In occasione della recente morte di
Nelson Mandela è tornata alla ribalta sui
media
la questione del razzismo biologico. Anche nelle scuole se ne è parlato,
ma, com’era prevedibile, spesso senza andare nel profondo della questione
stessa.
Le origini del razzismo biologico
Quando si parla di razzismo, soprattutto
a scuola e non solo, si intende qualcosa che abbia attinenza con chissà quale
tempo antico: retaggi di un passato che non vuole sparire e null’altro. Non si
dice invece una verità sacrosanta, e cioè che il
razzismo biologico
è un “frutto” della modernità, è qualcosa che
trova il bacino di nascita nell’Illuminismo, che come tutti sanno è stato il
“vertice” della modernità.
Il motivo non è difficile da capire. La
cultura premoderna esprimeva un’antropologia in cui la dimensione spirituale
era concepita come dimensione fondamentale dell’uomo per cui l’uomo stesso
doveva essere “giudicato” soprattutto con parametri prevalentemente culturali.
La cultura moderna, invece, generò un altro modello antropologico: l’uomo
sarebbe solo una “macchina” (celebre frase dell’illuminista La Mettrie), ciò
che conta è solo la sua dimensione corporea, biologica per l’appunto. Da qui il
fatto che l’uomo non è che il suo corpo e, se è solo il suo corpo, va giudicato
solo relativamente ad esso.
Queste le sono le cause del
razzismo biologico.
All’
illuminismo
si aggiunse il
positivismo
e quindi il
darwinismo
. A proposito di quest’ultimo,
non è un caso che esso venne valorizzato tanto dal
marxismo
come “giustificazione” del materialismo motore delle azioni
umane e della storia, quanto dall’
hitlerismo
come “giustificazione” del razzismo biologico e della legittimità della
sopraffazione del più forte sul più debole (selezione naturale). Leggete che
“belle” parole scrisse Darwin
: “
Tra qualche tempo a venire
(…), è quasi certo che le razze umane incivilite stermineranno e si
sostituiranno in tutto il mondo alle razze selvagge.
Nello stesso periodo le scimmie antropomorfe (…) saranno senza dubbio
sterminate.”
E ancora:
“Tra tutti gli
uomini ci deve essere lotta aperta e non si deve impedire con leggi e costumi
ai migliori di avere successo e di allevare il numero maggiore di figli.”
In un altro passo insegna che giustamente
“(…)
tra i selvaggi, i più deboli fisicamente o mentalmente sono presto eliminati.”
Ma torniamo all’antropologia moderna. Tolta
dall’uomo la dimensione spirituale, non rimane che il suo corpo che diventa
determinante per “giudicare” l’uomo stesso.
La genetica ovviamente ha dimostrato
quanto sciocco e infondato sia il
razzismo
biologico
. Ogni uomo, indipendentemente dal colore della pelle e da una
certa conformazione somatica, ha lo stesso statuto cromosomico, tant’ è che se
un uomo di colore si unisce ad una donna bianca, o viceversa, possono
procreare. Le differenze di pelle e di aspetto somatico sono solo mutazioni
accidentali
, non
sostanziali
.
Ci sono dei fondamenti anche religiosi
nel razzismo biologico
?
Rimane però un interrogativo, se cioè
nel
razzismo biologico
, pur essendo
questo un fenomeno tipicamente moderno, non confluiscano anche elementi
“religiosi”. La risposta è senz’altro positiva. Bisogna però capire quali sono
questi elementi religiosi.
Facciamo l’esempio
dell’apartheid
del Sudafrica. Questa fu voluta non da tutti i
bianchi di quel Paese, ma solo da una componente dei bianchi stessi, i
cosiddetti
boeri
di origine olandese
o
afrikaner
. L’altra componente dei
bianchi in Sudafrica è di origine inglese e quindi di tradizione anglicana,
mentre i
boeri
sono di tradizione
calvinista. Ebbene, il calvinismo riguardo al razzismo purtroppo dice delle
cose che possono risultare decisive.
L’essenza del calvinismo è la
predestinazione radicale
, cioè la
convinzione secondo cui Dio avrebbe già deciso chi salvare e chi dannare
indipendentemente dai meriti e dai demeriti. Un Dio dunque parziale che
eleggerebbe alcuni senza motivo e che condannerebbe altri ugualmente senza
motivo.
Una tale convinzione porta
inevitabilmente alla paralisi esistenziale:
A
che pro dovrei darmi da fare se Dio già ha scelto il destino eterno?
Indipendentemente da ciò che deciderò di fare la decisione di Dio non potrà mai
essere modificata.
Per evitare questo, il calvinismo corse ai ripari e
disse:
no, ci sono dei segni per capire
se si è tra gli eletti o meno
. Il primo è quello del successo economico. Da
qui la mentalità tipica degli Americani per cui gli affari sono affari e in un certo
qual modo bisogna essere disposti a tutto pur di avere più successo. Un altro
elemento può essere la differenza razziale. Da questo si spiega perché mentre
nelle Americhe dal Messico in fin giù alla Terra del Fuoco domina il
meticciato, negli attuali Stati Uniti non c’è quasi più traccia della
popolazione indigena (i Pellerossa). Così, mentre in Brasile, pur essendoci una
significativa presenza di popolazione di colore, non c’è mai stata una
questione razziale; negli USA la questione razziale è sempre stata all’ordine
del giorno.
Razzismo biologico è sinonimo di
“discriminazione” culturale?
Un discorso sul
razzismo biologico
impone però anche una chiarificazione, e cioè
che questo non può essere confuso con la “discriminazione” culturale.
Ho utilizzato le virgolette per il
termine “discriminazione” perché dobbiamo ben capire come intenderlo. Se per
“discriminazione” intendiamo semplicemente una sorta di sciocca segregazione
(così come lo si intende solitamente nel linguaggio comune), è un conto; ma se
per “discriminazione” intendiamo ciò che realmente significa questo termine:
“discriminare” da “discrimen”, cioè “distinguere”, allora l’uso di questo
termine è del tutto legittimo, appropriato e utilissimo.
Lo so che adesso dirò una cosa “politicamente
scorrettissima”, ma è così, c’è poco da fare: le culture non sono uguali! Solo
due esempi ma se ne potrebbero fare tantissimi. Prendiamo la tecnologia. Il
Giappone fino a 150 anni fa era in una situazione di forte arretratezza sul
piano della tecnologia, poi l’ha appresa dagli occidentali e l’ha appresa
talmente bene che in un certo qual modo
ha anche superato gli occidentali stessi. Il che significa che la questione non
era biologica, non era legata alla “materia grigia”, alla scatola cranica e a
quantitativi di intelligenza meno elevati, la questione era esclusivamente
culturale. Il motivo lo può capire anche un bambino. Se concepisco la realtà
naturale come una manifestazione del divino e la identifico con il divino
stesso (panteismo), la realtà naturale non è modificabile, va accettata com’è,
la si deve subire fatalisticamente anche se si ritorce contro l’uomo. Tutte le
religioni orientali ed estremo-orientali hanno come comune denominatore il
panteismo. Ma se, invece, concepisco la realtà naturale non come manifestazione
ma come “creatura” di Dio, allora, pur non potendola distruggere e pur
dovendola rispettare, la posso indubbiamente modificare. Se poi a questo si
aggiunge che la Bibbia dice che l’uomo può “
dominare
sugli uccelli del cielo e sui pesci del mare”
(
Genesi
1), allora tutto diventa più chiaro e sono legittimato non solo
alla
scienza
(conoscenza) ma anche
alla
tecnica
(applicazione della
conoscenza). Un secondo esempio lo possiamo fare riguardo alla medicina. Tutto
il rispetto per le cosiddette “medicine orientali”, ma queste sono quelle che
sono: l’agopuntura così come era tremila anni fa così è rimasta ora. Ma se oggi
un thailandese, un cambogiano, un vietnamita, un cinese, ecc … ha un serio problema
cardio-vascolare si opera secondo i canoni della medicina occidentale. Questa
ha progredito e planetarizzato il mondo perché la concezione del corpo in
occidente è diversa rispetto a quella orientale. Il corpo se viene considerato
come “pezzo” di ricambio (la reincarnazione) non può obbligare ad
un’attenzione, anzi più lo si offende più ci si eleva misticamente, ma se il
corpo è parte integrante della persona umana e addirittura è destinato a
risorgere, allora la sua cura è religiosamente doverosa.
Dunque, le culture non sono affatto
uguali. Solitamente si dice che la più grande nemica dell’Africa sia l’Africa
stessa. In un certo senso non lo si può negare. Noi siamo tentati a pensare al
Terzo Mondo come un blocco omogeneo, che tende a fare “corpo” per reagire a
certe ingiustizie, ma non è così. Le culture africane (non a caso ho utilizzato
il plurale) sono spesso efferate contro gli africani stessi. Prendiamo il caso
dei bambini albini. Vengono impietosamente uccisi. La convinzione è che un
bambino albino vivo porti sfortuna, ma se lo si ammazza e le sue ossa vengono
messe sottoterra queste porterebbero molta fortuna. Ci sono attualmente in
Africa delle agenzie umanitarie (non a caso occidentali) che sono lì proprio per
salvare i bambini albini. E il caso del Ruanda? Non sono passati nemmeno venti
anni dai massacri fra
hutu
e
tutsi
, tutti li ricordano ancora.
Facciamo un passo indietro. Prendiamo la
famosa tratta degli schiavi negri che dominò soprattutto fra il XVI e il XIX
secolo. Mi sono sempre chiesto come quei mercanti, che pur venivano da contesti
cristiani, potessero giustificarsi. Ebbene, questi si “giustificavano” perché
gran parte di quegli schiavi erano già schiavi nei paesi di origine, cioè in
Africa, spesso destinati anche ai sacrifici umani.
Insomma, per concludere, la storia
dimostra di essere molto più complessa di quanto si immagini e quando si parla
agli studenti bisognerebbe sforzarsi di essere quanto più obiettivi possibile
senza far affogare i nostri ragazzi nel solito “politicamente corretto”.