Fra la gente accade ultimamente di udire una domanda
ricorrente circa i recenti disastri naturali che si sono ripetutamente
abbattuti su un’importante città italiana, un tempo fiorente Repubblica
marinara: come mai la natura si accanisce tanto su quella città con alluvioni e
devastazioni che sembrano non avere termine?
Considerando i fatti da un punto di vista puramente
terreno, è innegabile che una buona parte della responsabilità ricada sulla
cementificazione selvaggia e sulla mancata manutenzione di fiumi e torrenti; a
un livello più alto, i famigerati cambiamenti climatici dovuti all’inquinamento
– ci dicono gli esperti – comportano un’alterazione del regime delle
precipitazioni, sempre più improvvise e violente. Si tratterebbe quindi di
cause umane, riconducibili ad una cattiva gestione dell’ambiente e, quindi, a
varie forme di peccato e di omissione.
Nelle catastrofi provocate dall’uomo stesso,
tuttavia, l’occhio del credente che si sforza di leggere la storia in chiave teologica
scorge anche la mano di quella Giustizia soprannaturale che regola
infallibilmente il mondo creato; con l’aiuto dello Spirito Santo egli anticipa
così, nella misura del possibile, la valutazione che ne darà nell’altra vita,
quando vedrà il tutto (a cominciare dalla propria stessa esistenza) nella piena
luce di Dio. Guardando i fatti a partire dalla verità eterna, dunque, ci si
rende conto che in quella medesima città, ora così pesantemente flagellata dai
flutti, si è verificato l’anno scorso un avvenimento che non poteva certo
essere foriero di benedizioni.
Il 22 maggio 2013 vi è deceduto un prete di idee
marxiste – sembra assurdo, ma ce ne sono ancora! – che per decenni era vissuto
in odore di eresia e in aperta disobbedienza alla Chiesa, trascinando
innumerevoli anime nella sua aberrazione e compiendo un numero imprecisabile di
sacrilegi nell’amministrazione dei Sacramenti a persone che, vivendo in peccato
mortale manifesto e continuato, non avrebbero dovuto riceverli se non dopo sincera
conversione e definitiva rinuncia alle loro condotte, comprese pratiche
sessuali contro natura che gridano vendetta al cospetto del Creatore e
sfigurano la dignità degli esseri creati a sua immagine. Egli stesso era
incorso, con ogni probabilità, nella scomunica
latae sententiae
per aver attivamente promosso l’aborto e altri comportamenti gravemente
immorali.
Lasciamo al giudizio divino la sorte eterna di
questo defunto; come possiamo però arguire senza alcuna temerarietà, chi ha
perseverato nell’errore e nella disobbedienza per tutta la vita, resistendo
ostinatamente a qualsiasi richiamo e compiacendosi anzi di provocazioni
plateali, non deve certo trovarsi in una situazione molto confortevole,
dall’altra parte. L’unica scusante, sul piano della responsabilità morale,
sarebbe l’errore invincibile: ma è ammissibile in un sacerdote cattolico? Dato
che è morto senza dare il minimo segno di pentimento, secondo il Codice egli
non avrebbe avuto nemmeno diritto alle esequie ecclesiastiche, come recita il
canone 1184; al massimo, esse si sarebbero forse potute celebrare in forma
strettamente privata, se mai fossero state di giovamento alla sua anima.
I suoi funerali, invece, sono stati solennemente
celebrati con gran concorso di anarchici, drogati, prostitute, sodomiti e
quant’altro, che li hanno trasformati in una vera e propria apoteosi. Ma non
basta: dette esequie sono state presiedute (per sua libera volontà o per ordini
superiori?) nientemeno che dal Cardinale arcivescovo della città (che, per
inciso, è anche presidente della conferenza dei Vescovi italiani), il quale,
dopo aver speso sentite parole di elogio per il defunto (che avrebbe piuttosto
dovuto sanzionare finché era in vita), ha distribuito la santissima Eucaristia
indistintamente a tutti. Quel giorno, nella
Superba
di un tempo, sono state dunque perpetrate in un colpo solo centinaia, se non
migliaia di comunioni sacrileghe, con gravissimo danno spirituale per la Chiesa
e gravissimo scandalo dei fedeli, e ciò per mano del Pastore che rappresenta
l’intero episcopato d’Italia. A questo punto chiunque, in qualsiasi stato
morale oggettivamente si trovi, può ritenersi in diritto di ricevere i
Sacramenti senza le necessarie disposizioni.
A Fatima la Vergine Maria, apparendo a tre
fanciulli, mostrò loro l’Inferno per spronarli a pregare e offrire sacrifici
per la conversione dei
poveri peccatori
,
che purtroppo vi precipitano così numerosi; Lucia, fattasi poi suora, confiderà
più tardi che la visione durò fortunatamente soltanto un attimo, ma fu così
spaventosa che, se si fosse prolungata di un solo istante, ella sarebbe morta
di terrore. Il compito per cui degli uomini, per quanto indegni, sono scelti da
Dio e da Lui costituiti Pastori è procurare la salvezza delle anime,
strappandole al diavolo e al peccato per rigenerarle con il Sangue di Cristo e
consegnarle alla Sua signoria salvifica. Sul modo in cui avranno adempiuto tale
compito essi saranno giudicati da Dio, non dai
mass-media
; la gogna mediatica non è nulla in confronto al
cadere nelle mani del Dio vivente
(Eb 10,
31).
Un Pastore è responsabile davanti a Lui del proprio
popolo, in bene e in male. V’è realmente da chiedersi se, nella violazione
dell’ordine che governa il mondo, il sacrilegio di Genova non sia stato la
proverbiale goccia che fa traboccare il vaso; quando poi il vaso, per
l’appunto, trabocca, non si può pretendere che l’acqua faccia distinzione,
passando sugli uni e non sugli altri… Il prezzo lo pagano tutti, anche perché
la corruzione e l’immoralità non sono certo appannaggio esclusivo di certe
categorie di persone: a livello morale, tutta la società odierna è travolta da
fiumi di fango e rigurgiti di fogna. Come non pensare che quanto sta avvenendo
sul piano naturale sia semplicemente segno visibile dello stato in cui si
trovano, purtroppo, le anime e le coscienze di tantissimi uomini?
Un’ultima annotazione: siamo ormai a milioni di
anni-luce, nella Chiesa Cattolica, da certe figure di santi Vescovi e Papi che
ne hanno fatto rifulgere la gloria. Penso a un sant’Ambrogio che impone all’Imperatore
Teodosio la penitenza pubblica (che prima dell’assoluzione comportava
l’esclusione dai Sacramenti per mesi o anni) per il massacro di Tessalonica; a
un san Gregorio VII che induce Enrico IV al sacco a piedi nudi nella neve; o,
in tempi più recenti, al venerabile Pio XII (quando beato e santo?) che commina
la scomunica ai comunisti perché si ravvedano… Oltre la sana dottrina, la
grazia di stato e un’eccelsa santità personale, quei Pastori erano dotati degli
attributi virili:
gratia supponit naturam
!
P.S.: Ogni implicito riferimento ai recenti inchini
curiali di Torino e Milano alle
lobby
omosessuali non può che essere… puramente voluto. Tra il Po e la Dora da una
parte, Lambro, Olona, Naviglio ecc. dall’altra… speriamo bene.