Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.
E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.
San Giuseppe Moscati

Il Giudizio Cattolico

Perle di sapienza
San Francesco di Sales, vescovo e Dottore della Chiesa




Eventi consigliati



Il Dibattito
Proponiamo ai nostri lettori una riflessione di un sacerdote su un fatto che ha suscitato nei giorni scorsi molte polemiche. La riflessione ci appare serena e argomentata. Speriamo quindi che a distanza di tempo si possa ragionare, e magari svolgere un dibattito, con costruttiva serenità di toni e onestà di intenti, nel pieno rispetto delle diverse opinioni.

Contromano in autostrada...




Pronto Soccorso Apologetico



I lettori ci scrivono








sito



























> Attualità

Anniversari pericolosi


Tutti hanno ricordato, giustamente, che il 2014 è il centenario dell’inizio della Grande Guerra. Pochi però hanno ricordato che è al contempo il bicentenario del Congresso di Vienna. E, volendo, anche il tricentenario dei Trattati di Utrecht e Rastaadt.

Nel primo caso, è un anniversario che ricorda la più grande tragedia della storia europea (a parte la peste nera), che ha modificato per sempre la storia e la civiltà degli europei (oltre a provocare 10 milioni di morti e 50 milioni di mutilati e feriti) e non in meglio. Quindi, si tratta di un tragico – immensamente tragico – anniversario.

Nel secondo caso, si ricorda invece l’evento che pose fine – almeno per qualche decennio – a tutti gli sconvolgimenti apportati dalla Rivoluzione Francese e da Napoleone  (due milioni di morti, una cifra non solo enorme ma mai raggiunta prima fino a quei giorni!) creando un ordine internazionale – fondato su principio di legittimità dinastica oltre che su quello westfaliano dell’equilibrio delle potenze – che garantì la pace internazione per almeno trent’anni e l’ordine generale per un secolo. Un anniversario positivo nel suo complesso, quindi.

E anche nel primo caso si tratta di un evento positivo, perché diede un nuovo ordine geopolitico all’Europa, che, sebbene non perfetto in sé, comunque rimase in piedi per quasi ottant’anni, fino allo sconvolgimento rivoluzionario.

Di questi tre eventi, quindi, due, i più antichi, sebbene con dei limiti e difetti, hanno carattere di positività, uno, il più recente, ha carattere di tragicità.

Questa tragicità sarà poi esponenzialmente aggravata dalla cosiddetta “pace” di Versailles e Parigi del 1919: il cosiddetta è d’obbligo, visto che può essere senza ombra di dubbio definita la più fallimentare esperienza diplomatica della storia umana, dove tutto fu errato fin dall’inizio, errato al punto tale da far facilmente intuire che, almeno per qualcuno dei vincitori, la volontà reale era proprio quella di creare le condizioni non di una pace duratura bensì di una nuova ulteriore guerra a breve distanza (ciò che poi puntualmente accadde), finalizzata a concludere l’opera di sconvolgimento geopolitico volutamente e appositamente iniziata cinque anni prima. Come la guerra cominciò senza reali motivazioni ma solo perché progettata negli antri delle società segrete, così la pace fu preparata negli stessi antri, sebbene firmata nello splendore dei palazzi parigini.

Stiamo parlando di questioni ben note agli esperti di storia: la distruzione militare ed economica della Germania (ma non politica) oltre alla imposta all’umiliazione del doversi prendere la colpa della guerra (un’assurdità mai accaduta prima né dopo) hanno spianato la strada all’hitlerismo; il crogiuolo dei Balcani sarebbe stato risolto meglio da un gruppo di adolescenti esperti di risiko; il disastro dell’Italia fu specchio di un’idiozia diplomatica senza pari; ma, soprattutto, la cieca volontà di far sparire di colpo l’Impero Austro-Ungarico, l’unica realtà politica ancora cattolica al mondo (insieme forse alla Spagna, di cui ci si occupò vent’anni dopo), dalla faccia della storia dimostra palesemente le reali intenzioni di chi aveva voluto scatenare una guerra mondiale senza che ve ne fosse alcuna ragione reale e in realtà risolvibile diplomaticamente.

E, tutto questo, senza dire del crollo dello zarismo e dell’avvento del comunismo nel mondo…

Insomma, alla folle volontà di distruzione del secondo decennio del secolo scorso fa da contraltare la saggezza diplomatica degli europei del 1714, ancor più di quelli del 1814, quando vi era una sola nazione sconfitta e tutto il resto d’Europa vincitore. Dinanzi alle richieste di alcuni Stati di smembrare la Francia, Metternich, uno dei più lucidi politici di tutti i tempi, si oppose, capendo perfettamente che ciò avrebbe favorito il ritorno del bonapartismo in Francia e quindi della Rivoluzione e della guerra; e così decise non solo di non smembrarla, ma addirittura di farla partecipare – allo stesso livello dei vincitori – al congresso, proprio al fine di rafforzare il ritorno al trono dei Borbone e quindi la normalizzazione interna del Paese e di conseguenza quella continentale.

Metternich, grazie anche al genio politico di Talleyrand, fece insomma esattamente il contrario di quello che avrebbero fatto nel 1919 i vincitori seduti a Versailles e Parigi. Oggi, vi possono essere dubbi su chi sia stato più lungimirante? Si può ancora sostenere quella ridicola sciocchezza secondo cui la storia marcia sempre verso il progresso?

E, a proposito di questa ultima costatazione, veniamo infine al 2014. Stiamo vivendo in diretta eventi di cui non possiamo ancora conoscere la portata storica e l’esito fattuale. Ma possiamo avanzare alcune costatazioni.

Anzitutto siamo nuovamente sull’orlo di una guerra di portata mondiale. Chi scrive non vive nel mondo della ragion pratica dell’uomo di Königsberg (che di pratico non aveva nulla) e quindi non crede alla “pace perpetua” frutto più del lavoro di immaginazione che di critica razionale e pertanto pensa che questa guerra prima o poi arriverà; ritiene comunque che non sia ancora alle porte (ma può facilmente sbagliarsi, ovviamente). Nonostante ciò, però, non è possibile negare che vi siano e si stiano costruendo tutti i presupposti perché avvenga.

Occorre chiedersi però chi stia costruendo questi presupposti. Insomma, chi sia il cattivo, chi debba fare la parte di Napoleone o di Guglielmo II (o poi Hitler, o magari di Saddam Hussein, con la sua celeberrima quanto fantomatica “pistola fumante”). La risposta sembra facile, ovviamente, il “colpevole” ha perfino le phisique du rôle del cattivo (hanno anche trovato un cane che gli somiglia), mentre il capo dei buoni ride, scherza, balla, gioca a basket e ha il phisique du rôle del soldato americano del 1945 che viene a liberare gli europei donando felicità sigarette e caramelle. E gli hanno dato pure il Nobel della Pace…

Eppure, questa volta occorre ammettere che qualcosa non convince. Sorvoliamo la questione dell’aereo abbattuto, sul quale è caduto il silenzio tombale (se veramente vi fossero state le prove che il colpevole era il cattivo di Mosca possiamo essere certi del bombardamento mediatico ai suoi danni, cosa che non c’è stata), sorvoliamo sui morti in Ucraina, il cui numero viene ogni giorno ricordato senza specificare chi è a uccidere… Sorvoliamo sul fatto che alla fine, quand’anche il cattivo effettivamente usasse la forza per sostenere apertamente i separatisti filorussi, non farebbe altro che agire come i buoni hanno agito tante volte in questi decenni in zone del tutto avulse dai loro confini naturali. E veniamo invece al fatto più eclatante, la notizia di ieri: la Nato installerà altre cinque basi di attacco intorno alla Russia.

Diciamocelo chiaramente: tutto questo puzza terribilmente di 1914 e 1919, non certo di 1714 o 1814. E quanto detto è affermato da un fatto evidente di cui nessuno vuole parlare, nei media occidentali. Vale a dire che questa volta, per la prima volta dal secondo dopoguerra, molti cittadini europei (e non parliamo di complottisti o black blok da scrivania), non sono affatto convinti fino in fondo di chi sia il buono e chi il cattivo. Al di là della dichiarazione di Al Bano (magari fatta per farsi pubblicità prima di una trasmissione televisiva e comunque significativa per un personaggio pubblico che è solo un cantante), c’è qualcosa che non convince, lo si sente nell’aria: non c’è trionfalismo, non c’è neanche quella netta divisione ideologica fra filo occidentali e pacifisti di varia natura che avvenne ai tempi di Bush. Questa volta domina, fra gli europei, la perplessità.

Proprio mentre scrivo ho sentito la notizia che Berlusconi ha criticato pubblicamente e aspramente la politica antirussa delle sanzioni. Lasciamo perdere le discussioni sul personaggio, e ammettiamo pure che lo dica perché abbia i suoi interessi a dirlo. Rimane il fatto che se il Berlusconi odierno (ovvero un soldatino agli ordini di Renzi, come gli ultimi mesi ben dimostrano, schiavo dei suoi stessi errori e costretto a flirtare con la sinistra per sperare di riaccreditarsi) arriva a criticare pubblicamente proprio gli USA, la NATO e la UE (e Renzi) in un colpo solo, vuol dire che sa che lo può fare, e lo può fare perché sa che è palese il fatto che questa volta tutti i potenti del mondo occidentale sono molto più soli di quanto essi stessi credano.

Forse Putin è un po’ cattivo e pericoloso, pensa la “gente”, ma davvero ha tutte le colpe? E, soprattutto, davvero stavolta i buoni… “siamo noi”? Davvero l’Occidente questa volta è giustificato a quintuplicare le forze d’attacco al confine della Russia, tradendo per altro tutti gli accordi internazionali degli anni Novanta? Davvero i media ci stanno dicendo la verità? Queste sono domande della gente che non è possibile far finta di non sentire.

Ma, al di là di questa descrizione generale della situazione, veniamo a noi e parliamoci con franchezza, anche dura.

Questa volta non siamo alla Baia dei Porci, né negli anni Ottanta con lo scudo spaziale e, per certi versi, nemmeno in Iraq. Qualcosa è cambiato, ma occorre avere coraggio, molto coraggio, soprattutto per chi giovane non è più, nell’ammettere che molti schemi sono saltati. Vi sono due visioni anchilosate nel nostro mondo che si contrappongono da sempre, senza accorgersi però di come la storia non sia anchilosata: da un lato, coloro che sono rimasti a Reagan, qualcuno anche al mondo di John Wayne; dall’altro, i manichei antioccidentali fermi all’ira del 1945 e sostenitori di un oriente e in particolare di un Islam che non è mai esistito e non esisterà mai. Entrambi, oggi sono spiazzati, anche se possono far finta di non capirlo.

Chi scrive è geneticamente un uomo dell’Occidente, e ne ringrazia Dio ogni giorno della sua vita, ancor più per essere cattolico e italiano. Ma ormai la sua età, sebbene non più giovane comunque non abbastanza avanzata per non vedere più ciò che è evidente, non gli permette di riconoscersi in questo Occidente, che ormai può senz’altro essere definito il peggiore dei mondi possibili (almeno per l’Occidente) che va solo verso il peggioramento. No, non mi è più possibile accettare l’infamia di questa società. D’altro canto – e questo sia ben chiaro a tutti – non mi sposto di un miliardesimo di millimetro verso l’Oriente, e tanto meno verso l’islam, perché, appartenendo all’Occidente cristiano conosco bene il valore del realismo da un lato e la perversità di chi odia il realismo e la realtà dall’altro vivendo nella menzogna per odio cieco.

E allora? Ci fidiamo di Putin? Io non mi fido personalmente neanche di Putin, ma quel che è certo è che questa volta – o meglio, in questi anni – non è più possibile essere complici di tutti coloro che sgovernano gli Stati occidentali e l’Occidente in sé con la volontà precisa della sua definitiva distruzione e della distruzione della sua civiltà e anche dei suoi uomini. No, signori, con il premio Nobel e il suo schifoso mondo non ci sto e tanto meno con i suoi maggiordomi europei.

Io non so come finirà questa storia del 2014, ma so che questa volta, ancora una volta, l’Occidente post-cristiano gioca al massacro. Non potendo aprirmi all’Oriente anticristiano, non mi resta, non ci resta, che attendere un altro centenario, quello del 2017, a cui non manca molto, ormai. Quel che è certo, a riguardo, è che ancora una volta al centro della storia contemporanea vi è la Russia. E questo accresce la speranza che il 2017 non passi invano. Tutto questo in attesa della risposta della storia, l’unica risposta possibile perché l’unica reale, che non attende lo sgretolamento degli schemi con cui si è cresciuti e ancor meno gli ideologismi dettati dall’odio verso la nostra civiltà.

Massimo Viglione 7 settembre 2014






comments powered by Disqus