Il nome di Giovanna d’Arco (Jeanne d’Arc) è più legato alla leggenda
che alla santità, al mito epico che al martirio. Fin da quando aveva tredici
anni fu eletta e investita da Dio per una missione religiosa e politica di
altissima responsabilità: liberare la Francia dalla prepotenza inglese in nome
di Dio.
La Chiesa, in quel periodo, viveva la profonda crisi del Grande Scisma
d’Occidente, durato quasi 40 anni. Quando santa Caterina da Siena (1347-1380)
morì, c’erano un Papa e un antipapa; quando Giovanna nacque, nel gennaio del 1412
(si dice il giorno dell’Epifania, ma la cronologia è incerta), c’erano un Papa
e due antipapa. Insieme a questa lacerazione all’interno della Chiesa, vi erano
continue lotte fratricide fra i popoli europei, la più drammatica delle quali
fu la “Guerra dei cent’anni” tra Francia e Inghilterra, iniziata nel 1337 e
conclusasi, con pause intermedie, nel 1453.
Guerre, carestie, pestilenze, eresie prostrarono l’Europa. Era il tempo
degli incubi, dove nell’immaginario collettivo le autentiche manifestazioni
mistiche si intrecciavano con le magie e le stregonerie, il mondo reale della
sofferenza e della morte cruenta si sovrapponeva alle fantasie demoniache
popolate di mostri e di balli macabri.
In questo clima di sopraffazione, di congiure e di usurpatori, di
confusione nella Chiesa e nelle nazioni, l’analfabeta Jeanne, nata a Domrémy
(oggi Domrémy-la-Pucelle), nei Vosgi, nella regione della Lorena, scrive una
lettera di fuoco e di grazia il 22 marzo 1429, martedì della Settimana Santa:
«
Gesù, Maria! Re d’Inghilterra e
voi duca di Bedford che vi dite reggente del regno di Francia, voi Guglielmo di
La Poule, conte di Suffolk, Giovanni sire di Talbot, e voi Tommaso sire di
Scales, che vi dite luogotenenti del duca di Bedford, rendete giustizia al Re
del cielo. Restituite alla Pulzella che qui è stata inviata da Dio, il Re del
cielo, le chiavi di tutte le buone città da voi prese e violate in Francia.
Ella è venuta qui da parte di Dio per implorare il sangue reale. Ella è pronta
a far pace, se volete renderle giustizia, a patto che le restituiate la Francia
e paghiate per averla tenuta. E fra voi, arcieri compagni di guerra e voi altri
che siete sotto la città di Orléans, andatevene nel vostro paese in nome di
Dio; e se non lo fate attendete notizie della Pulzella che ben presto vi vedrà
in grandissime disgrazie. Re d’Inghilterra, se così non fate, io sono
condottiero e in qualunque luogo attenderò in Francia le vostre genti, volenti
o nolenti le caccerò via. E se non vogliono obbedire, tutte le farò uccidere;
sono qui inviata da parte di Dio, Re del cielo, corpo a corpo, per espellervi
da tutta quanta Francia. E se vogliono obbedire saranno nelle mie grazie. E non
pensate altrimenti, perché non otterrete il regno di Francia da Dio, il Re del
cielo, figlio di Santa Maria, ma l’avrà re Carlo, il vero erede, perché Dio, il
Re del cielo, lo vuole
».
“Jesus-Maria”
Giovanna, la cui vita, consumatasi in 19 anni, fu un mistero di
ineffabile gioia e di inesplicabile dolore,
era la minore dei cinque figli di Jacques d’Arc e di Isabelle Romée, agiati
contadini. Nell’estate del 1425, all’età di 13 anni, nel giardino di casa,
sente una voce… è quella di san Michele Arcangelo, che le dice di far sua la
causa della Francia. Udrà la voce ancora molte volte e ad essa si uniranno
quelle delle vergini e martiri santa Margherita d’Antiochia (275- 290) e di santa
Caterina d’Alessandria (287-305). L’incalzante invito era accompagnato a quello
di far consacrare Carlo di Valois (1403-1461) quale Re di Francia. Giovanna
fece resistenza: come poteva un’adolescente diventare un condottiero? Ma il
Signore rende possibile l’umanamente impossibile.
Domrémy si trovava ai confini del regno, nella valle della Mosa che
divideva la Francia dall’Impero Romano-Germanico. Gli Anglo-Borgognoni nel 1428
si impadronirono di tutte le piazze della Mosa rimaste fedeli al Delfino di
Francia: Domrémy fu devastata; ciò decise il capitano di Vaucouleurs, Robert de
Baudricourt (ca. 1400-1454), che in un primo tempo aveva considerato Giovanna
d’Arco una pazza, di inviarla alla missione da lei richiesta: salvare Orléans;
far consacrare il Re; cacciare gli Inglesi dalla Francia; liberare il duca
d’Orléans.
Giovanna, che aveva fatto voto di verginità, indossati abiti maschili e
tagliati i capelli,
venne armata di
tutto punto e sul suo stendardo venne dipinto Cristo Re, affiancato da due
angeli, con le parole “
Jesus-Maria
”. Il
nome di Gesù comparirà sempre nell’intestazione delle sue lettere, sul suo
anello e morirà pronunciandolo più volte a gran voce.
Nell’Udienza generale del 26 gennaio 2011, incentrata proprio sulla
patrona di Francia, Benedetto XVI ha così spiegato: «
Il Nome di Gesù, invocato dalla nostra Santa fin negli ultimi istanti
della sua vita terrena, era come il continuo respiro della sua anima, come il
battito del suo cuore, il centro di tutta la sua vita. Il “Mistero della carità
di Giovanna d’Arco”, che aveva tanto affascinato il poeta Charles Péguy, è
questo totale amore di Gesù, e del prossimo in Gesù e per Gesù. Questa Santa
aveva compreso che l’Amore abbraccia tutta la realtà di Dio e dell’uomo, del
cielo e della terra, della Chiesa e del mondo. Gesù è sempre al primo posto
nella sua vita, secondo la sua bella espressione: “Nostro Signore servito per
primo”. Amarlo significa obbedire sempre alla sua volontà
».
La Pulzella si unì a un esercito d’appoggio che proteggeva un convoglio
di approvvigionamento e riuscì ad arrivare ad Orléans dalla riva sinistra. L’8 maggio
1429 gli Inglesi assedianti furono sconfitti. Da qui si susseguirono una
battaglia dopo l’altra e qui il coraggio soprannaturale della giovane ricorda
la tempra dei condottieri dell’antico Testamento, garantiti dal Signore degli
eserciti. Il 17 luglio dello stesso anno, Carlo VII venne incoronato a Reims alla
sua presenza. Il successo la consacrò eroina inviata dal Cielo: la gente voleva
toccare i suoi abiti, il suo cavallo, l’avvicinavano per conoscere il futuro,
per richiedere grazie e guarigioni…
Giovanna d’Arco vinse il dominio straniero per volontà di Dio e riuscì
a infondere audacia e speranza nell’esercito regio; ma gli storici concordano
anche nel riconoscerle il merito di aver allontanato con il nemico anche il
Protestantesimo, che altrimenti si sarebbe innestato in Francia.
Arresto, processo e rogo
Tuttavia le truppe inglesi la fecero prigioniera a Compiègne il 23
maggio 1430. Dopo due giorni dalla cattura, l’Università di Parigi chiese che
l’Inquisizione la giudicasse come una strega. Questa soluzione piacque molto al
duca di Bedford in quanto gli consentiva di screditare Carlo VII, che sarebbe
apparso come colui che doveva la conquista del trono alle potenze infernali.
Il 9 gennaio 1431 il vescovo Pierre Cauchon (1371-1442) aprì il
processo presso Rouen nel castello di Le Bouvreuil, fortezza di Richard
Beauchamp (1382-1439) che, conte di Warwich e governatore della città dal 1427,
aveva precise consegne dal sovrano Enrico VI (1421-1471). Fra gli assessori
convocati, sei provenivano dall’Università di Parigi, inoltre erano presenti
circa 60 prelati ed avvocati ecclesiastici, fra cui il Vescovo di Norwich e, al
di sopra del Collegio Giudicante, il Cardinale di Winchester, Henry Beaufort
(ca. 1374-1447), prozio e cancelliere di Enrico VI.
L’iniquo processo durò dal 20 febbraio al 24 marzo 1431. L’imputata era
colpevole d’idolatria, di scisma e d’apostasia. Durante il processo le era
stato chiesto se era in grazia di Dio ed ella rispose: «
Se non ci sono, voglia Dio mettermici, e se ci sono voglia Dio
tenermici
». Fu abbandonata al braccio secolare. Il 30 maggio 1431 Giovanna venne
arsa viva sulla piazza del Vieux-Marché di Rouen. Morì contemplando una grande
croce astile che frate Isembard de la Pierre aveva portato per lei.
Nel 1456 fu solennemente proclamata la sua riabilitazione; sarà
beatificata da san Pio X (1835-1914) nel 1910 e canonizzata nel 1920 da
Benedetto XV (1854-1922). Una sua statua è stata posta nella cattedrale di
Winchester, dinnanzi alla tomba del Cardinale Beaufort, colui che ebbe un ruolo
decisivo nel tragico e infausto processo.
Rivelatrice della presenza di Dio nella
storia
Alcuni storiografi, contaminati dal pensiero illuminista, se non
addirittura marxista, quel pensiero che tende a sporcare e porre in negativa
luce, sempre e comunque, fatti e personalità della cattolicità, hanno
ipotizzato, usando tecniche freudiane, che Giovanna si lanciò nell’impresa
bellica per liberare le sue turbe psichiche: una menzogna priva di qualsiasi riscontro
documentario e quindi di qualsiasi fondamento.
La martire francese resta una personalità unica e straordinaria e
rivela tangibilmente la potente presenza di Dio nella storia; così come la sua limpida
testimonianza dimostra gli errori che gli uomini di Chiesa possono commettere,
ma come la verità della Sposa di Cristo emerga comunque e sempre.
Giovanna d’Arco
tese all’
Imitatio Christi
attraverso la fede
salda, la carità immensa, la volontà indefettibile, l’umiltà, la purezza,
l’oblio di sé, accettando la sofferenza e la morte come sacrificio supremo per
amore. Da bambina saliva al romitorio di Notre-Dame di Bermont e nel mese
mariano offriva alla Vergine Santissima corone di fiori. Nel maggio del 1431
dona la palma del martirio a “Jesus-Maria”: come per la clarissa santa Colette
di Corbie (1381-1447), che probabilmente aveva incontrato a Moulins nel 1430,
anche per Jeannette, come era amabilmente chiamata, la Regina del Cielo e Cristo
Re sono inscindibili.
Cristina Siccardi