarebbe stato risolto meglio da un gruppo di
adolescenti esperti di risiko; il disastro dell’Italia fu specchio di
un’idiozia diplomatica senza pari; ma, soprattutto, la cieca volontà di far
sparire di colpo l’Impero Austro-Ungarico, l’unica realtà politica ancora
cattolica al mondo (insieme forse alla Spagna, di cui ci si occupò vent’anni
dopo), dalla faccia della storia dimostra palesemente le reali intenzioni di
chi aveva voluto scatenare una guerra mondiale senza che ve ne fosse alcuna
ragione reale e in realtà risolvibile diplomaticamente.
E, tutto questo, senza dire del crollo dello zarismo e
dell’avvento del comunismo nel mondo…
Insomma, alla folle volontà di distruzione del secondo
decennio del secolo scorso fa da contraltare la saggezza diplomatica degli
europei del 1714, ancor più di quelli del 1814, quando vi era una sola nazione
sconfitta e tutto il resto d’Europa vincitore. Dinanzi alle richieste di alcuni
Stati di smembrare la Francia, Metternich, uno dei più lucidi politici di tutti
i tempi, si oppose, capendo perfettamente che ciò avrebbe favorito il ritorno
del bonapartismo in Francia e quindi della Rivoluzione e della guerra; e così
decise non solo di non smembrarla, ma addirittura di farla partecipare – allo
stesso livello dei vincitori – al congresso, proprio al fine di rafforzare il
ritorno al trono dei Borbone e quindi la normalizzazione interna del Paese e di
conseguenza quella continentale.
Metternich, grazie anche al genio politico di Talleyrand,
fece insomma esattamente il contrario di quello che avrebbero fatto nel 1919 i
vincitori seduti a Versailles e Parigi. Oggi, vi possono essere dubbi su chi sia
stato più lungimirante? Si può ancora sostenere quella ridicola sciocchezza secondo
cui la storia marcia sempre verso il progresso?
E, a proposito di questa ultima costatazione, veniamo infine
al 2014. Stiamo vivendo in diretta eventi di cui non possiamo ancora conoscere
la portata storica e l’esito fattuale. Ma possiamo avanzare alcune
costatazioni.
Anzitutto siamo nuovamente sull’orlo di una guerra di
portata mondiale. Chi scrive non vive nel mondo della ragion pratica dell’uomo
di Königsberg (che di pratico non aveva nulla) e quindi non crede alla “pace
perpetua” frutto più del lavoro di immaginazione che di critica razionale e
pertanto pensa che questa guerra prima o poi arriverà; ritiene comunque che non
sia ancora alle porte (ma può facilmente sbagliarsi, ovviamente). Nonostante ciò,
però, non è possibile negare che vi siano e si stiano costruendo tutti i
presupposti perché avvenga.
Occorre chiedersi però chi stia costruendo questi
presupposti. Insomma, chi sia il cattivo, chi debba fare la parte di Napoleone
o di Guglielmo II (o poi Hitler, o magari di Saddam Hussein, con la sua
celeberrima quanto fantomatica “pistola fumante”). La risposta sembra facile,
ovviamente, il “colpevole” ha perfino le phisique du rôle del cattivo (hanno
anche trovato un cane che gli somiglia), mentre il capo dei buoni ride,
scherza, balla, gioca a basket e ha il phisique du rôle del soldato americano
del 1945 che viene a liberare gli europei donando felicità sigarette e
caramelle. E gli hanno dato pure il Nobel della Pace…
Eppure, questa volta occorre ammettere che qualcosa non
convince. Sorvoliamo la questione dell’aereo abbattuto, sul quale è caduto il
silenzio tombale (se veramente vi fossero state le prove che il colpevole era
il cattivo di Mosca possiamo essere certi del bombardamento mediatico ai suoi
danni, cosa che non c’è stata), sorvoliamo sui morti in Ucraina, il cui numero
viene ogni giorno ricordato senza specificare chi è a uccidere… Sorvoliamo sul
fatto che alla fine, quand’anche il cattivo effettivamente usasse la forza per
sostenere apertamente i separatisti filorussi, non farebbe altro che agire come
i buoni hanno agito tante volte in questi decenni in zone del tutto avulse dai
loro confini naturali. E veniamo invece al fatto più eclatante, la notizia di
ieri: la Nato installerà altre cinque basi di attacco intorno alla Russia.
Diciamocelo chiaramente: tutto questo puzza terribilmente di
1914 e 1919, non certo di 1714 o 1814. E quanto detto è affermato da un fatto
evidente di cui nessuno vuole parlare, nei media occidentali. Vale a dire che
questa volta, per la prima volta dal secondo dopoguerra, molti cittadini
europei (e non parliamo di complottisti o black blok da scrivania), non sono
affatto convinti fino in fondo di chi sia il buono e chi il cattivo. Al di là
della dichiarazione di Al Bano (magari fatta per farsi pubblicità prima di una
trasmissione televisiva e comunque significativa per un personaggio pubblico
che è solo un cantante), c’è qualcosa che non convince, lo si sente nell’aria:
non c’è trionfalismo, non c’è neanche quella netta divisione ideologica fra
filo occidentali e pacifisti di varia natura che avvenne ai tempi di Bush. Questa
volta domina, fra gli europei, la perplessità.
Proprio mentre scrivo ho sentito la notizia che Berlusconi
ha criticato pubblicamente e aspramente la politica antirussa delle sanzioni.
Lasciamo perdere le discussioni sul personaggio, e ammettiamo pure che lo dica
perché abbia i suoi interessi a dirlo. Rimane il fatto che se il Berlusconi
odierno (ovvero un soldatino agli ordini di Renzi, come gli ultimi mesi ben
dimostrano, schiavo dei suoi stessi errori e costretto a flirtare con la
sinistra per sperare di riaccreditarsi) arriva a criticare pubblicamente
proprio gli USA, la NATO e la UE (e Renzi) in un colpo solo, vuol dire che sa
che lo può fare, e lo può fare perché sa che è palese il fatto che questa volta
tutti i potenti del mondo occidentale sono molto più soli di quanto essi stessi
credano.
Forse Putin è un po’ cattivo e pericoloso, pensa la “gente”,
ma davvero ha tutte le colpe? E, soprattutto, davvero stavolta i buoni… “siamo
noi”? Davvero l’Occidente questa volta è giustificato a quintuplicare le forze
d’attacco al confine della Russia, tradendo per altro tutti gli accordi internazionali
degli anni Novanta? Davvero i media ci stanno dicendo la verità? Queste sono
domande della gente che non è possibile far finta di non sentire.
Ma, al di là di questa descrizione generale della
situazione, veniamo a noi e parliamoci con franchezza, anche dura.
Questa volta non siamo alla Baia dei Porci, né negli anni
Ottanta con lo scudo spaziale e, per certi versi, nemmeno in Iraq. Qualcosa è
cambiato, ma occorre avere coraggio, molto coraggio, soprattutto per chi
giovane non è più, nell’ammettere che molti schemi sono saltati. Vi sono due
visioni anchilosate nel nostro mondo che si contrappongono da sempre, senza
accorgersi però di come la storia non sia anchilosata: da un lato, coloro che
sono rimasti a Reagan, qualcuno anche al mondo di John Wayne; dall’altro, i
manichei antioccidentali fermi all’ira del 1945 e sostenitori di un oriente e
in particolare di un Islam che non è mai esistito e non esisterà mai. Entrambi,
oggi sono spiazzati, anche se possono far finta di non capirlo.
Chi scrive è geneticamente un uomo dell’Occidente, e ne
ringrazia Dio ogni giorno della sua vita, ancor più per essere cattolico e
italiano. Ma ormai la sua età, sebbene non più giovane comunque non abbastanza
avanzata per non vedere più ciò che è evidente, non gli permette di
riconoscersi in questo Occidente, che ormai può senz’altro essere definito il
peggiore dei mondi possibili (almeno per l’Occidente) che va solo verso il
peggioramento. No, non mi è più possibile accettare l’infamia di questa
società. D’altro canto – e questo sia ben chiaro a tutti – non mi sposto di un
miliardesimo di millimetro verso l’Oriente, e tanto meno verso l’islam, perché,
appartenendo all’Occidente cristiano conosco bene il valore del realismo da un
lato e la perversità di chi odia il realismo e la realtà dall’altro vivendo
nella menzogna per odio cieco.
E allora? Ci fidiamo di Putin? Io non mi fido personalmente
neanche di Putin, ma quel che è certo è che questa volta – o meglio, in questi
anni – non è più possibile essere complici di tutti coloro che sgovernano gli
Stati occidentali e l’Occidente in sé con la volontà precisa della sua
definitiva distruzione e della distruzione della sua civiltà e anche dei suoi
uomini. No, signori, con il premio Nobel e il suo schifoso mondo non ci sto e
tanto meno con i suoi maggiordomi europei.
Io non so come finirà questa storia del 2014, ma so che
questa volta, ancora una volta, l’Occidente post-cristiano gioca al massacro.
Non potendo aprirmi all’Oriente anticristiano, non mi resta, non ci resta, che
attendere un altro centenario, quello del 2017, a cui non manca molto, ormai.
Quel che è certo, a riguardo, è che ancora una volta al centro della storia contemporanea
vi è la Russia. E questo accresce la speranza che il 2017 non passi invano.
Tutto questo in attesa della risposta della storia, l’unica risposta possibile
perché l’unica reale, che non attende lo sgretolamento degli schemi con cui si
è cresciuti e ancor meno gli ideologismi dettati dall’odio verso la nostra
civiltà.