Chi mi conosce sa che mi trovo a
contatto quotidiano con studenti che vanno dai 13/14 anni fino ai 25 e oltre.
Studenti (soprattutto quelli di scuola) che –come è giusto- ti catapultano
sempre tante domande. Ovviamente, in questi ultimi giorni quasi tutte vertono sulla
situazione della Chiesa:
Perché il Papa
ha rinunciato? Cosa c’è dietro le sue dimissioni? Perché la Chiesa è in crisi? È
proprio vero che la Chiesa è dominata dalla corruzione?
Per non parlare di come questi ragazzi
siano influenzati da ciò che viene detto dai mezzi d’informazione. I ragazzi – si
sa – non è che leggano molto, ma sono dei grandi fruitori del web… e in questi
giorni sulla Rete, a proposito di Chiesa, c’è tutto e il contrario di tutto. Un
vero bombardamento di informazioni, di illazioni, dove si scrive e si leggono
cose che hanno perfino dell’inaudito. Uno studente mi ha perfino detto:
Ho letto su internet che il Papa si è
dimesso perché altrimenti sarebbe arrivato un mandato di cattura nei suoi
confronti.
Dovendo rispondere a tutto questo (guai
ad indietreggiare e rimanere in silenzio!), ho invitato i miei studenti a fare
con me una “composizione di luogo” (come amava dire il buon sant’Ignazio di
Loyola) ovvero una meditazione utilizzando la forza dell’immaginazione. Ho
detto loro:
Cari ragazzi, entriamo in una
stalla. Un luogo del genere che sensazione
procura? Ne viene colpito l’olfatto. L’odore di una stalla non è certo
paragonabile a quello di una profumeria. Nella stalla ci sono gli animali e con
gli animali anche il loro sterco.
Ebbene,
nostro Signore è voluto nascere in una stalla. Certamente, sua Madre già dal
giorno successivo provvide a trovare al Bambino un luogo più caldo e
confortevole (d’altronde san Matteo parlando dell’arrivo dei Magi dice che
questi “entrarono nella casa”), ma è indubbio che almeno alla nascita e almeno
in quella notte il Divino Bambino stette in quel luogo, pieno anche di
sporcizia e di sterco.
Cari ragazzi,
immaginiamo di essere i pastori che facevano di notte la guardia alle greggi e
che vennero chiamati dagli angeli per andare verso la mangiatoia. Quando questi
arrivarono, s’inginocchiarono e adorarono. Ma adorarono cosa? Il Bambino, non
certo la sporcizia o lo sterco ch’era in quel luogo. I pastori vennero chiamati
dagli angeli contornati dal loro fulgore splendente. Vennero chiamati da esseri
bellissimi per adorare la Bellezza di tutte le bellezze fattasi uomo.
Ebbene,
il mistero della Chiesa è proprio qui: nell’unione del Divino con l’umano… e
nella provvisoria coabitazione del Divino con la sporcizia.
Una coabitazione provvisoria perché durerà
fin quando durerà la storia, ma che c’è.
Riflettiamo. C’è una realtà umana che
sia immune dalla sporcizia e dallo sterco? Certamente la percentuale può
variare, ce ne può essere di più e di meno, ma la sporcizia e lo sterco sono
ovunque. Perché l’uomo è ovunque e perché egli è quello che è, pieno di
debolezze e di contraddizioni.
A differenza di ciò che esiste sulla
terra, a differenza delle altre realtà, solo la Chiesa ha la pretesa di vantare
un’originalità: accanto alla sporcizia e allo sterco possiede la presenza di
Dio; e questo la rende inequivocabilmente
santa
,
come diciamo nel
Credo
. Solo la
Chiesa ha la pretesa di affermare che essa è sì nella storia, che è sì nel
mondo, che è sì formata da uomini con le proprie debolezze e nullità … ma non è
né della storia, né del mondo, né degli uomini. E tutto questo perché è il
prolungamento della presenza di Cristo nella Storia.
Lo scandalo, oggi, non è tanto una
presenza più consistente della sporcizia e dello sterco, quanto la dimenticanza
della Presenza di Dio da parte di molti che vivono la Chiesa e che la governano.
Non mi sembra di dire parole fuori
luogo. Mi spiego più chiaramente. È indubbio che negli ultimi tempi la
sporcizia nella Chiesa sia diventata più consistente. E questo per una serie di
motivi che sono più o meno evidenti. Pensiamo – prima di tutto – all’eclissi
del timore di Dio. Benedetto XVI parlando al clero irlandese a proposito dello
scandalo pedofilia fece riferimento all’abbandono di un’adeguata vita di
preghiera. Ma si potrebbe aggiungere anche il modo di gestire i seminari, dove ormai
da tempo non si fa più un’adeguata selezione delle candidature al sacerdozio; non
capendo che è meglio avere dieci sacerdoti in meno piuttosto che uno in più
sbagliato, il quale, perché sbagliato, può essere capace di fare danni immani.
Ciò, dunque, per capire perché si è
arrivati a questo punto. Ma è indubbio che la sporcizia e lo sterco nella
Chiesa siano diventati più insopportabili perché si è dimenticato che cosa sia
davvero la Chiesa. Si è voluto dimenticare in essa la presenza di Dio, la sua
sovranità, che è la ragion d’essere della Chiesa stessa. E, perso Dio, rimane
solo la sporcizia.
C’è unicamente una cosa che può vincere
la storia e il tempo, che può elevare dalla sporcizia e dallo sterco umano:
l’immutabilità del Vero, la perennità della Presenza di Cristo,
alfa
e
omega
dell’esistente, Colui ch’era, che è e che sarà sempre uguale:
la fedeltà alla Tradizione. Già! La Tradizione, che non è come dicono gli
antitradizionalisti una semplice verità intellettuale ma soprattutto una
Persona. La Tradizione è Dio stesso che non muta, è il Dio cristiano in cui Verità
e natura-personale s’identificano, è il Dio cristiano che è Logos. La
Tradizione non è il concetto-di-essere ma l’atto-di-essere (
esse ut actus
) come amava dire san
Tommaso.
Dicevo: se si rinuncia a questo per inseguire
il vento, se si rinuncia a questo per inseguire la storia e il tempo… si
finisce con l’eclissare la Presenza di Dio… ed è come se i pastori, arrivando
alla mangiatoia, avessero trovato solo la sporcizia e lo sterco degli animali e
non lo splendore abbagliante, affascinante e purissimo dell’Incarnazione.