Alla fine di questo sinodo, sembra che i cattolici
di “buone idee e sentimenti” possano tirare un sospiro di sollievo: non v’è
dichiarazione che i divorziati risposati possono accedere ai sacramenti.
E così, già appaiono i primi trionfanti titoli e
articoli dei soliti noti (specialmente di coloro che hanno molto da perdere nel
difendere la Verità tutta intera contro chi guida la Chiesa oggi) che acclamano
alla sapienza di Papa Francesco, ecc. ecc., facendo quello che ormai da anni, e
con progressivo sempre minore ritegno intellettivo, fanno ogni giorno con
sempre maggiore destrezza professionale: dirci, dall’alto della loro
pontificale sapienza e tramite asserviti strumenti di informazione mediatica,
che “il cielo è verde e l’erba è azzurra”, come se niente fosse, anzi, con la
spocchia di coloro che sono gli unici a capire. Occorrerebbe ricordare loro che
negare la verità certa dei fatti compiuti è peccato contro lo Spirito Santo.
Inoltre, nemmeno si accorgono che ormai nessuno crede più alle loro asservite
ciancerie, eccetto chi lo fa per atavica sottomissione intellettiva (o per
incurabile buonismo affettivo).
Come già detto in un precedente mio articolo, questo
sinodo si è caratterizzato per un’inversione dei ruoli, almeno in materia di
morale e famiglia. Mentre con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (ma in questo
campo specifico anche con Paolo VI) i papi svolgevano il ruolo di trattenitori
delle spinte centrifughe dei progressisti in nome della difesa del magistero di
sempre e del diritto naturale, con Bergoglio si è visto (e si vedrà)
esattamente il contrario: un gruppo di cardinali che cerca di frenare un papa
che corre in avanti senza guardare in faccia a nessuno (a partire dai suoi
predecessori), non solo scegliendo fra i suoi collaboratori tutti esponenti – a
volte anche estremisti, come Kasper o Enzo Bianchi solo per fare alcuni esempi
– del progressismo , ma anche con una serie di innumerevoli dichiarazioni, con
un crescendo esponenziale nelle ultime settimane, sulla necessità della
misericordia, del cambiamento, del «
Dio
che ci sorprende
», dell’adattamento, dell’accoglienza, e non solo dei
divorziati risposati, ma anche degli omosessuali, scatenando e mandando alla
ribalta tutta una serie di personaggi con dichiarazioni allucinanti che stanno
al di fuori non solo della dottrina, ma a volte perfino della semplice logica (ad
esempio il card. Baldisseri, di cui ho parlato sempre nel precedente articolo).
Negare che la volontà di Bergoglio era quella di arrivare
all’apertura della “misericordia” verso tutti e quindi al permettere la
Comunione ai divorziati risposati come prima meta e prepararne l’accesso agli
omosessuali (a quelli che “si amano”, s’intende, come ha detto il card. Marx, a
quelli cioè che da trent’anni sono candidi fringuellini che tubano amorosamente)
come seconda, è per l’appunto affermare che il cielo è verde e l’erba azzurra.
E affermarlo anche con stizza e ironia verso quei poveri stupidi che pensano
ancora che il cielo sia azzurro e l’erba verde.
C’è uno sconfitto in questo Sinodo, checché ne
dicano i sostenitori del cielo verde: è colui che non ha ottenuto quello che
voleva ottenere e per la qual cosa aveva scatenato, se così si può dire, una
“gioiosa macchina da guerra” sostenuta ovviamente dal mondo mediatico. Questa
gioiosa macchina da guerra (inutile fare i nomi e i cognomi dei condottieri e
dei soldatini, li abbiamo letti ogni giorno con le loro perfide, eretiche e a
volte patetiche e farneticanti dichiarazioni) è stata fermata da alcuni
cardinali che hanno fatto muro in nome della fedeltà alla vera dottrina del
Vangelo e del Magistero universale della Chiesa (quella del cielo azzurro,
insomma). Fra questi è doveroso ricordare il card. Müller e il card. Burke:
tutti abbiamo letto le loro forti e giustamente indignate dichiarazioni (il
card. Müller: «
Relazione vergognosa
»,
riferito a quella del card. Erdő; il
card. Burke: «
mi
offende
nel profondo l'idea che, fino a oggi, i vescovi e i
sacerdoti non sarebbero stati misericordiosi
»,
riferito direttamente alle parole di Bergoglio).
Mi è piaciuto molto il
ritorno dell’indignazione, uno degli elementi cancellati dalla Chiesa
postconciliare e che invece è asse portante della difesa della Verità, come
Cristo stesso ci ha più volte dimostrato nel corso della sua predicazione
pubblica. A loro va il nostro ringraziamento per aver messo i sassolini
nell’ingranaggio. Ci hanno così ricordato che lo Spirito Santo può sempre
cambiare il corso degli eventi anche all’ultimo momento.
Naturalmente la gioiosa macchina da guerra è stata
fermata ma non certo sconfitta. Innanzitutto, il 56% dei “padri sinodali” ha
votato a favore del documento in cui si dichiara che si rimanda al prossimo
sinodo del 2015 lo “scontro finale” (sempre in un mio precedente articolo – e ciò
quindi costituisce prova al di sopra di ogni dubbio – avevo scritto che
quest’estate avevo parlato con un arcivescovo del sinodo e che questi mi aveva
confidato che se ne sarebbe usciti con un forte scontro e avrebbero alla fine
rimandato tutto al Sinodo del 2015: occorre dire che l’arcivescovo ci ha preso
in pieno… Il che lascia capire che in fondo le due parti erano perfettamente
consapevoli di quanto stesse accadendo); inoltre, è ovvio che ormai lo scontro
è stato portato sul campo aperto, e quindi da ora in poi, nei prossimi dodici
mesi, vedremo sempre più vescovi prendere posizione nei fatti concreti e quindi
acuire e preparare la “grande battaglia dei nostri tempi”, che va molto al di
là del divorzio e perfino della questione omosessualista, perché coinvolge, in
ultima analisi, la struttura stessa della fedeltà assoluta al Depositum Fidei
da parte dell’intera Chiesa e del papa stesso.
In fondo, come ha dichiarato il card. Baldisseri, «
la Chiesa è storia
»… (si è dimenticato
“nella”). Bisogna impegnarsi nella ricerca per trovare una affermazione più
eretica (e anche stupida) di questa, dai tempi di Cristo. Ma è una affermazione
che dice tutto, però; qui in gioco è la natura stessa della Chiesa: immutabile
“corpo mistico di Cristo al servizio della gloria di Dio e della salvezza delle
anime” oppure “associazione umanitaria che opera nel divenire della storia”?
Questo dovrà decidere il prossimo Sinodo del 2015:
altro che Concilio Vaticano III! Sarà un sinodo la cui importanza supererà di
gran lunga tutti i precedenti 21 concili della Chiesa messi insieme.
Se Qualcuno non spariglia le carte prima, però…
Avranno di che combattere e scontrarsi i nostri eroi.
Ma una cosa è certa: è stato aperto il vaso di pandora e tutto esce fuori, ora.
In pochi giorni abbiamo sentito venir fuori una dopo l’altra le più incredibili
nefandezze dottrinali pronunciate da prelati, senza sosta, con una sguaiatezza
e frenesia che lasciano trapelare lo stato del loro animo, un animo che, dopo
una vita di lotta sotterranea, finalmente vede trapelare la possibilità
concreta di avere l’appoggio di Pietro invece che la sua ostilità.
Non è così? Qui, cari amici, non si tratta di dare
torto o ragione a chi scrive o a chi per lui: ognuno nel profondo della propria
anima sa perfettamente come stanno realmente le cose. E certo non può
nascondere allo Spirito Santo la propria consapevolezza interiore.
Siamo in guerra, signori, casomai fosse sfuggito a
qualcuno. Un anno in trincea attende chi ama la Chiesa e la Verità, chi
aderisce alla Tradizione e al Magistero universale della Chiesa, oltre che al
rispetto del diritto naturale. Il nemico è dentro la fortezza, ormai. Ma, come
Tolkien ci ha insegnato nell’assedio al Fosso di Elm, all’alba del quinto
giorno arriverà la salvezza. A noi spetta di resistere con ogni forza e sperare
contro ogni speranza: e quanto avvenuto con questo sinodo lo dimostra, perché…
mancano i coperchi alle pentole della sovversione. E noi lo faremo, con l’aiuto
di Dio e della Madre del Verbo Incarnato.