L’uomo
è un essere composto da corpo e anima
Prima
di tutto una premessa. Riguardo al rapporto tra anima e corpo nella filosofia
sono ravvisabili quattro possibili soluzioni:
1.Lo
spiritualismo
: l’uomo è solo spirito
(Platone).
2.Il
dualismo
: nell’uomo anima e corpo sono
due sostanze separate (Cartesio).
3.Il
materialismo
: l’uomo è solo materia
(molti filosofi contemporanei).
4.L’
unione sostanziale
: l’uomo è sintesi
armonica di anima e corpo (Scolastica-San Tommaso).
Detto
questo, vediamo se si può dimostrare la spiritualità dell’anima. San Tommaso
afferma che l’anima è il principio informatore, ovvero è “
l’unica forma sostanziale sussistente
”.
Questo
è il suo ragionamento. L’uomo è un corpo, e come tutti i corpi è costituito di
materia prima e forma sostanziale, secondo la celebre distinzione aristotelica.
Vi è però – aggiunge san Tommaso - una differenza: negli altri corpi, viventi o
non viventi, la forma sostanziale esiste nella materia ed esaurisce tutto il
suo essere nell’informare la materia. Essa è una forma “materiale”, non
certamente nel senso che sia fatta di materia, ma nel senso che è tutta e
soltanto forma di una materia. Solitamente si fa questo esempio: in una sfera
di bronzo la sfericità esaurisce tutta la sua realtà nel rendere sferico il
bronzo. Non avviene così nell’uomo. La sua forma sostanziale (l’anima) è
spirituale, cioè non esaurisce la sua realtà nell’informare la materia prima,
ma ha un suo essere, una sua esistenza propria indipendente dalla materia, e
comunica questo suo essere alla materia. Mentre dunque negli altri corpi ciò
che esiste (la sostanza) è soltanto il
composto di materia e forma, nell’uomo ciò
che esiste è certamente il composto, ma l’esistenza appartiene prima di tutto
e originariamente all’anima, che va quindi considerata come una forma
sostanziale, anzi una forma sussistente.
Ma
per quale motivo san Tommaso arriva a questa conclusione? Perché egli prende in
considerazione il diverso comportamento dell’uomo e dell’animale. Mentre
nell’animale ogni attività è sempre legata alla materia, nell’uomo vi sono
delle attività (il pensiero, la libera volontà) che sono indipendenti dalla
materia. Ora, l’attività segue l’essere (
agere
sequitur esse
); se dunque vi è un’
attività
indipendente dalla materia, anche il principio da cui tale attività promana
(nel nostro caso l’anima) avrà un
essere
indipendente
dalla materia. Per capire meglio questo
ragionamento si può fare un esempio di questo tipo:
dinanzi a
noi vi è una brocca piena di acqua ghiacciata; abbiamo da poco mangiato
abbondantemente e per giunta siamo sudati; gli istinti ci spingono a bere
quanto prima e quanto più velocemente possibile. Interviene la ragione che ci
dice di non bere od eventualmente di attendere per evitare di danneggiarci;
sarà poi la volontà a rendere possibile l’obbedienza alla ragione piuttosto che
il seguire gli istinti. Ebbene, l’uomo è capace di dire no agli istinti quando
questi non possono essere assecondati. Gli istinti sono la dimensione materiale.
Se l’uomo fosse solo materia non potrebbe distaccarsi da essi. Ciò vuol dire
che l’uomo, oltre ad essere corpo, è anche spirito.
Un altro esempio: quando noi pensiamo, formiamo nella
nostra mente dei concetti; ebbene, il concetto non ha forma o dimensioni, esso
è slegato dalla materia; ora, essendo chiaramente impossibile che un soggetto
materiale produca qualcosa di slegato dalla materia, bisogna necessariamente
ammettere che vi è nell’uomo un principio non materiale: bisogna ammettere
l’anima spirituale. Questo il motivo per cui l’animale vive, ma non sa di
vivere; mentre l’uomo sì.
Torniamo
a san Tommaso. Egli nella
Summa
Theologiae
utilizza questa prova: l’uomo può conoscere intellettualmente la
natura di tutti i corpi. Quindi il principio conoscitivo intellettuale
dell’uomo non può essere corporeo, perché una sua eventuale natura corporea gli
impedirebbe di accogliere in sé conoscitivamente la natura degli altri corpi.
Si tratta di un argomento filosofico che dimostra ciò che è già di per sé
evidente: noi percepiamo di “dominare” intellettivamente la natura dei corpi,
percepiamo di essere, col nostro pensiero, superiori a tutto il mondo dei
corpi. Pascal ha scritto nei
Pensieri
(347):
L’uomo non è che una canna, la più debole
della natura; ma è una canna che pensa. Non occorre che l’universo intero si
armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d’acqua bastano per ucciderlo. Ma
quando l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe anche allora più nobile di
ciò che lo uccide, perché sa di morire e conosce la forza che l’universo ha su
di lui; l’universo non ne sa nulla”.
Pascal scrive ancora (793):
“Tutti i corpi, il firmamento, le stelle, la
terra e i suoi regni non valgono il minimo degli spiriti, perché lo spirito
conosce tutto ciò e se stesso, mentre i corpi nulla conoscono.”
Il
precedente esempio della brocca di acqua gelata presenta l’esperienza della
libertà, la quale mostra la trascendenza dell’uomo sui condizionamenti
corporei. Anche in questo caso il principio di un’attività superiore al mondo
dei corpi non può essere corporeo. La libertà dell’uomo manifesta chiaramente
la sua spiritualità (il che è confermato anche dal fatto che i materialisti
coerenti sono costretti, pena contraddizione, a negare la libertà nell’uomo).
Qui l’allusione al marxismo non è affatto casuale: se tutto scaturisce da
fattori materiali, non si capisce come mai possano esserci degli uomini che
individuano la necessità ideale della lotta di classe.
Affermata,
dunque, la spiritualità, san Tommaso non cade nel dualismo, ovvero nella
separazione dell’anima dal corpo. Anzi afferma l’unità sostanziale dell’uomo.
L’argomento di san Tommaso è questo: l’uomo che vive e sente con la sua natura
corporale è quello stesso che pensa e vuole liberamente. Il vivere, il sentire,
il pensare, il volere, sono attività che promanano da un unico soggetto
sostanziale. Ciò obbliga a concludere che l’anima intellettiva è anche la forma
sostanziale del corpo.
L’immortalità dell’anima
Dal
fatto che l’anima è una forma che ha un suo proprio essere che non dipende dal
corpo, ma che anzi essa stessa comunica al corpo, deriva di conseguenza la sua
incorruttibilità, ovvero la sua immortalità.
Adesso
i lettori mi permettano un ragionamento complicato ma necessario. Poi il
discorso tornerà a semplificarsi. San Tommaso dice che una cosa si può
corrompere, cioè può cessare di esistere, o
per
se
o
per accidens
.
Per se
, cioè direttamente, si corrompe
il composto di materia e forma, la materia perde la sua forma per acquistarne
un’altra. Ora, l’anima umana non è composta di materia e forma, ma è una pura
forma, quindi non può corrompersi
per se
.
Ma l’anima umana non può corrompersi neppure
per accidens
, cioè indirettamente, con il corrompersi del composto,
perché in questo modo si corrompono solo le forme “materiali”, cioè quelle che
esauriscono il loro essere nell’informare una materia. Per esempio, si corrompe
per accidens
la sfericità di una
sfera di bronzo quando la sfera viene fusa nel fuoco. Non può essere questo il
caso dell’anima umana perché tale anima, come si è visto, è sussistente in sé e
per sé, ha una sua propria esistenza che non dipende dalla materia. Ecco che si
deve concludere che l’anima umana è immortale, che continua a sussistere dopo
il disfacimento del corpo.
Da
un punto di vista biologico si sa che il nostro organismo attuale non è
l’organismo che avevamo dieci anni fa, e non semplicemente nel senso che è
cresciuto, invecchiato, ecc… nel senso, invece, che è cambiato totalmente.
Nessuna cellula di tanti anni fa esiste più, a quelle si sono sostituite delle
altre. Ciò cosa significa? Che il corpo muta e muta radicalmente, mentre il
pensiero, l’io, la propria identità resta immutabile. Ciò dimostra
l’incorruttibilità dell’anima rispetto alla corruttibilità del corpo.
Il
legame anima-corpo non vuol dire che l’anima subisca la corruttibilità del
corpo: infatti, se la corruzione e la morte del corpo portasse alla morte
dell’anima, allora si dovrebbe verificare che, con l’invecchiamento del corpo,
anche l’anima dovrebbe indebolirsi e sappiamo bene che ciò non accade. La
propria identità, il proprio io, la sensibilità di questo non sono dipendenti
dall’età del corpo. Certo, il pensiero dell’uomo alcune volte può alterarsi ma
non perché automaticamente segua l’età e l’indebolimento del corpo, bensì
perché esso è legato agli organi, per cui quanto questi non funzionassero
correttamente anche il pensiero ne risentirebbe. E tanto il pensiero non è
legato all’età dell’organismo che quando gli organi in questione riprendono il
loro normale funzionamento, il pensiero ritorna ad essere quello originario.
Si
potrebbe però fare un’obiezione: ma se il pensiero è incorruttibile, mentre il
corpo lo è, perché nel momento in cui le attività cerebrali sono compromesse
(stato di coma o addormentamento anestetico), il pensiero dell’uomo è
inesistente? La risposta è già contenuta nelle parole che abbiamo espresse
precedentemente. Per esempio, una lesione cerebrale non indebolisce
l’intelligenza, bensì le facoltà sensitive interne della memoria e
dell’immaginazione, che sono cooperatrici indispensabili dell’intelligenza
stessa, e che hanno nel cervello il loro organo.
San
Tommaso afferma chiaramente che ciò che costituisce la sostanza
dell’intelligenza è la sua immaterialità, la sua possibilità di cogliere verità
intellegibili, ciò che invece non costituisce
sostanza
, bensì
accidente
,
dell’intelligenza è il modo attraverso cui essa conosce. Il modo di conoscere,
infatti, è sempre proporzionato il modo di esistere. Finché l’anima è unita al
corpo, essa conosce attraverso i sensi, altrimenti conosce in modo diverso. A
tal riguardo padre Zacchi utilizza un felicissimo esempio tratto dal mondo
della biologia. L’organismo umano si deve nutrire attraverso il sangue, ma il
modo attraverso cui il sangue deve nutrire l’organismo può variare. L’
elemento sostanziale
è il sangue che
deve nutrire l’organismo, l’
elemento
accidentale
è il modo attraverso cui il sangue deve nutrire l’organismo. Infatti,
nella vita intrauterina l’organismo riceve il sangue dalla madre; nella vita
extrauterina se lo deve procurare autonomamente attraverso l’alimentazione e la
respirazione. Il fatto che l’organismo umano all’inizio della sua vita abbia
necessariamente bisogno della madre, non vuol dire che ne avrà bisogno per
sempre (P.A.Zacchi,
L’uomo
,
vol.II, Roma, 1946).
Adesso
un breve riassunto schematico per focalizzare tre passaggi importanti di una
questione (l’immortalità dell’anima) che oggettivamente non è semplice:
1.
L’anima è immortale perché è sostanza semplice, per
cui è incorruttibile.
2.
Il nostro organismo cambia totalmente, non cambia però
il nostro “io”.
3.
Ciò che è
sostanziale
nell’intelligenza è il fatto che essa può cogliere i concetti al di là dello
spazio e del tempo. Ciò che è invece
accidentale
è il modo della conoscenza che si esplica in vita attraverso il corpo. Esempio:
il bambino ha bisogno della nutrizione; nella vita intrauterina la nutrizione
avviene attraverso la mamma, dopo il parto autonomamente.