Sempre più spesso
capita di notare come, nel momento in cui una coppia ha difficoltà ad avere
figli, automaticamente pensa di ricorrere alla fecondazione artificiale, anche
eterologa, se non addirittura all’utero in affitto.
Ci si dimentica molto
spesso di un atto di carità assoluta, forse uno dei più importanti che si possa
compiere: l’adozione.
San Giovanni Paolo
II, il Papa che più ne ha parlato, nella
Evangelium
Vitae
affermava che «
un'espressione particolarmente significativa
di solidarietà tra le famiglie è la disponibilità all'adozione o all'affidamento
dei bambini abbandonati dai loro genitori o comunque in situazioni di
grave disagio. Il vero amore paterno e materno sa andare al di là dei legami della
carne e del sangue ed accogliere anche bambini di altre famiglie, offrendo ad
essi quanto è necessario per la loro vita ed il loro pieno sviluppo
» (n.
93).
Non si vuol dire che
non ci sono coppie che adottano, o almeno che chiedono l’idoneità all’adozione,
anzi. Solo che sembra molto più facile, e di moda, ricorrere alla fecondazione
artificiale; molto più comodo pensare di risolvere il problema senza
difficoltà, affidandosi ad una medicalizzazione della cosa più naturale del
mondo.
Peccato, però, che
tanto comoda come soluzione non sia.
Numerosi studi
infatti descrivono le varie problematiche che la fecondazione artificiale
porta, sia sul piano fisico ed economico
, sia sul piano psichico
. E questo senza riuscire
ad avere un figlio, almeno alla prima volta. È chiaro che c’è qualcosa che non
va.
Molte persone con cui
ci si trova a parlare sono convinte che la fecondazione sia sinonimo di bambino
in braccio in un
amen
, quando invece
le statistiche spiegano inesorabilmente che la percentuale di riuscita alla
prima volta è bassissima.
Allo stato attuale, infatti, si ha una
probabilità di gravidanza del 18% dei cicli ovulatori femminili e tre quarti di
queste arrivano al parto.
È palese che le
coppie non vengono informate in modo adeguato sulle non alte probabilità di
successo e sui rischi connessi alla stessa
.
Questi sono studi che
non hanno bisogno di
confessionalità
per far ragionare attentamente sull’argomento e dare una visione per intero
(anche dei punti dolenti) della fecondazione artificiale, per una più
consapevole decisione.
A maggior ragione,
chi si professa cattolico
ha un
ulteriore, e ben più importante, motivo per preferire l’adozione alla
fecondazione artificiale (omologa o eterologa che sia): la contrarietà della
seconda alla volontà di Dio, il Quale ha creato l’uomo in modo che l’atto
procreativo e quello unitivo fossero inscindibili
.
La Chiesa infatti ha
sempre condannato l’inseminazione e la fecondazione artificiali definendole
immorali
, proprio per la dissociazione
che si crea nell’atto degli sposi, «
instaurando
così un dominio della tecnica sull’origine e sul destino della persona umana
»
e ledendo «
il diritto di un figlio a nascere da un
padre e da una madre conosciuti da lui, legati tra loro dal matrimonio e aventi
il diritto esclusivo a diventare genitori soltanto l’uno attraverso l’altro
»
.
La Chiesa ci spiega
tra l’altro che anche se «
praticate in
seno alla coppia, tali tecniche (inseminazione e fecondazione artificiali
omologhe) sono, forse, meno pregiudizievoli, ma rimangono moralmente
inaccettabili
»
e questo perché anch’esse dissociano l’atto unitivo da quello procreativo.
Con la fecondazione
artificiale si verifica, quindi, una spersonalizzazione dell’atto procreativo.
Lo si fa diventare un processo tecnologico, portando a quella immoralità che
non è dovuta per forza ad una prescrizione
religiosa
, ma al fatto oggettivo che, con la scissione tra atto unitivo ed
atto procreativo, si contraddice all’antropologia integrale.
Nella Humanae vitae,
Paolo VI, per contrastare
chi «
nel tentativo di giustificare i
metodi artificiali di controllo delle nascite
» faceva «
appello alle esigenze, sia dell’amore coniugale, sia di una paternità
responsabile
»
ribadì come la
dottrina della Chiesa,
esposta dal
magistero, «
è fondata sulla connessione
inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua iniziativa,
tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e il
significato procreativo
».
Non è difficile comprendere la
ratio
di tale dottrina, non servirebbe
in teoria nemmeno aver fede, è un dato di buon senso antropologico: questi due
significati sono inscritti da Dio nell’essere dell’uomo e della donna, così, se
qualcuno scinde questi due aspetti, si fa arbitro del piano di Dio e va così a
manipolare la sessualità umana, avvilendola ed alterandone il valore di
donazione completa
.
Si va in sostanza a creare artificialmente la vita. A mettersi al posto di Dio.
In questo contesto rientra anche la
visione corretta che si deve avere di un figlio.
«
Il figlio è un dono di Dio, il dono più grande del matrimonio.
Non esiste un diritto ad avere figli
…
Esiste invece il diritto del figlio ad essere il frutto dell’atto coniugale dei
suoi genitori e anche il diritto di essere rispettato come persona dal momento
del suo concepimento
»
. La Congregazione per la
Dottrina della Fede ha ribadito con ferma chiarezza questo principio nella
Donum vitae
.
Quel che invece si
constata al giorno d’oggi è proprio una pretesa al diritto al figlio. Questo
diritto però, se ci pensiamo, non è mai stato rivendicato nella storia, perché
si comprendeva che il concepimento di una vita non è qualcosa di cui possiamo
disporre completamente. L’uomo e la donna sono solo partecipi del disegno di
Dio nella procreazione e possono parteciparne sempre e solo
aderendo responsabilmente al diritto
naturale
, che, indubbiamente ed incontestabilmente, fa nascere un figlio
solo dall’unione totale (atto unitivo e atto procreativo) della coppia.
«
I genitori sono chiamati a servire e non a
servirsi della vita per eventualmente soddisfare un proprio bisogno. Il
genitore serve, non si serve del figlio. Dunque, un conto è risolvere
tecnicamente patologie, altro è risolvere la sterilità andando a sostituire
l’atto coniugale. Nel caso della vita, l’uomo si trova dinanzi ad un mistero in
cui la medicina può aiutare il corso naturale, ma non sostituirlo
» (Prof.
Corrado Gnerre, su Il Settimanale di Padre Pio n. 40 del 12.10.2014).
In alternativa a queste discutibili
vie, con tutti i problemi che possono portare alla donna e alla coppia, sembra
molto più ragionevole e naturale
ricorrere all’adozione.
Questa è amore vero, concreto ed è
una strada che, nonostante le sue difficoltà, è possibile e bella
.
C’è chi obietta che anche
nell’adozione il figlio non è biologicamente proprio, ma comunque di
sconosciuti, tentando così di equiparare l’adozione alla fecondazione
artificiale.
La differenza è però oggettiva:
nell’adozione di parla di un bambino già in vita, solo, senza famiglia, a cui
si dà amore e non di un bambino che si “crea”, manipolando quel che non è in
nostro potere
.
Anche qui siamo di
fronte a qualcosa che è possibile comprendere anche con la forzatura di
distaccarsi dalla Fede. Dico forzatura perché è difficile riuscire a rimanere
nella logica delle cose se si cerca di distaccare la procreazione dal diritto
naturale che è quello iscritto da Dio in ogni uomo.
La Chiesa Cattolica
loda e incoraggia tutti coloro che non hanno figli ad adottare, ribadendo che
il ricorso alla medicina deve rimanere nel limite del legittimo
.
La intende infatti un
vero e proprio «
servizio alla vita, è
espressione di fecondità spirituale
»
.
«
Il giudizio espresso dal Magistero della Chiesa Cattolica è sempre nel
senso di indicare l’adozione come una
forma
eminente della missione ecclesiale dei coniugi
, dell’apostolato della
famiglia quale “centro e […] cuore della civiltà dell’amore”
»
.
L’adozione crea un
vera paternità, «
c’è una “generazione”
che avviene attraverso l’accoglienza, la premura, la dedizione
»
.
Nella
Familiaris
Consortio
, pur evidenziata la differenza con la procreazione
biologica, si evidenzia comunque l’importanza dell’adozione, valorizzandola al
massimo
.
In conclusione
l’adozione è l’estensione dell’amore famigliare dei vincoli di carne e sangue,
che caratterizzano una paternità biologica, e questo è un elemento
importantissimo: permette infatti di non cadere nell’errore di intenderla come
una semplice sostituzione, un mezzo atto solamente a risolvere i problemi
dell’infertilità di una coppia.
Così come, la
preparazione che oggi i coniugi hanno con specifici corsi (come ad esempio
quello organizzato dal Comune di Teramo per le coppie pre domanda di idoneità e
post adozione), unita a quella istintiva
volontà di fare un servizio alla vita, permette di accogliere in totale responsabilità
e consapevolezza il bambino che arriverà con tutti i problemi che questo
potrebbe portarsi dietro (ci potrebbero essere diversi tipi di problemi, avendo
il piccolo vissuto comunque una situazione di disagio). La grandezza,
l’importanza dell’adozione non sta nel risultato (caratterizzato da tante
variabili molto spesso non legate all’amore e alla dedizione che la coppia
mette, ma al vissuto del bambino), bensì, come ricordato anche da San Giovanni
Paolo II, nella imitazione della paternità misericordiosa di Dio.
Al giorno d’oggi,
purtroppo, a
fronte di
numerosi bambini che, per la morte o l’inabilità dei genitori, restano senza
famiglia, ci sono tante coppie che decidono di restare senza figli per i motivi
più svariati (non di rado egoistici, ma anche economici, sociali, perfino
burocratici). Molte però, per riallacciarmi all’inizio dell’articolo, nel
desiderio di avere un bambino "proprio" a qualunque costo, nella
convinzione di avere quel “diritto al figlio” che tanto va di moda, vanno ben
oltre il legittimo aiuto che la scienza medica può assicurare alla
procreazione, spingendosi a pratiche moralmente riprensibili. Nei confronti di
tali tendenze occorre ribadire che a legge morale tutela il vero bene
dell’uomo, e in questo caso il bene del bambino, rispetto all’interesse degli
stessi genitori.
Il tutto non tenendo
conto che tanto si potrebbe fare in maniera eticamente corretta nello studio
sull’infertilità, come già molti studiosi fanno, senza però avere un adeguato
sostegno economico
.
Molte coppie che non
hanno il dono del figlio potrebbero compiere atti d’amore puro, salvando molti
bambini già nati da una vita senza famiglie, e così evitare di manipolare quel
che è stato definito da Dio in modo preciso.
Si ritiene quindi che
un modo, tra i tanti, per contrastare il ricorso alla fecondazione artificiale
e tutte le problematiche ad essa connesse, ma anche all’aborto, è una sempre
maggiore campagna di sensibilizzazione verso l’adozione.
«
Tuttavia il matrimonio non conferisce agli
sposi il diritto di avere un figlio, ma soltanto il diritto di porre quegli
atti naturali che di per sé sono ordinati alla procreazione Un vero e proprio
diritto al figlio sarebbe contrario alla sua dignità e alla sua natura. Il
figlio non è un qualche cosa di dovuto e non può essere considerato come
oggetto di proprietà: è piuttosto un dono, "il più grande" e il più
gratuito del matrimonio, ed è testimonianza vivente della donazione reciproca
dei suoi genitori. … Le coppie sterili non devono dimenticare che "anche
quando la procreazione non è possibile, non per questo la vita coniugale perde
il suo valore. La sterilità fisica infatti può essere occasione per gli sposi
per rendere altri servizi importanti alla vita delle persone umane, quali ad
esempio l'adozione, le varie forme di opere educative, l'aiuto ad altre
famiglie, ai bambini poveri o handicappati"
».
Donum
Vitae
. Parte II, 8,
Congregazione per la dottrina della Fede.
«
Il ministero di vita dei coniugi non si attua unicamente nell'opera
generativa ed educativa dei propri figli; si esprime anche nelle più varie
forme di «fecondità spirituale». Tra esse ricordiamo: - la disponibilità ad
accogliere e ad aiutare anche i figli degli altri, nella consapevolezza
che tutti sono figli di Dio, unico e
universale Padre; … - la generosità disinteressata nel far ritrovare ai bambini
abbandonati e soli il calore affettivo di una famiglia mediante l'adozione
», La comunità cristiana e
l’accoglienza della vita umana, 1978, CEI.
«Molti
ricercatori si sono impegnati nella lotta contro la sterilità. Salvaguardando
pienamente la dignità della procreazione umana, alcuni sono arrivati a
risultati che in precedenza sembravano irraggiungibili. Gli uomini di scienza
vanno quindi incoraggiati a proseguire nelle loro ricerche, allo scopo di
prevenire le cause della sterilità e potervi rimediare, in modo che le coppie
sterili possano riuscire a procreare nel rispetto della loro dignità personale
e di quella del nascituro»,
Donum
Vitae
. Parte II, 8, Congregazione per la
dottrina della Fede