Il Giudizio Cattolico

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.
E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.
San Giuseppe Moscati


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I Padri sinodali e la responsabilità genitoriale



Siamo ai primi giorni del Sinodo sulla Famiglia e i cattolici che partecipano attivamente alla vita della Chiesa locale e universale si sentono coinvolti in prima persona da un dibattito di idee che investe il discorso che fonda e struttura lo stare insieme delle comunità famigliari. Non si può fare a meno di parlarne a tavola e in parrocchia sollecitati da qualche presa di posizione di un padre sinodale o di qualche commentatore rimbalzata dal web, dai telegiornali o dai quotidiani di carta. Così ciò che si discute nell’aula pontificia si riverbera nel nostro quotidiano, così ciò che a prima vista sembra solo teoria trova riscontro nella osservazione pratica della realtà…

A questo proposito mia moglie mi faceva notare stamane a colazione che fra tutte le coppie che conosciamo, nessuna, che abbia avuto un modello di riferimento da parte dei genitori e una formazione minima di cattolico praticante, si è poi separata o divorziata; vuoi vedere che a questo alludevano gli intervenuti all’assemblea vaticana quando auspicavano una risottolineatura più marcata dello sposarsi “nel Signore” ? E’ proprio questo il punto focale della Dottrina che fa problema perché diviene incontro con la Croce? E’ questo che viene tralasciato, beninteso quando ci sono, nelle preparazioni al matrimonio messe su dalle parrocchie perché inconsciamente o meno proporre la croce può suonare brutto? Ma se la Croce di Cristo non serve a fare di me un padre migliore, a che serve? Mi dispiace insistere con il tormentone sulla responsabilità della paternità, ma credo che rappresenti il nodo antropologico ineludibile con cui bisogna fare i conti e che riguarda anche le figure dei padri, appunto, sinodali. E’ la trama dell’umano in quell’ordine della creazione, che secondo il Cardinal Sgreccia, deve essere comunicato in modo più comprensibile mediante parole efficaci all’uomo di oggi; per inciso, non a caso diciamo Padre Nostro quando preghiamo. E’ quel centro che la cultura contemporanea, con l’aiuto di una Chiesa che non capitola, deve ritrovare. Per il bene di tutte le persone, in ognuna delle quali è inscritta la verità del legame coniugale e la sua stabilità, come spiega bene la stessa Nota vaticana di presentazione dell’assise odierna; non si tratta quindi di contrapporre legge e persona, ma di comprendere come aiutare a non tradire la propria verità. Una verità che coincide con l’umano, con quell’animale dotato di intelletto (Aristotele), che non è altro che un figlio che deve diventare genitore e che questo compito naturale se lo deve riconfermare continuamente con il linguaggio.

Un dovere morale questo della conferma continua che ha a che fare con il peccato originale della Genesi, quella sorta di tendenza centrifuga rispetto alla verità che contraddistingue l’umanità, descritta e risolta per sempre dalla parabola del Figliol Prodigo, dove c’è un padre che aspetta e non corre dietro al figlio che se ne è andato. Allora se è vero che ci sono naufraghi da salvare come dice Mons.Forte o, nella versione di Agnoli sofferenze da non dimenticare, e possibilmente da guarire, è altrettanto vero che ci sono innanzitutto naufragi da evitare e giovani da educare con consapevolezza e responsabilità. E’ questo il principio della legge morale che va conosciuto e riconosciuto come riferimento di ogni giudizio. Altrimenti si rischia di fare come il padre che perdona e condona tutto a prescindere, in modo che non ci si senta obbligati a confessare le proprie colpe ed omissioni per quello che è stato fatto male o non  è stato fatto per niente. Un atteggiamento di indulgenza che più in generale appare più da nonni che da padri, anche se in loro la dimenticanza e l’oblio, il sorvolare sugli effetti e sulle cause fa aggio anche sull’età e su un ruolo genitoriale consegnato alla generazione successiva e non dovrebbe essere questo il caso dei nostri venerandi padri.

Una accoglienza misericordiosa quella prefigurata da alcuni che non prevede discorso, molto più emotiva che razionale, molto più femminile che maschile, sull’onda di quella trasformazione in atto, almeno per il mondo occidentale, per cui si parla di una società senza padri. Insomma, è ancora e sempre più attuale il “Santità, siate virile!” di Santa Caterina, ricordato e chiosato opportunamente da su “Tempi” Peppe Corigliano (“Padri, siate virili. Insegnateci ad amare fino a morire”) Siate virili e non contribuite, secondo le parole usate da Mons. Paglia, a scomporre, destrutturare per poi ricomporlo a proprio piacimento, quel grande dono all’umanità che sono il matrimonio, la famiglia e la vita. Si rischia di tornare al caos.

E penso alla testimonianza del mio amico Antonio, che ha subito da sposato, come nei casi citati in questi giorni come prova estrema delle difficoltà esistenziali a cui venire incontro, l’abbandono e il tradimento del vincolo a cui pure aveva deciso di rimanere fedele fino alla morte che lo ha colto ancor giovane: la difesa dei principi la si deve anche a lui.

Stefano Degli Abbati 12 ottobre 2014






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Se si può comprendere un ateo che critica la posizione della Chiesa Cattolica sul divorzio e sul divieto di accedere all’Eucarestia per i divorziati sposati con rito civile, non si capisce assolutamente la critica sollevata da molti che si dicono cattolici. Partiamo dal presupposto che se uno dice di essere cattolico sa cos’è la Fede cattolica, conosce cioè i dettami alla base della stessa ed i principi a cui la Chiesa deve rifarsi. Conosce quindi il Catechismo. Conosce il Magistero. Almeno conosce i tratti fondamentali di quel che sostiene di credere. Dato questo presupposto, riassumiamo in breve (per quanto possibile) quel che da sempre è la legge sul matrimonio e sull’Eucarestia.

Pierfrancesco Nardini

Alla fine di questo sinodo, sembra che i cattolici di “buone idee e sentimenti” possano tirare un sospiro di sollievo: non v’è dichiarazione che i divorziati risposati possono accedere ai sacramenti. E così, già appaiono i primi trionfanti titoli e articoli dei soliti noti (specialmente di coloro che hanno molto da perdere nel difendere la Verità tutta intera contro chi guida la Chiesa oggi) che acclamano alla sapienza di Papa Francesco, ecc. ecc., facendo quello che ormai da anni, e con progressivo sempre minore ritegno intellettivo, fanno ogni giorno con sempre maggiore destrezza professionale: dirci, dall’alto della loro pontificale sapienza e tramite

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