Il Giudizio Cattolico

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.
E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.
San Giuseppe Moscati


> Teologia, fede, morale

Senza Dio non si può amare veramente il prossimo



San Francesco d’Assisi dice nel suo Testamento : “Quando io ero nei miei peccati, mi era insopportabile vedere i lebbrosi, ma il Signore mi condusse in mezzo a loro e li curai con tutto il mio cuore.”

In questo tempo di laicismo imperante, in questo tempo in cui la dimensione religiosa viene sopportata solo se esprime le caratteristiche dell’ optional (ovvero: se c’è, va bene; se non c’è, va bene lo stesso), in questo tempo dove si crede che tutti i problemi siano nelle disponibilità umane per cui è l’uomo stesso a dover essere risposta a se stesso, in questo tempo i cristiani non possono tacere. E’ urgente ribadire che senza Dio l’uomo non può veramente e costantemente amare il prossimo. E’ urgente ribadire che qualsiasi amore che abbia le connotazioni del puro filantropismo (l’amore dell’uomo per l’uomo) è destinato inevitabilmente a fallire. E’ urgente ribadire che amare l’uomo per l’uomo può avere sì una validità occasionale ma poi diventa sabbia che il vento facilmente solleva e disperde.

Ma perché solo con Dio si può amare veramente il prossimo? Ci sono due motivi per capirlo:

Primo: solo attraverso Dio l’uomo può capire il limite altrui .

Secondo: solo riconoscendo nell’altro la presenza di Dio, l’uomo può considerare il proprio simile come la realtà più importante sulla faccia della terra .

Diciamo qualcosa in merito a questi due motivi.

Solo attraverso Dio l’uomo può capire il limite altrui. Per comprendere questo motivo si può utilizzare un apologo. Immaginiamo un uomo che abbia un viso mostruoso, inguardabile, ma egli non lo sa perché non si è mai guardato allo specchio. Questi incontra un altro uomo che ha un piccolo difetto fisico -roba da poco- e inizia a deriderlo. Lui che ha un viso mostruoso e inguardabile deride chi ha un piccolo difetto fisico. Tutto questo accade perché il protagonista non si è mai specchiato. Lo specchio è Dio. Quando si fa l’esame di coscienza si è sempre debitori nei confronti di Dio. Dio è l’assoluto, noi poca cosa, per cui non si può mai essere creditori nei suoi riguardi ma sempre debitori. E allora s’invoca il suo perdono. Ma se imploriamo misericordia, possiamo poi lesinare misericordia verso chi ce la chiede? Ecco dunque che solo quando l’uomo si specchia (e lo specchio è Dio), questi può aprirsi all’esperienza della misericordia. E’ quando Dio non viene riconosciuto, che l’uomo tende ad essere tollerante con se stesso e impietoso con gli altri. Solo quando Dio non viene riconosciuto, che l’uomo cerca la “pagliuzza” nell’occhio altrui, dimenticando di avere la “trave” nel suo.

Passiamo al secondo motivo: solo riconoscendo nell’altro la presenza di Dio, l’uomo può considerare l’altro come la realtà più importante sulla faccia della terra. A riguardo si può fare questo esempio. Immaginiamo di essere dei giuristi che devono teorizzare una legge che riconosca l’inalienabilità della persona umana (cioè che l’uomo non possa mai essere utilizzato come strumento bensì sempre riconosciuto come fine) ma che nello stesso tempo legittimi la strumentalizzazione di altri esseri viventi. Per esempio: è giusto cibarsi di vitelli, maiali, ecc… Dunque, dobbiamo teorizzare una legge che riconosca la differenza qualitativa e ontologica (cioè di sostanza) tra l’uomo e l’animale. Però con una caratteristica: questa legge non deve riconoscere che l’uomo sia creatura di Dio, creato cioè “a Sua immagine e somiglianza” e quindi che l’uomo stesso abbia un’anima immortale. Ebbene, stando a questo esempio, quali potrebbero essere gli elementi su cui fondare una tale differenza? Qualcuno potrebbe indicare l’ attività intellettiva come criterio di differenza. E’ indubbio che questa è un’evidente differenza tra l’uomo e l’animale ed è altrettanto evidente che l’attività intellettiva è una peculiarità dell’essere umano, ma sarebbe molto pericoloso se la si innalzasse a componente fondamentale e discriminante. Se così fosse, come la metteremmo con coloro che hanno handicap intellettivi? Se l’attività intellettiva non fosse una componente ma la componente dell’essere umano, dovremmo considerarli meno uomini. E i neonati che ancora non possono esercitare pienamente l’intelligenza? Dunque, a riguardo si coglie bene quanto sia pericolosa una simile convinzione. Ma continuiamo nell’esempio. Qualcun altro potrebbe indicare l’ aspetto somatico . Indubbiamente si tratta di un elemento caratterizzante, ma anche in questo caso sarebbe molto pericoloso elevarlo a criterio fondamentale. Se così fosse, basterebbe un semplice colore diverso di pelle per discriminare e ritenere chi più e chi meno uomo. L’esempio potrebbe continuare, ma è evidente che qualsiasi elemento si volesse evidenziare senza riconoscere il fatto che l’uomo è creatura di Dio, diventa fallimentare.

Quando si toglie Dio, a pagarne le conseguenze non è Dio, ma l’uomo. Valorizzare l’uomo per l’uomo (come pretende fare il filantropismo) è da sciocchi. Solo Dio garantisce la grandezza dell’uomo.

In una catechesi del mercoledì, precisamente il 12 gennaio del 2011, Benedetto XVI disse queste parole: “Cari amici, non dobbiamo mai dimenticare che quanto più amiamo Dio e siamo costanti nella preghiera, tanto più riusciremo ad amare veramente chi ci sta intorno, chi ci sta vicino, perché saremo capaci di vedere in ogni persona il volto del Signore, che ama senza limiti e distinzioni. La mistica non crea distanza dall’altro, non crea una vita astratta, ma piuttosto avvicina all’altro, perché si inizia a vedere e ad agire con gli occhi, con il cuore di Dio.”


Corrado Gnerre 8 ottobre 2013






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Corrado Gnerre







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