Nella Chiesa
di oggi dominano tre ossimori, cioè tre paradossi contraddittori. Ci tengo a
precisare “Chiesa di oggi” perché il mio riferimento è al dato sociologico di
Chiesa non a quello ontologico. È evidente che quando si parla di Chiesa si
intende una realtà che esiste da duemila anni, mi riferisco piuttosto a quel
che si manifesta sociologicamente ora, anche con l’ausilio di ciò che
mediaticamente si afferma.
Ebbene ci sono tre paradossi grandi, enormi:
Primo paradosso: un
anticlericalismo-clericalista
.
Secondo paradosso: un
antieconomicismo-economicista
.
Terzo paradosso: un
antiautoritarismo-autoritarista
.
Anticlericalismo-clericalista
Nell’ultimo
intervento in cui ho difeso i Francescani dell’Immacolata ho fatto riferimento
a un’intervista che Luca Telese fece tempo fa a don Filippo Di Giacomo a
proposito della questione della Comunione che il cardinale Bagnasco dette al
noto transessuale Luxuria in occasione dei funerali di don Gallo. Ebbene, in
quell’intervista don Di Giacomo non solo approvò l’atto di Bagnasco, ma si
dilungò a raccontare un aneddoto accadutogli dicendo che anch’egli si era
trovato in un caso simile. Mentre distribuiva la Comunione una vecchietta gli
fece cenno dicendogli: “
non la dia a
quella lì perché non è una donna ma un uomo
”.
La risposta di don Giacomo fu quella di dire all’anziana donna: “
Si faccia i fatti suoi!
”.
Ovviamente per il progressista Telese queste
parole di don Di Giacomo suonarono come la nona sinfonia di Bethoven, ma – se
si riflette – sono parole del peggiore clericalismo. In realtà, stando al racconto
del noto vaticanista, lui non si limitò a dire alla donna: “
Si faccia i fatti suoi!
”,
ma c’è un sottointeso: “
L’Eucaristia
è mia, signora, per cui si faccia i fatti suoi!
”.
Eh no! l’Eucaristia non è del sacerdote, egli è al
servizio dell’Eucaristia e non l’Eucaristia è al suo servizio. Questo ovviamente
è solo un esempio, e non tra i più eclatanti, ma indicativo. Ci si potrebbe
dilungare sull’enorme impegno che solitamente si profonde da parte di tanti
sacerdoti e operatori pastorali (come oggi si ama definirli) in merito a
tematiche ambientali, sindacali e politiche snaturando la specificità della
Chiesa che deve presiedere moralmente i grandi principi ispiratori dell’azione
politica senza scendere nell’ambito delle soluzioni ai singoli problemi. Da una
parte si invoca addirittura il principio di separazione tra ambito religioso e
ambito politico, santificando la laicità dello Stato se non addirittura il
laicismo, dall’altra gli schermi televisivi pullulano di sacerdoti che dicono
la loro sul termovalorizzatore nella tale vallata, sulla discarica nella tale
pianura, sull’industria nella tale città, cioè ci si intromette in cose in cui
né il teologo né il sacerdote hanno la grazia di stato per poter operare e
intervenire.
Antieconomicismo-economicista
La Chiesa
deve essere povera, l’essenza del Cristianesimo è la povertà, benissimo
verrebbe da dire… anche se fino ad un certo punto perché delle precisazioni
andrebbero fatte ma non è il caso di farle adesso.
Da simili direttive ci si attenderebbe un
comportamento conseguente e invece vediamo che si interviene massimamente per
reagire a politiche vessatorie sul piano fiscale nei confronti di beni ecclesiastici
(intendiamoci: reazione più che doverosa per difendere la libertà della
Chiesa), ma poi si fa silenzio (o quasi) sui principi non negoziabili, sulla
reazione a leggi liberticide come quella sull’omofobia che si sta preparando
all’approvazione.
Si interviene con decisione e tempismo su vescovi che
avrebbero mal utilizzato denaro favorendo crac finanziari, ma poi non si
interviene con altrettanto tempismo su vescovi, teologi ed ecclesiastici che
con i loro insegnamenti teologici spingono tante anime al peccato e – diciamolo
francamente – anche alla dannazione.
Si parla di povertà, si dice giustamente che il denaro
non è il valore per eccellenza e poi si presenta ai giovani il problema della
disoccupazione come tra i problemi più gravi. Per carità è questo un problema
importante, che si lega alla dignità della vita e alla possibilità di mettere
su famiglia, ma quando si parla ai giovani non ci sono problemi più urgenti: la
purezza, l’indissolubilità della famiglia, l’accettazione della vita fin dal
concepimento..? Insomma, gli aspetti economici non sono importanti… ma sono
importanti.
Antiautoritarismo-autoritarista
C’è chi ha
detto – e sono ampiamente d’accordo – che la Chiesa postconciliare quando vuole
(e vuole spesso) sa ripristinare molto bene i modi da santa inquisizione.
Ovviamente per chi non “sente” come essa vuole, anche in questo caso mi
riferisco alla Chiesa come dato sociologico non teologico.
Dalle mie parti si dice “
a chi figli e a chi figliastri
”, che significa: alcuni figli
vengono trattati da figli, altri da figliastri. Nella Chiesa di oggi è tutto
possibile, è possibile finanche che un notevole numero di sacerdoti di una
grande nazione di tradizione cattolica come l’Austria firmi un appello chiamato
niente di meno “
invito alla disobbedienza
”
e nulla di nulla, reazione pressoché
inesistente; è possibile che il fior fiore dei teologi dica cose totalmente
divergenti rispetto all’insegnamento ufficiale del magistero soprattutto in
tema di morale sessuale e coniugale e anche in questo caso reazione pressoché
inesistente; è possibile che ci siano abusi sulla liturgia per tutti i gusti
(da canzonette e balli da parte del celebrante, fino a clown e majorettes sugli
altari o quasi) e… reazione pressoché inesistente. Ma poi… se si vuole vivere
una vita religiosa o diffondere una linea teologica in perfetta coerenza con la
Tradizione e quindi con la dottrina di sempre della Chiesa, apriti cielo!
Scattano i commissariamenti, le deposizioni, si tagliano teste (ovviamente in
senso figurato) e sai.
Personalmente
non ho mai condiviso le idee di Giorgio Gaber e penso che sia facile intuirne
il motivo, ma che fosse una persona intelligente è fuor di dubbio, tanto è vero che non si è mai scioccamente allineato
al “politicamente corretto”, colpendo a destra… ma soprattutto a manca, cioè
tra i suoi amici. C’è un bella canzone nell’album
Libertà obbligatoria
che s’intitola
L’America.
Alla fine vi sono queste parole: «
Te la mettono lì, la libertà è alla
portata di tutti, come la chitarra. Ognuno suona come vuole e tutti suonano
come vuole la libertà
».
Che
è come dire la tolleranza va bene ma solo per chi teorizza la tolleranza,
altrimenti no.
Ora che questa atmosfera si
respiri nel mondo, non sorprende: il mondo e il demonio devono pur fare il loro
mestiere… ma che si debba respirare negli ambienti ecclesiali…
Ci rincuora però la
inossidabile verità che la Chiesa è santa, che mai finirà, che la guida Nostro
Signore Gesù Cristo e che è sotto il manto dell’Immacolata.