Oggi la Chiesa Cattolica commemora san Giovanni Apostolo.
Forse non con tutta la solennità che questa colossale colonna portante del
Corpo mistico di Cristo meriterebbe. E cerco di dimostrare quanto appena
affermato.
Non occorre essere teologi o santi per conoscere chi è san
Giovanni Apostolo ed Evangelista. Tutti sappiamo chi è. Ma siamo certi di aver
profondamente colto l’immenso e quasi insuperabile ruolo che la Provvidenza ha
destinato a questo giovanetto – e poi a questo venerando centenario –
all’interno dell’umanità tutta?
Eccetto la Madre di Dio, e forse san Giuseppe, chi può dire
di aver avuto un ruolo più importante nell’economia della salvezza
dell’umanità? Stiamo esagerando? Proviamo a fare qualche veloce riflessione a
riguardo.
Al di là del fatto che il giovanissimo fratello di san
Giacomo Maggiore apostolo era già discepolo del Battista ancor prima
dell’inizio dell’attività pubblica di Nostro Signore, ciò che occorre sottolineare
è l’unicità del suo destino umano, fissando schematicamente l’attenzione su
alcune sue eccezionali quanto uniche prerogative.
1)
Anzitutto è un Apostolo, privilegio assoluto fra
tutti gli uomini di tutti i tempi e luoghi che condivide evidentemente con
altri undici uomini.
2)
Nel collegio apostolico però egli è il più
giovane di tutti. Di per sé, tale elemento potrebbe non avere particolare
significato, ma occorre tener presente che il fatto presuppone con morale
certezza (e del resto ciò è stato da sempre insegnato dalla tradizione
ecclesiastica) la sua purezza al momento della conoscenza con Cristo, e quindi
di conseguenza la sua purezza interiore ed esteriore mantenuta per tutta la
vita. È l’apostolo della purezza.
3)
Non per niente, è l’“apostolo che Gesù amava”,
come egli stesso ripetutamente ci dice nel suo Vangelo. Tale specifico amore di
Cristo per lui fa da contraltare all’amore per la peccatrice redenta. A parte
Maria Vergine, Maria Maddalena e Giovanni sono le persone che Nostro Signore ha
più amato al mondo, la donna che da corrotta diviene pura con una vita di amore
e penitenza, e il giovane che mai perdette la sua purezza vivendo nel pieno amore
di Cristo.
4)
Tali privilegi meritarono loro di essere sotto
la Croce. Giovanni è l’unico apostolo che non abbandona Gesù.
5)
Inoltre, egli aveva già ricevuto un privilegio
ineguagliabile, che solo alla Vergine e a san Giuseppe era mai stato concesso:
durante l’ultima cena, aveva potuto appoggiare la sua testa sul petto del
Salvatore del mondo, ovvero sul Sacro Cuore! Come vuole un’antica tradizione,
fu in quel momento che il Logos trasmise il Vangelo e l’Apocalisse all’ancor
giovanissimo apostolo.
6)
Tale speciale amore di Cristo per lui è
confermato due giorni dopo, all’alba, quando per primo arriva al Sepolcro
vuoto. Certo, per rispetto all’autorità di Pietro si ferma e lascia passare il
suo capo terreno. Ma il primo (a parte Maria Maddalena) uomo a credere e correre
è appunto il giovinetto puro Giovanni.
7)
Giovanni sotto la Croce rappresenta l’umanità
tutta, possiamo dire “incarna” l’intera umanità assente. Da quel momento, il
numero indefinito di uomini che fino alla fine del mondo, al momento della
Consacrazione durante la santa Messa o nelle loro meditazioni, si immaginano
sul Calvario, non fanno altro che “prendere il posto” dell’unico uomo che
veramente v’era, Giovanni.
8)
Sotto la
Croce, riceve un altro incommensurabile premio dal Signore, forse il più grande
di tutti: diviene “figlio adottivo” di Maria Santissima, e in tal modo ancora
una volta incarna in sé l’umanità intera.
9)
Ma il privilegio incommensurabile non finisce
ancora: Gesù gli ordina di ospitare in casa sua Madre. In qualche modo, diviene
una figurazione di Gesù stesso, e per anni ogni mattina ha il privilegio di
poter dire Messa alla presenza fisica dell’ancor vivente Madre di Dio. Qualcuno
può immaginarsi “cosa” c’era in quella stanza durante la Messa celebrata da
Giovanni alla presenza della Regina degli Angeli?
10)
Giovanni non è solo apostolo, ma è anche
evangelista.
11)
Egli condivide questo privilegio con altri tre
uomini, come sappiamo, ma il suo Vangelo non è “sinottico”, è il Vangelo del
Logos. È il Vangelo dell’“aquila”, che ha visto e compreso, magari in un
istante in cui ha posato il suo capo sul Sacro Cuore, ciò che nessun altro uomo
aveva potuto mai vedere e comprendere.
12)
Giovanni scrive inoltre una Lettera che è
rimasta per sempre nella Rivelazione, privilegio che condivide con altri
quattro.
13)
Ma la lettera di Giovanni è per antonomasia la
lettera della Carità divina. Egli non è solo l’evangelista del Logos, ma anche
il testimone dell’Amore infinito di Dio, che “è amore”.
14)
Giovanni è l’unico degli apostoli che, pur
subendo il martirio, non muore. Come spiegare questo ulteriore incredibile
privilegio se non tramite la sua purezza e l’amore che Cristo ha sempre provato
per lui?
15)
Giovanni, accecato e spedito in esilio, vede ciò
che nessun altro uomo al mondo ha mai potuto vedere: vede la fine dei tempi, la
fine della storia, il predominio momentaneo del male e quindi il trionfo eterno
del Bene, di Cristo sul mondo e sul suo disperato principe. Giovanni è l’autore
dell’Apocalisse.
16)
E con la scrittura dell’Apocalisse, Giovanni,
morendo, ha il privilegio ultimo e di una grandezza indefinibile: egli chiude
per sempre la Rivelazione divina agli uomini. Poggiando il suo stilo dopo aver
scritto l’ultima parola dell’Apocalisse, Giovanni ha simbolicamente chiuso la
voce diretta dello Spirito Santo agli uomini. D’ora in poi, Dio parlerà tramite
la Chiesa e lo farà fino all’Apocalisse, quando, come Giovanni ci ha detto,
verrà in trionfo a chiudere la storia e a giudicare i vivi e i morti.
Chi scrive non ha né la competenza teologica né la capacità
letteraria di esprimere nemmeno un’oncia del peso incommensurabile di tutto
quanto ha voluto affermare. Ma lo offre, nella sua devastante pochezza, al
Signore per tramite dell’uomo che Egli amò più di ogni altro, e al quale
concesse i più inarrivabili privilegi.
Preghiamo san Giovanni apostolo ed evangelista di
guidarci ogni giorno nella milizia al servizio di Cristo e per la strada in
salita della Carità e del Logos, ciò che ci rende cristiani e figli dell’unica
civiltà della storia fondata appunto sulla Carità divina e sul Logos incarnato.