San
Francesco di Sales, vescovo e Dottore della Chiesa, ricercatissima guida
spirituale
e
fondatore della Congregazione della Visitazione, “martello degli eretici”
e
ineguagliato maestro di carità e di vita, rimane ancora oggi forse, insieme a
sant’Agostino, il più letto e amato fra i teologi della Chiesa Cattolica.
La
sua vita e il suo insegnamento non hanno mai perso di attualità, e oggi, a
distanza di cinque secoli, chiunque lo può verificare meditando i suoi
capolavori.
Nasce nel castello
di Sales il 31 agosto del 1567, primo di tredici figli (dieci maschi e tre
femmine). La madre, Françoise de Sionnaz, ha appena 14 anni e il padre,
François 1er des Nouvelles, signore di Boisy, ne ha 31 di più.
Dalla
prima educazione ricevuta in casa passa alla scuola nella vicina La Roche e poi
al collegio di Annecy. Quindi si trasferisce a Parigi al Collegio Clermont
accompagnato dal precettore l’abate Diage, ma attraversa una grave crisi
spirituale mentre completa gli studi umanistici e filosofici: a 19 anni parte
per Padova allo scopo di laurearsi in diritto civile ed ecclesiastico.
Dopo
tre anni si laurea il 5 settembre 1591. Vuol visitare Roma, ma il viaggio termina
a Loreto perché i briganti infestano l’Italia centrale. A Padova si congeda dal
padre spirituale Antonio Possevino, ma ritorna ad Annecy dov’è la famiglia.
Nel
1592 si iscrive all’Ordine degli Avvocati e difende diverse cause fra cui
quella in favore del Vescovo. Cede alle insistenze e pressioni dello stesso per
completare la sua preparazione al sacerdozio e quindi viene ordinato a Dicembre
del 1593.
Aveva
studiato filosofia, scienze naturali, medicina, italiano e spagnolo ma le
scienze sacre, teologia, greco biblico, ebraico le aveva coltivate per suo
conto. Non si può tuttavia mettere in dubbio la sua conoscenza della Bibbia, in
cui aveva avuto a Parigi come maestro il grande Génébrard.
Una cultura vasta e profonda
Si è detto che abbia
avuto poca simpatia per la speculazione teologica e forse è vero, ma nelle
dispute cogli ugonotti e coi calvinisti non mostrò mai incertezze o ambiguità
dottrinali. A Padova fu amico e discepolo del gesuita Antonio Possevino, e dal
minore conventuale Filippo Gesualdi dai quali imparò l’amore per i Padri della
Chiesa, per Tommaso e Bonaventura: in parole povere, visse e praticò le verità
della fede.
Fin
dai tempi di Parigi conosceva la dottrina d’amore del Ficino e del suo discepolo Pico della Mirandola: se
ne può vedere una prova nell’
Esercizio
del sonno o riposo spirituale
e nelle
Norme
per le conversazioni e gli incontri
.
Nell’ambiente
colto patavino circolavano le opere del Bembo e del Castiglione: Francesco ne
valutò l’aspetto cortese e raffinato ma ne scoprì anche il limite in quanto
mancava la base solida che è Cristo. Le belle maniere non possono sostituire
l’amore vero, la “caritas”.
A
Padova conobbe pure il teatino Lorenzo Scupoli il cui trattatello,
Il combattimento spirituale
, lo aiutò a
dare concretezza alla sua spiritualità di tipo cristocentrica.
Preparandosi
alla consacrazione episcopale redige per sé e per il suo personale un “Regolamento”
che sembra una regola monastica: preghiera, studio, servizio pastorale.
Difensore della verità nella carità
Centro della sua
giornata è la Messa, vissuta intensamente. Allo stesso modo teneva in gran
conto il sacramento della Confessione, per sé e per gli altri.
Nel
periodo dello Chablais (1594-1598) le sue lettere ci danno uno spaccato della
sua anima: retto e inflessibile ma allo stesso tempo prudente e delicato non
nasconde i suoi sentimenti ma ha il coraggio della verità.
L’eresia
che affligge la Chiesa va combattuta e perciò Francesco conquistò la stima di
Beza, il continuatore di Calvino, ma non riuscì a riportarlo in seno alla fede
cattolica.
Clemente
VIII, Paolo V, Leone XI, il Baronio, il Bellarmino lo ammirarono e stimarono
incondizionatamente. Francesco è un oratore nato, non nel senso che comunemente
si dà a questa parola ma nella sua migliore accezione poiché il vero comunicatore
ha la capacità di parlare «
col cuore,
mentre la lingua parla soltanto alle orecchie
» (sono sue felici espressioni
).
I
suoi modelli sono san Carlo Borromeo, san Filippo Neri, i Barnabiti, i preti
dell’Oratorio. Pronunciò, in 18 anni di ministero, 3 o 4 mila sermoni e scrisse
un trattatelo in forma di lettera al vescovo Bourges, Andrea Frémyot, fratello
di Giovanna Francesca di Chantal.
Si
convince col tempo che anche lo scritto ha i suoi vantaggi : «
offre più tempo della voce alla riflessione,
per pensare più profondamente
».
Durante
la sua missione allo “Chablais” raccolse i suoi sermoni col titolo
Meditazioni
che chiamò poi
Controversie
. È evidente in questo libro
il suo zelo per la salvezza delle anime e per combattere l’eresia, soprattutto
quella degli ugonotti.
Fu
allora che un tal Viret, calvinista sfegatato, autore di un velenoso libercolo
contro la presenza reale nell’Eucarestia, lo attacca violentemente ed egli
allora scrisse una
Breve meditazione sul
Simbolo degli Apostoli
, in cui suffraga
ogni affermazione con citazioni della Scrittura e dai Padri: è con
questo criterio o metodo che combatte tutte le opere dei calvinisti.
Quando
il Viret osò mettere in dubbio la verginità della Madonna Francesco fece notare
l’ignoranza dell’oppositore. Al calvinista Beza propose, per ordine di Clemente
VIII, un incontro ma si accorse presto della pervicace ostinazione del suo
interlocutore e quando ad Annegasse, a pochi chilometri da Ginevra, ci fu una
solenne celebrazione delle Quarantore e i ministri calvinisti ginevrini
organizzarono una violenta opposizione, il santo compose un’opera,
Difesa dello Stendardo della Croce
, che
fu pubblicata tre anni dopo, nel 1600, a causa di una seria malattia e di un
viaggio a Roma.
Nel
frattempo Francesco ricevette nella Città Eterna la nomina di vescovo titolare
di Nicopoli (marzo 1599). Compose in quel tempo l’orazione funebre per il
Principe di Mercœur, al cui casato era debitore per i benefici ricevuti.
I suoi due capolavori
Scrisse pure un
breve, prezioso libretto
Consigli ai
confessori
, in cui rivolge ai suoi preti succose esortazioni per il loro
ministero pastorale. Famosa la
Filotea
o
Introduzione alla vita devota
, che
ha cura di formare a una vita pienamente cristiana coloro che vivono nel mondo,
in famiglia, e devono assolvere compiti civili, sociali.
Questo
libro fu scritto per una signora, Luisa du Chatel, andata sposa al Signore di
Charmoisy, cugino del santo ed essendo utile per guidare spiritualmente persone
che vivono nel mondo e non nello stato religioso, un gesuita P. Sean Fourrier,
ne consigliò la pubblicazione.
Fu
un successo enorme e dopo la prima edizione del 1608 ce ne furono altre quattro
fino al 1611, ma siccome erano piene di errori ce ne fu una quinta nel 1619
ricevuta e corretta dallo stesso autore.
Elogi
senza fine ma anche critiche aspre e malevole. Più tardi compose il
Trattato dell’amor di Dio
, più profondo
e ordinato, un vero capolavoro di spiritualità cristiana.
Pastore di Cristo senza riposo
Conviene dire qualcosa
sulla sua attività di Pastore (diocesi di Ginevra con sede ad Annecy).
Prese
possesso della sua diocesi il 15 dicembre del 1602 e un mese dopo scrisse la
sua prima lettera pastorale.
Ordina
in essa il digiuno e l’astinenza e bandisce il sinodo per il secondo mercoledì
della seconda Domenica dopo Pasqua. Intima inoltre la residenza a tutti i
sostenitori di beneficii. Purtroppo la resistenza del clero nell’obbedire alle
sue ordinanze lo obbliga a rinnovarle con la minaccia di precise e severe sanzioni
nel caso vengano eluse.
A
norma del Concilio di Trento visita 260 delle 450 parrocchie della diocesi
comprese le 50 rimaste in territorio francese a seguito della cessione di
alcuni paesi. Tuttavia la sua perseveranza e la dolcezza nella direzione spirituale
danno i loro frutti: anche il catechismo dialogato che usa per le esigenze dei
piccoli produce buoni risultati, pur non avendo altri aiuti che i due fratelli
minori Sean-François e Bernard.
Il
metodo, da lui usato, di catechesi dialogata, incontrò dapprima difficoltà
presso il clero e per due anni fu il solo catechista della città, ma poi
avvenne la conversione di tutta la sua chiesa: assieme ai bambini vi erano
nobili, ecclesiastici e gente del popolo.
Fu
necessario occupare altre due chiese e il catechismo del Bellarmino,
personalizzato con semplici sussidi esplicativi, si diffuse rapidamente anche
grazie alla collaborazione dei laici che aveva coinvolto nella stessa
compilazione del regolamento.
Attraverso
il libretto dei
Consigli ai Confessori
aiuta i sacerdoti ad amministrare bene il Sacramento della Penitenza. È pieno
di sapienza nel dare i consigli opportuni perché i penitenti prendano fiducia e
non si scoraggino: per il duca di Bellegarde scrisse pure un “Promemoria” che è
un piccolo trattato sulla Confessione.
Delicato e fermo Padre spirituale
Fu innumerevole la
quantità di persone che il santo avvicinò a questo sacramento. Si esprime in
termini così affettuosi da creare equivoci o malintesi nelle lettere che
indirizza ad esempio alla Chantal, colla quale si è creato un rapporto
spirituale così intenso da fargli dire che Dio gli ha dato un cuore di madre
più che di padre… ma è amore vero, forte, di uomo di carattere, non tenerezza
sentimentale priva di nerbo e di sostanza.
La
Congregazione della Visitazione da lui fondata si avvalse di questo spirito
dolce e gradevole, che attirò molte anime (di donne e ragazze) che si sentivano
escluse dai grandi ordini formati o riformati.
La
fondazione non escludeva le opere di carità che affidava a donne mature e
sperimentate. Tuttavia lo scopo della Congregazione «
è più per dare a Dio delle figlie d’orazione e delle anime così
interiori da essere trovate degne di servire la sua Maestà infinita e di
adorarlo in spirito e verità
».
È
per queste figlie e per la loro Madre che porterà a termine il
Trattato
: dai primi passi tracciati
nella
Filotea
il cammino si avvia
alle vette della perfezione cristiana.
La sua figlia fedelissima
Infatti fu la
fedelissima e piissima Giovanna Francesca Chantal che lo incoraggiò e scongiurò
di portare a termine questo lavoro: era nata da Benigno Frémiot e da Margherita
di Berbisey il 23 Gennaio 72 a Dijon e arrivò sposa a Cristophe de Barbutin,
barone di Chantal, che la lasciò vedova con quattro figli.
Il
fratello minore, Andrea Frémiot, divenne vescovo di Bourges nel 1603, e fu a
Digione che Francesco conobbe questa pia donna mentre predicava il quaresimale
alla Sainte Chapelle il 5 marzo 1604.
Si
strinse allora tra il santo vescovo e la nobildonna devota una santa amicizia,
che certamente li stimolò a una reciproca edificazione, poiché difficilmente si
riesce a distinguere e sceverare chi dei due abbia dato il maggiore apporto
alla santificazione dell’altro.
Si
iniziò una lunga e intensa collaborazione che ebbe anche frutti spirituali di
grande valore: lo stesso
Trattato
dell’amor di Dio
non avrebbe avuto quella profondità e ampiezza che
raggiunse attraverso i consigli e le preghiere di Giovanna Francesca.
Il
santo disse e scrisse: «
Ho l’impressione
che Dio mi abbia affidato a lei; ne sono sempre più convinto
». È un affetto
vero, reale a profondo. Il “Trattato” è un’opera così perfetta che fece dire al
P. Poirrat: «
San Francesco di Sales forma
una scuola di spiritualità da solo. Egli è il suo inizio, il suo sviluppo, la sua
somma totale
».
È
un invito rivolto a quanti intendono rispondere con generosità all’azione di
Dio, nessuno escluso. Il santo predicò moltissimo, sino a tre volte in un
giorno, ma dei suoi sermoni interi se ne conoscono solo due, poiché nei 4
volumi dedicati ad essi si conoscono solo tracce o riassunti che ne facevano
gli uditori.
Accompagnando
la corte di Savoia a Parigi il 27 Dicembre del 1622 morì di apoplessia a Lione.
Beatificato nel 1661, canonizzato nel 1665, fu dichiarato Dottore della Chiesa
nel 1867 da Pio IX. La sua festa si celebra il 29 gennaio secondo l’antico
calendario, il 24 secondo il nuovo.