La Rivoluzione Francese ha provocato direttamente la
morte di 500.000 esseri umani (più, in via consequenziale, 1.500.000 causati
dalle guerre napoleoniche). Ha ghigliottinato il Re di Francia Luigi XVI, la
Regina Maria Antonietta, la sorella del Re Elisabetta e il Delfino è morto a
dieci anni dopo essere stato affidato a un vinaio che lo ha alcolizzato e
seviziato.
Ha massacrato centinaia di aristocratici, migliaia
di sacerdoti e suore, decine di migliaia di borghesi e centinaia di migliaia di
contadini che non erano d’accordo con Robespierre e soci. E anche chi era
d’accordo o rimaneva “neutro” nella speranza di salvarsi.
Siccome la ghigliottina era troppo lenta per
“smaltire” velocemente la massa dei condannati a morte, si usarono altri mezzi,
come prendere interi “equipaggi” di religiosi e religiose, metterli in grandi
barconi sulla Loira, legarli nudi (si badi: nudi) uomo donna corpo a corpo (in
modo da indurli fortemente in tentazione nell’ultimo istante della vita) e
gettarli nel fiume facendoli annegare in tal maniera. Il numero fu talmente
elevato che la Loira si infettò, e per anni i contadini non ebbero raccolti e
soffrirono la fame.
Si usarono anche altri mezzi diretti: solo per fare un
esempio, una mattina 184 carmelitani erano in cappella nella loro chiesa a Rue
des Carmes in Parigi quando entrarono 2-3 sanculotti con dei coltelli e li
scannarono uno ad uno, tutti, mentre pregavano e cantavano (consiglio di
leggere la meravigliosa opera – esiste anche un film bellissimo – di Georges
Bernanos,
I dialoghi delle carmelitane
,
dove racconta del simile martirio di 16 carmelitane a Compiègne). Vescovi,
sacerdoti, suore, monaci e frati, hanno pagato con la vita la loro fedeltà a
Cristo e alla Chiesa, in numero di migliaia. Molti di costoro sono oggi martiri
della Fede, riconosciuti tali dai papi, ultimo Giovanni Paolo II.
Ma non meglio andò agli aristocratici, ai borghesi,
ai semplici cittadini, massacrati magari solo per il loro stato sociale, o solo
per una soffiata di qualcuno che approfittava della legge sui sospetti per
togliersi di torno rivali di affari, di amore, di lavoro, o magari per
vendicarsi di qualcosa.
La legge sui sospetti e il tribunale rivoluzionario
furono gli strumenti che Robespierre e soci utilizzarono per instaurare la
dittatura terroristica in Francia. Bastava una semplice denuncia di sospetto di
essere “controrivoluzionario” per essere inviati al patibolo senza processo o
con processo farsa. Ogni mattina si stilavano le liste di proscrizione e
centinaia di persone venivano ghigliottinate o eliminate.
Il Terrore (con la T), attuato tramite la
magistratura connivente, fu appunto lo strumento di governo di Maximilien
Robespierre, l’instauratore ufficiale nel mondo e nella storia del
totalitarismo contemporaneo, il primo dittatore stragista di una lunga serie,
che noi oggi conosciamo bene. Il tutto, s’intende, al servizio del progetto di
Jean-Jacques Rousseau e al fine di realizzare la libertà, l’uguaglianza e la
fraternità, ovvio.
Una regione della Francia osò ribellarsi a
Robespierre e alla sua repubblica assassina e stragista. Era la regione della
Vandea, e lo fece in nome di Cristo, del Sacro Cuore e del Re. Arrivarono le
colonne infernali da Parigi e massacrarono in tre anni 300.000 persone su
500.000 totali. È il primo genocidio della storia umana, voluto a tavolino dai
governanti nei confronti dei propri sudditi: celeberrima è la frase di
Robespierre: “uccidete anche i bambini, perché saranno i controrivoluzionari di
domani”.
L’inferno cadde sulla Vandea cattolica e monarchica:
uomini massacrati, donne prima violentate da decine di soldati, e poi uccisi in
maniere terrificanti (normale era la pratica di appenderle a testa in giù con
le gambe divaricate e poi passare una spada dalla vagina in giù verso la testa,
perché in tal modo si moriva più lentamente, in quanto il sangue era
concentrato nel capo, appunto), mentre con la pelle dei bambini si facevano
saponette e pantaloni per i soldati rivoluzionari (vi ricorda nulla questo?).
Lione è stata rasa al suolo per aver osato
ribellarsi a Parigi e non parliamo di quello che i soldati rivoluzionari hanno
fatto poi per anni fuori dalla Francia, a partire dall’Italia.
Ovviamente, come si può comprendere facilmente, si
potrebbe parlare per ore – o meglio, scrivere interi libri – di tutto questo.
Perché ne parlo ora?
Perché si è sparsa la notizia che il cardinale Oscar
Maradiaga, nel suo libro
“Parlare
di Dio nel mondo”, ha scritto che «la Rivoluzione francese, ed essa soltanto (...)
occupa il posto di rivoluzione autenticamente umana - pur nei limiti e negli
eccessi di quella violenza che non era tra le componenti originarie del suo
pensiero».
Diciamoci la
verità: non se ne può più di questa caterva senza ritegno e senza fine di
falsità di cui siamo vittime tutti noi cattolici (e non solo). Non se può più.
Ovviamente il
cardinale e i suoi difensori d’ufficio diranno che egli si riferiva ai
principii generali, non alle stragi.
Bene. Chiariamo
anche questo punto. E questo al di là del fatto ovvio che le stragi sono parte
integrante e ineliminabile della Rivoluzione stessa (e quindi ci sarà una
ragione…).
La Rivoluzione
Francese è figlia dell’illuminismo anticristiano, scettico e materialista, a
sua volta fomentato e preparato nelle logge massoniche di tutta Europa. Nella
sua prima parte (1789-1792) ha introdotto nel mondo il liberalismo democratico,
ispiratore del mondo liberal-capitalista e massonico dei due secoli trascorsi e
che oggi sta arrivando alle sue più estreme conseguenze di follia anarchica e
immorale che tutti conosciamo. In realtà, è proprio in questi primissimi anni
che inizia la guerra alla Chiesa e alla religione, fin da subito, con la
Costituzione Civile del Clero, che provocò lo scisma in Francia con la
spaccatura del clero in costituzionalisti (traditori del papa e fedeli a Parigi)
e refrattari (fedeli alla Chiesa e al papa fino in fondo), il tradimento di
vescovi e cardinali, l’impossessamento di quasi la totalità delle terre della
Chiesa, con le quali il clero aiutava gli indigenti (il risultato fu
l’ulteriore pauperizzazione del clero basso e delle popolazioni povere e l’arricchimento
ulteriore del clero alto e dei ceti borghesi che acquistarono a basso prezzo
quelle terre, come avverrà esattamente poi in Italia dopo l’unificazione),
l’obbligo di giuramento di fedeltà alla Rivoluzione per ogni ecclesiastico, la
guerra generale alla fede.
Poi nella seconda
fase della Rivoluzione (1792-1794), quella repubblicano-terroristica, si passa
ai massacri di cui abbiamo già detto, si instaura il culto della Dea Ragione al
posto di quello della Vergine Ss.ma, si trasformano le chiese in balere e si
mettono prostitute in chiesa per culti orgiastici alla nuova divinità. Di
questo e molto altro non si può dare tutta la colpa al solo Robespierre: egli
ha solo portato a termine con il fanatismo tipico degli estremisti
rivoluzionari il progetto iniziale con cui e per cui è stata voluta, preparata
e condotta la Rivoluzione Francese. È sufficiente leggere i documenti massoni a
riguardo, oltre ai documenti vari riportati da molti storici, anche contemporanei
agli eventi (Marat, primo mostro assassino della Rivoluzione, scrisse sull’Ami
du Peuple nel 1789: “Se la Rivoluzione non avrà almeno 500.000 morti, fallirà”.
Guarda caso, la Rivoluzione Francese ebbe 500.000 morti. E lo scrisse nel 1789,
quando non vi era nemmeno un morto, quando, secondo il cardinale Maradiaga, la
Rivoluzione era sinceramente “umana”).
Se la prima parte
della Rivoluzione è paradigma del mondo liberal-massonico-capitalista odierno,
la seconda parte è, come ognuno può capire, paradigma delle meravigliose e
molto umane dittature totalitarie del XX secolo. Su questo v’è accordo
pressoché generale fra tutti gli storici non ideologizzati: la Rivoluzione
Francese, nel suo complesso, per la sua ascendenza ideologica (illuminismo e,
ancor dietro, individualismo protestantico e umanistico) e per le sue
conseguenze fattuali (il mondo del XIX e ancor più del XX secolo nella sua
complessità) è madre e paradigma assoluto della società contemporanea. Che,
tradotto, vuol dire di tutti gli eventi del XIX e XX secolo.
Chiaro il
concetto?
Ma, potrebbero
ancora dire il cardinale e i suoi difensori d’ufficio: non ci riferisce alle
stragi, e neanche alle ideologie liberali e totalitarie stragiste. Ma alla
famosa “trinità” rivoluzionaria.
Ebbene, anche su
questo punto occorre portare dei chiarimenti.
Non è vero che i
tre fatidici concetti siano cristiani, i tre fatidici concetti sono neutri in
sé (come un coltello, dipende come lo usi). Dipende appunto dal significato che
su vuole dare loro e dall’uso che se ne vuole fare. Sono cristiani ma possono
essere anche anticristiani.
La libertà è il
dono grande che Dio ha fatto agli uomini: ma proprio perché liberi, gli uomini sono
anche liberi di usare male questa libertà e di peccare.
L’uguaglianza vale
per ogni uomo, perché davanti a Dio siamo tutti figli suoi. È vero, ma l’uguaglianza
non va intesa in senso assoluto, visto che da sempre e per sempre non v’è un
uomo uguale a un altro. E siamo tutti gerarchicamente inseriti in questa vita
(sani e malati, intelligenti e non, belli e non, ricchi e non, ecc., secondo le
infinite gradualità della vita, che peraltro possono anche cambiare nel corso
della vita stessa a seconda degli eventi), e negare questo significa negare
l’evidenza del creato come Dio lo ha voluto.
In quanto alla
fraternità poi… quanto ha fatto la Rivoluzione Francese (e tutte le rivoluzioni
sue figlie e nipoti: vogliamo parlare di quella messicana? Di quella
russa? Di quella spagnola? Di quella
cinese e delle altre comuniste? Vogliamo parlare del nazismo? E magari anche
del nostro risorgimento nel meridione?) è esempio fulgido di come può essere
applicata la fraternità che non ha Dio per base.
Non per voler
essere hegeliani (Dio ci scampi), ma è innegabile che il liberalismo produce
libertà (anche da Dio) e quindi ingiustizia sociale, così come l’ugualitarismo
rinuncia alla libertà ma riesce solo a produrre miseria e odio (come la storia
ci ha abbondantemente dimostrato). E, pertanto, dopo il fallimento del primo e
soprattutto del secondo, ecco arrivare la sintesi della fraternità: il nostro
meraviglioso Sessantotto, dove non v’è più alcun ordine morale (libertà, certo,
ma da Dio e dalla natura e da ogni Bene e Verità possibili) e dove
l’uguaglianza consiste nel fare tutti ciò che si vuole senza regola alcuna in
piena povertà (come oggi sta accadendo, appunto), in modo da divenire tutti
schiavi di un sistema mondiale totalitario in senso assoluto, e quindi privi
completamente di ogni libertà vera, di ogni giustizia vera (noi italiani lo
sappiamo bene, vero?), e di ogni fraternità, perché dominati da una società
retta sull’odio.
Ecco i frutti
della Rivoluzione Francese e non si capisce come un cardinale di Santa Romana
Chiesa possa non vederli. Nel passato, altri hanno detto questa sciocchezza, ma
potevano ancora essere in parte giustificati dall’illusione di un mondo
migliore. Il sol dell’avvenire invece oggi si è realizzato dinanzi a noi. Non
v’è più giustificazione alcuna.
Occorre dire che in
un certo senso il cardinale ha ragione su un punto: dire che la Rivoluzione
Francese fu “pienamente umana” in fondo non è del tutto corretto (perché fu
essenzialmente satanica, e quindi preterumana), ma neanche del tutto sbagliato.
Il problema però è che Sua Eminenza non si è reso conto che proprio affermando
questo si è dato la risposta da solo. È “umana”. E Dio? Dov’era?
Ciò che è umano è
buono solo se fondato sul divino. Altrimenti, la storia ci dimostra bene cosa
può accadere.
In realtà, anche
la Rivoluzione Francese ha fatto una cosa utile. Dopo aver massacrato i preti
refrattari fedeli alla Chiesa di sempre con la complicità del clero
costituzionalista traditore, ha massacrato anche il clero costituzionalista traditore.
Nessuno si è salvato. Perché, come dicevano Robespierre e soci, il solo essersi
fatti preti ha offeso la natura dell’uomo e pertanto, sebbene traditori del
nemico, sono anche sempre traditori della Rivoluzione.
Faccia attenzione,
Eminenza. Nessuno è più furbo del demonio e dei suoi servitori.