Il Giudizio Cattolico

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.
E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.
San Giuseppe Moscati


> Arte e architettura

Il Barocco



Il barocco come stile architettonico incominciò a manifestarsi alla fine del XVI secolo. Infatti, la Chiesa del Gesù a Roma (dei Gesuiti), terminata nel 1575, contiene già degli evidenti elementi barocchi. Ma il pieno sviluppo si realizzò nel XVII secolo quando dalla Roma dei Papi si diffuse nel resto d’Italia e non solo: anche in Spagna, a Vienna, in Polonia, in Russia e perfino oltreoceano nelle colonie spagnole e portoghesi. Il barocco trovò scarsa diffusione – non a caso – nei paesi dove forte fu l’influenza calvinista, come la Francia e l’Olanda.

L’essenza del barocco

Ma perché nacque il Barocco? Quale ne fu il motivo o i motivi ispiratori? La risposta non è difficile. L’essenza di questo nuovo stile è il meraviglioso. Tutto nel barocco è chiamato a stupire, a presentare dinanzi agli occhi dello spettatore il senso dello straordinario, dell’umanamente inconcepibile… La “vocazione” del barocco è , appunto, meravigliare.

A riguardo si possono individuare tre aspetti di questa immersione nel meraviglioso a cui il barocco vuole spingere lo spettatore. Sono: la maestosità , la bellezza stupefacente , il senso del calore .

Quest’arte volutamente produce forme maestose. Tale maestosità esige esprimere un’altra maestosità, quella della verità cattolica, cioè la sua incomparabile superiorità relativamente a chi (la cosiddetta “riforma” protestante) aveva voluta sminuirla.

Quest’arte volutamente produce bellezza, ma non una bellezza ordinaria, discreta, capace cioè d’imporsi per la sua intrinseca natura, per la sua capacità di rivelarsi nell’ordinario. No, un altro tipo di bellezza, una bellezza che possiamo anche indicare con la definizione di “bellezza stupefacente”. Ovvero una bellezza che deve avere la forza di stupire, di far sgranare gli occhi all’osservatore. Il quale può sentirsi anche inizialmente infastidito da una certa esplosione di forme, ma che poi avverte se stesso trasportato in una dimensione superiore, in una dimensione di sublimazione.

Tutto questo è funzionale ad esprimere la specificità della liturgia cattolica, specificità che era stata attaccata dal luteranesimo con la negazione della transustanziazione e poi dai seguaci di Lutero addirittura con la negazione della presenza reale di Cristo in corpo, sangue e divinità nell’Eucaristia.

L’arte barocca nelle chiese vuol esprimere questo concetto: il marmo si gonfia, le forme arrivano a contorsioni straordinarie perché è altrettanto straordinario ciò che sta avvenendo: le leggi dello spazio e del tempo si annullano nel Sacrificio Eucaristico, si ri-attulizza il Sacrificio del Venerdì Santo, i fedeli vengono veramente trasportati sul Calvario e il pane e il vino si trasformano veramente e unicamente nel Corpo e nel Sangue del Redentore.

E veniamo al terzo aspetto: il “senso del calore”. L’arte barocca è un’arte “calda”, calda perché volutamente vuole contrapporsi alla freddezza dell’arte rinascimentale, ma anche a quella freddezza che caratterizzerà gli edifici di preghiera del mondo protestante: squadrati all’inverosimile, disadorni, spogli… essenza mo’ di uffici della pura ordinarietà.

L’arte barocca si vuol porre su un altro livello. Chi entra nella chiesa, entra nel luogo non dell’ordinario ma dello straordinario, nel luogo del mistero. Certo, anche l’arte medievale (pensiamo alle grandi e irraggiungibili cattedrali gotiche) esprimeva pienamente questa concezione; ma quell’arte nacque per evidenziare una verità non per rispondere a un errore. L’arte barocca esaspera perché vuole rispondere, esagera perché vuole compensare la diffusione di un’eresia.

Una concezione totalizzante della spirito umano

Il barocco in Italia ebbe la sua massima espressione nelle arti plastiche, soprattutto nella grandiosa ed elaborata architettura presenti in città come Roma e Venezia. In quest’arte si distinsero: Gian Lorenzo Bernini (1598-1667), Francesco Borromini (1599-1667), Baldassarre Longhena (1598-1682), Guarino Guarini (1624-1683), Filippo Juvara (1671-1736). Nella pittura vanno ricordati il Tintoretto, i bolognesi fratelli Carracci, Guido Reni e, soprattutto Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1573-1610).

Il barocco si manifestò anche nell’urbanistica. La città barocca si arricchì non solo di chiese e di palazzi, ma anche di piazze con grandi fontane, di viali. Basti pensare alla Roma del Seicento e alle sue suggestive scenografie.

Il barocco divenne anche letteratura. Basti pensare a Giovanbattista Marino e ad Alessandro Tassoni con la loro ricerca del meraviglioso che si traduceva nell’immaginazione di situazioni fantastiche. Una fantasia che non voleva essere negazione surrealista del reale, bensì chiave interpretativa del reale al fine di affermare quanto il reale stesso contenesse il mistero e vi fosse perfetta compenetrazione tra naturale e soprannaturale .

In campo musicale nacque il genere del melodramma . Una rappresentazione in cui le parole si uniscono alle note, ponendo le premesse per la nascita dell’opera lirica. A riguardo si distinsero: Pierluigi da Palestrina, Claudio Monteverdi, Arcangelo Corelli.

Appendice del barocco fu il cosiddetto rococò che si sviluppò all’inizio del XVIII secolo. Si tratta di una maggiore esasperazione delle forme.
Corrado Gnerre 28 dicembre 2012






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Ignazio (in basco Íñigo) López nacque a Loyola intorno al 1491 e morì a Roma il 31 luglio del 1556 (canonizzato il 12 marzo 1622 da Papa Gregorio XV). Ultimo di tredici figli, faceva parte di una nobile famiglia che abitava un piccolo castello nella regione basca. Pur destinato al sacerdozio, egli non aveva la vocazione: leggeva continuamente romanzi cavallereschi e decise così di intraprendere la carriera militare, conducendo per un certo tempo la vita avventurosa e anche dissipata del soldato (un po’ come san Francesco). E, come per san Francesco, accadde un episodio che modificò per sempre la sua vita: combattendo nel 1521 nell’esercito del giovane Re di Spagna e Imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V d’Asburgo, nella celebre battaglia di Pamplona contro i francesi venne ferito gravemente. Con le gambe fracassate, Ignazio fu costretto

Massimo Viglione e Corrado Gnerre







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