Santa Ildegarda (Bermersheim vor der Höhe, 1098 – Bingen am Rhein,
1179) è stata proclamata Dottore della Chiesa il 7 ottobre 2012 da Sua Santità
Benedetto XVI. Scrisse di teologia, di filosofia, di morale, di agiografia, di
scienza, di medicina, di farmacologia, di cosmologia; compose liriche, eccelsa musica
e intrattenne un fitto scambio epistolare con numerosi corrispondenti di tutta
Europa. Eppure ella si proclamava
indocta
e attingeva le sue mirabili conoscenze a una ricchissima cultura infusa. Scrisse
sempre in latino, pur non avendolo mai studiato.
Una “tromba di Dio”
Il ruolo di Ildegarda, nata in un villaggio poco distante da Magonza e
decima figlia del nobile Ildeberto di Bermersheim, fu quello dell’intermediaria
fra Cielo e terra, di colei che parla non per propria volontà, ma per bocca
della Vivente Luce, quella Luce che le trasfuse la Sapienza e che vide già a
tre anni. Lei stessa scriverà: «
i miei
genitori con gemito mi consacrarono a Dio, e a tre anni vidi una così gran
luce, che la mia anima tremò; ma, data la mia età infantile, nulla potei dire
di questa visione. A otto anni fui offerta a Dio per la vita religiosa e fino a
quindici anni ebbi molte visioni e dissi diverse cose con semplicità, per cui
coloro che udirono ciò si chiedevano meravigliati, donde questo provenisse e da
chi. E rimasi anch’io stupita del fatto che, quando avevo una visione
interiore, vedevo anche con gli occhi del corpo; e poiché di nessuno udii una
cosa simile, tenni nascosta quanto potei la visione che avevo nell’intimo; e ho
ignorato molte cose esteriori a causa del frequente malore di cui ho sofferto
da quando venivo allattata da mia madre fino ad oggi, malore che macerò il mio
corpo ed indebolì gravemente le mie forze
» (
Vita di santa Ildegarde
, scritta dai monaci Goffredo e Teodorico,
Libro II, cap. I, 16).
Questa umile e malatissima monaca benedettina, entrata in convento a 8
anni e che prese i voti perpetui a 15, ebbe ordine dal Signore di parlare e di
scrivere per diventare «
tromba di Dio
».
Con i suoi consigli, con i suoi severi e rigorosi ammonimenti indicò la via,
anche agli uomini di Chiesa, del ben operare, sciogliendo i dubbi di chi
vacillava. Interpellava le alte personalità della stessa Chiesa e dell’Impero
ricordando i loro compiti, le loro responsabilità davanti a Dio, prima ancora
che davanti agli uomini, e rammentando l’origine del loro potere.
Nel
Riesenkodex
(il tomo
manoscritto, che pesa 15 chili, conservato nella Landesbibliothek di Wiesbaden,
compilato fra il 1180 e il 1190, e che contiene l’
Opera omnia
di santa Ildegarda, ad eccezione dei trattati di
carattere medico-naturalistico) la corrispondenza epistolare è ordinata secondo
lo stato sociale di appartenenza. All’ultimo posto umili laici e basso clero,
preceduti da abati, badesse, benestanti e nobili, per poi giungere a vescovi,
arcivescovi, nobiltà titolata fino al Papa e all’Imperatore. Svariati sono gli
argomenti affrontati da questa mistica davvero
sui generis
, il cui rapporto con il trascendente non avviene attraverso
l’estasi, ma nella coscienza piena delle sue facoltà sensibili e intellettive.
Come santa Caterina da Siena
(1347-1380) fu circondata da molte persone a lei fedelissime e venne
ascoltata ed apprezzata, così Ildegarda ottenne la collaborazione di monaci e
monache e si diffuse ampiamente, già in vita, la sua fama di santità, anche
grazie ai miracoli che per sua intercessione si verificavano. In particolare
ricordiamo il suo amatissimo collaboratore, padre Wolmar di Disibodenberg, con
il quale stabilì una complicità spirituale di eccelso valore: i suoi scritti
passavano sempre e tutti sotto il vaglio del padre benedettino, che li
correggeva ortograficamente e li metteva in bella copia, senza mai mutare nulla
del suo pensiero.
Di grande valore sono le 308 questioni sottoposte alla Badessa di
Bingen dai monaci del monastero di Villers, le cui risposte formano un trattato
dal titolo
Solutiones triginta octo
questionum
. Le domande vertono sull’ordine e sull’essenza della Creazione,
sul rapporto che lega Dio agli uomini, sui concetti di corpo, anima, uomo e
angelo.
Nel 1150 fonda il convento di San Roberto nei pressi di Bingen e nel
1165 quello di Eibingen, al di là del Reno. La sua fama si amplia nel
continente e viene interpellata anche per tenere prediche contro le eresie. Giovanni
di Salisbury (1120-1180), vescovo di Chartres,
parla della benedettina in una lettera del 1167 e fa allusione
alla grande fiducia che ha nei suoi confronti Papa Eugenio III (?-1153).
Re Corrado III di Hohenstaufen (1033-1152), zio di Federico Barbarossa
(1122-1190), nonché Duca di Franconia, Re d’Italia, Re di Germania e Imperatore
del Sacro Romano Impero, chiede le sue preghiere e lei lo incoraggia e lo ammonisce
nel contempo: «
Beati coloro che si
sottomettono dignitosamente al candeliere del sommo Re. O re, sii perseverante
e monda il tuo spirito da ogni sporcizia. Poiché Dio sostiene coloro che lo
cercano con cuore puro e fervente
». Esiste anche una corrispondenza fra
santa Ildegarda e Federico Barbarossa, che ebbe modo di incontrare
personalmente nel 1155, nel castello di Ingelheim.
I trattati teologici
Tre sono i suoi trattati teologi:
Scivias
,
Liber vite meritorum
,
Liber divinorum operum
. Lo
Scivias
(
Conosci le vie
), scritto fra il 1141 e il 1151, e i cui primi
capitoli vennero letti da Eugenio III di fronte al Sinodo di Treviri del 1147, è
articolato in tre parti ed è un’esortazione a conoscere e seguire le vie che
conducono a Dio. Nella prima parte la mistica vede la Luce Vivente e il regno
di Dio, l’origine del male, il peccato originale, le sue nefaste conseguenze e
le schiere angeliche. La seconda parte tratta della Redenzione, quindi
dell’Incarnazione del Figlio di Dio, della Chiesa, del suo contributo alla
Salvezza e dei Sacramenti. La terza parte riprende i temi precedentemente
affrontati, partendo da Adamo fino al tempo della Salvezza, frutto di eventi
quali l’Incarnazione, la Passione, la Redenzione e l’Ascensione; ma si tratta
anche di una vicenda individuale, legata alla relazione che l’anima stabilisce
con il peccato e con le virtù. Si giunge, quindi, al Giudizio universale,
quando il creato avrà ritrovato il proprio ordine e il male verrà punito e
allontanato, lasciando lo spazio soltanto alla gioia e al canto.
La seconda opera teologica,
Liber
vite meritorum
(
Libro dei meriti di
vita
) venne scritto fra il 1158 e il 1163. È un trattato dialettico fra i
vizi, presentati in tutta la loro fallace falsità, e le virtù, che sono in
grado di smascherare l’inganno dei vizi. Infine nel
Liber divinorum operum
(
Libro
delle opere divine
), scritto fra il 1163 e il 1174, l’autrice sintetizza i
concetti teologici, le conoscenze scientifiche, le speculazioni relative al
funzionamento della mente dell’uomo e della struttura del cosmo. Un testo
davvero impressionante per la completezza dell’esposizione e per le sue
conclusioni.
Il punto di partenza e di arrivo delle sue analisi antropologiche e
cosmologiche è l’attività creatrice di Dio. Fede e ragione, in santa Ildegarda,
combaciano perfettamente: «
L’uomo, in
effetti, Egli lo creò a sua immagine e somiglianza; in esso Egli iscrisse, con
fermezza e misura, la totalità delle creature. Da tutta l’eternità la creazione
di questa opera, la creazione dell’uomo, era prevista nel suo consiglio. (…)
Attraverso di me in effetti ogni vita si infiamma. Senza origine, senza termine,
io sono quella vita che persiste identica, eterna. Quella vita è Dio. Essa è
perpetuo movimento, perpetua operazione, e la sua unità si mostra in una
triplice energia. L’eternità è il Padre; il Verbo è il Figlio; il soffio che collega
i due è lo Spirito Santo
» e il perpetuo movimento è intriso di ineffabile e
incommensurabile amore. È in questo libro che Ildegarda anticipa la
raffigurazione celeberrima dell’uomo al centro di un cerchio (la perfezione),
che realizzerà Leonardo da Vinci (1452-1519) quattro secoli più tardi.
“Sibilla del Reno”
Le opere scritte della “Sibilla del Reno” riguardano anche il futuro
del mondo e della Chiesa. Le sue visioni sugli ultimi tempi hanno avuto un
grande influsso sul pensiero escatologico medievale. Ildegarda parlò degli
errori e dei peccati del clero, parlò della crisi della Fede. Nello
Scivias
ella afferma, per bocca di Dio:
«
(…) si prevede ancora la terribile prova
dei suoi
[di Cristo,
nda
]
membri
[del Corpo mistico, ovvero la
Chiesa,
nda
]
(…) La figura di donna che prima avevi visto accanto all’altare, è la
sposa del Figlio di Dio (…)
Le
macchie che coprono il suo ventre, sono le numerose sofferenze sopportate da
lei nella sua lotta contro il figlio della perdizione, cioè contro Satana. Questi
però viene colpito potentemente dalla mano di Dio.
(…). È la rivelazione della potenza di Dio, sulla quale si appoggia la
sposa di mio Figlio. Si manifesterà nel candido splendore della fede, quando
dopo la caduta del figlio della perdizione molti torneranno verso la verità, in
tutta la bellezza che splenderà sulla terra
».
L’esistenza e gli scritti di questo Dottore sono un mirabile impasto di
terra e di Cielo: Ildegarda, con linguaggio talvolta virile e talaltra sinfonico,
costituito da potenza e grazia insieme, affrontò i temi della teologia con
sicurezza e prontezza, forte dell’assistenza dello Spirito Santo. Il suo dire
coraggioso e la sua azione determinata e ricca di autorità possiedono l’impeto
e la forza di chi è stato direttamente incaricato da Dio di contribuire alla
costruzione delle mura della Città Celeste.