Guareschi, si
sa, non era un comunista, tutt’altro. Il suo coraggio è stato proprio quello di
andare controcorrente in un tempo in cui il conformismo politico e culturale
spingevano ad adagiarsi su una ben precisa parte politica. Ma celebre è una sua
espressione. Col suo intuito straordinario previde ciò che sarebbe accaduto
dalle parti di Stalin e compagni, ne previde la deriva
radicalista
e
libertaria
(del tutto logica allorquando si fa della materia il tutto) e disse:
quando anche i comunisti erano persone
serie.
Il problema
della serietà oggi è stringente. Ovviamente non mi riferisco alla serietà di
comportamento che va da sé quanto debba essere rispettata e praticata e che – bene
o male – ancora in molti ritengono un valore, quanto la serietà di saper
rimanere fedeli alle proprie idee. Si tratta di una serietà difficile, perché è
difficile vincere una delle peggiori tentazioni: quella di correre dietro il
mondo. Che vuol dire: dietro alle mode. Come è più comodo su una canoa farsi
trasportare dalla corrente piuttosto che remare contro, come è più comodo su
una bicicletta andare in discesa piuttosto che scalare il
Passo Pordoi
, così è molto più comodo sviolinare il tempo presente
piuttosto che mettersi a discernere per capire ciò che è giusto da ciò che non
lo è nella cultura dominante e dover poi arrivare anche alla denuncia e parlare
in maniera “politicamente scorretta”.
Oggi siamo tutti
malati di “mondanite”. Se dobbiamo urlare è bene che lo facciamo su cose che
desidera il mondo, su altre invece è più opportuno fare silenzio. Quello che un
tempo si chiamava
munus propheticum
è
troppo faticoso, non ne vale la pena, non ha senso se si è convinti che è la
storia ad essere manifestazione incontrovertibile del vero.
La parola
“cambiamento” è divenuta il
mantra
di
ogni ambiente: tutto dovrebbe cambiare, tutto dovrebbe “acconciarsi” al tempo e
alla storia. Tutto. Nulla è imperituro. Nulla è immutabile. Nemmeno il dogma
per gli stessi ambienti ecclesiastici. E qui, cari amici, dolenti note … perché
fin quando a mancare di quella “serietà” (di cui sopra) erano e sono ambienti
(come quelli a cui si riferiva Guareschi) in cui tutto poggia sulla dimensione
storicista, allora non c’è da sorprendersi, ma quando certi cambiamenti vengono
teorizzati dalla cultura cattolica che si dovrebbe fondare sulla convinzione
dell’immutabilità del fondamento dell’essere, allora la sorpresa è
inevitabile.
Una delle
caratteristiche tipiche della crisi del cattolicesimo oggi è proprio quella di
ritenere la verità modificabile, una sorta di storicismo teologico o di
teologia storicista, per la serie: è la storia che giudica la verità e la può
modificare come vuole, per cui ciò che era vero ieri non necessariamente deve
essere considerato vero oggi e ciò che era sbagliato ieri non necessariamente
deve necessariamente essere ritenuto sbagliato oggi. L’eresia
modernista
arrivò ad affermare che il
dogma non avrebbe nulla di definito, ma sarebbe una semplice “smagliatura” del
tempo, modificabile ed elasticizzabile come si vuole. Alla fine è il singolo
credente che sarebbe chiamato ad un’interpretazione del dogma, interpretazione confacente
alla propria storia e alla propria psicologia. Eresia modernista che il grande
san Pio X condannò immediatamente definendola “
sintesi di tutte le eresie”
, ma che, a mo’ di fiume carsico, è
andata sottoterra per poi riemergere negli ultimi decenni in maniera spaventosa
e di fatto trionfando su tutti i fronti.
Occorre, dunque,
un po’ di ripasso di buona teologia e pertanto chiediamoci: è legittimo
modificare il dogma? Ovviamente la risposta è più che ovvia: il dogma è
immutabile di suo e non lo si può affatto modificare. Ciò però non vuol dire
che in merito qualcosa possa cambiare nel tempo. Vediamo cosa.
Per essere
precisi possiamo dire così: le formule dogmatiche sono immutabili quanto all’
essenza
, cioè al loro contenuto
sostanziale, ma possono essere approfondite per una maggiore penetrazione delle
stesse. In questo campo il grande maestro è san Vincenzo da Lerino (V secolo)
che si occupò proprio di questa questione nel suo celebre
Communitorium
. Egli afferma che il dogma può essere
penetrato
, cioè approfondito, da parte
della Chiesa come Magistero e anche da parte dei singoli fedeli, ma a
condizione che questa
penetrazione
(approfondimento) avvenga nel rispetto del
genere
,
del
senso
e del
contenuto
del dogma stesso. Concetto, questo, che fu fatto proprio
anche dal Concilio Vaticano I.
Ma cosa
significa che il dogma può essere “penetrato” solo nel rispetto del suo
genere
,
senso
e
contenuto
? Che il
dogma non può cambiare
intrinsecamente
ma
solo approfondito
estrinsecamente
.
Per essere più precisi possiamo dire che il dogma non può cambiare né
in sé
(cioè non può subire mutamenti
intrinseci) né
sostanzialmente
(non
può passare da una verità ad un’altra che sia sostanzialmente diversa dalla
prima), ma può essere approfondito
estrinsecamente
da parte del soggetto che conosce, soggetto che, come abbiamo detto prima,
può essere il Magistero della Chiesa, ma anche il singolo fedele, ovviamente
sottomettendosi sempre al giudizio della Chiesa docente. Approfondimento che
può riguardare anche la ricerca di espressioni che lo rendano più
comprensibile.
Insomma, il
dogma non può affatto cambiare. Non c’è né teologo, né storia, né mondo… e
nemmeno papa che tenga. Sì, nemmeno papa, perché Pietro e i suoi successori non
sono stati investiti da Cristo per essere “padroni”, ma “custodi” della Verità.
L’unico progresso legittimo che si può ammettere per il dogma non è né
in sé
né nella
sostanza
, ma solo in merito alla sua conoscenza e alla sua
espressione.