Negli anni post-conciliari, non solo si è assistito
alla crisi della famiglia, ma anche a quelle delle varie comunità religiose, con
il crollo di vocazioni, fenomeni entrambi che sono sotto gli occhi di tutti,
con i relativi effetti negativi diffusi in tutta la nostra società.
Dallo scorso 29 novembre, ha avuto inizio l’Anno
dedicato alla Vita Consacrata, che terminerà il prossimo 2 febbraio 2016, nel
corso del quale ogni religioso è chiamato a riscoprire la bellezza e la
straordinarietà del ministero affidatogli direttamente da Dio. Sono state
illuminanti in tal senso le significative parole pronunciate su questo
argomento dal Cardinale Napier, il quale collega la crisi delle vocazioni
religiose con la crisi della famiglia, ossia due temi apparentemente lontani ma
che, in realtà, sono molto vicini.
«
La famiglia è il luogo dove si viene
educati, cioè dove si dovrebbero imparare le virtù, dove si diventa uomini – ha
cosi sottolineato lo stesso Cardinale – e se la natura non è educata, la Grazia
fatica a farsi largo per donare di vivere castità, povertà e obbedienza. Ad
esempio, comprendere cosa significa divenire padroni di sé nella propria vita
sessuale non solo aprirebbe la porta a matrimoni più consapevoli, ma avremmo
una generazione di sposi intimamente capace di apprezzare anche la scelta
vocazionale religiosa».
Sulla crisi
vocazionale
dei religiosi e delle religiose si fatica a interrogarsi in profondità. Tutto
ciò fu rilevato dal professore claretiano P. Angel Pardilla nei suoi importanti
studi pubblicati dalla Libreria Editrice Vaticana, il primo nel 2007, dedicato
ai religiosi, e il secondo nel 2008, dedicato alle religiose
Nel periodo
che va dal 1965 al 2005, gesuiti, frati minori, cappuccini, domenicani e
salesiani, le principali famiglie religiose della Chiesa cattolica, hanno
subito perdite numeriche da brivido: - 45% i figli di San Ignazio di Loyola, -
41% i frati minori (Ofm), - 40% i domenicani, - 30% i capuccini e - 25% i
salesiani. Complessivamente tutti gli ordini religiosi maschili, dal 1965 al
2005, hanno perso qualcosa come la terza parte dei loro membri e le società di
vita apostolica circa il 29%.
La situazione degli istituti femminili è addirittura peggiore, quella
degli abbandoni altrettanto
grave, si parla di circa 3.000 religiosi o religiose che ogni anno
abbandonano l'abito. Dinanzi a questi dati eloquenti, che attestano in modo
drammatico la profonda crisi della vita consacrata, lascia molto perplessi il
fatto che la Chiesa sta celebrando i cinquant'anni di
Perfectae caritatis
,
il documento del Vaticano II che mira a ridefinire e a rinnovare la vita religiosa.
Questi aspetti negativi si sono purtroppo riscontrati
in alcune recenti vicende, che hanno lasciato molto addolorati i fedeli. Prima
delle vacanze natalizie, il settimanale
Panorama
ha diffuso una clamorosa notizia riguardante l’ordine dei Frati Minori
francescani, che si trova sull’orlo della bancarotta per operazioni finanziarie
dubbie e spericolate. Il cospicuo ammontare di debiti in cui versa la Curia
generale è stato ammesso dallo stesso Ministro Generale dell’Ordine, Padre
Michael A. Perry OFM, in una lunga lettera pubblica, nella quale viene
analizzata l’incresciosa e grave situazione debitoria. La procura svizzera
avrebbe posto sotto sequestro decine di milioni di euro della congregazione,
investiti in società finite sotto inchiesta per traffici illeciti. Gli
investimenti risalirebbero al momento in cui generale dell’ordine era l’attuale
segretario della Congregazione per i religiosi, monsignor Rodriguez Carballo,
ma il ministro Perry fa sapere che «sembrano esserci state un certo numero di
dubbie operazioni finanziarie, condotte da frati cui era stata affidata la cura
del patrimonio dell’Ordine, senza la piena conoscenza e il consenso né del
precedente, né dell’attuale Definitorio generale». Gli stessi frati hanno
ammesso di voler fare chiarezza e, per tale motivo, hanno attivato
«l’intervento delle competenti autorità civili».
I Frati Minori costituiscono
certamente uno degli ordini religiosi più importanti della Chiesa
e
si stanno avviando verso il
Capitolo Generale del 2015, che si preannuncia delicato. I seguaci di San
Francesco d’Assisi sono attivi in 110 paesi con oltre 2.000 case nel mondo,
contano circa 14.000 membri e sono una realtà amata e rispettata da tanti fedeli,
che hanno trovato in loro un punto di riferimento fondamentale per la loro vita
di fede.
A fine
dicembre, sono stati presentati in Vaticano i risultati della visita apostolica
che ha coinvolto le suore degli Stati Uniti, indagine decisa nel 2008 dalla
Congregazione per gli Istituti religiosi e le società di vita apostolica,
guidata in quel periodo dal Cardinale Franc Rodé. Sono due i dati fondamentali
che si evincono da questa vicenda. Il primo rappresenta il crollo epocale delle
congregazioni religiose femminili. Nel 1965, la popolazione degli USA era di
194 milioni, di cui 48,5 milioni cattolici. Le suore erano ben 179.000 (numero
strabiliante). Oggi gli USA contano 317 milioni di abitanti, di cui 76,7 sono
cattolici. Le suore sono oggi circa 49.000.
Le congregazioni religiose femminili si raccolgono in
due associazioni: la prima, la Leadership Conference of Women Religious
(LCWMR), rappresenta circa l’80% delle suore americane ed è quella che ha dato
origine all’indagine a causa di diffusi problemi disciplinari, morali e
teologici e che si trova sottoposta parallelamente a un’altra indagine da parte
della Congregazione per la dottrina della Fede. Sono gli istituti che hanno
abbracciato in modo più o meno acritico la “modernità” e che, mentre hanno cercato
di “aprirsi” al mondo, anche in buona fede e con generosità, il mondo li ha
devitalizzati.
L’età media delle
suore della LCWR è di 74 anni
e solo il 9% degli istituti può vantare almeno 5
novizie in formazione. Un mondo destinato all’estinzione.
L’altra
associazione di suore nata in alternativa alla scelta “secolarizzante” della
LCWR è il Council of Major Superiors of Women Religious (CMSWR), che
rappresenta il 20% delle attuali religiose. All'interno delle 125
comunità che si riuniscono nel CMSWR, quasi il 20% delle suore (ossia circa
1.000) sono attualmente in formazione (non hanno ancora dato i voti perpetui).
L’età media è 53 anni, «ben al di sotto del trend generale e questo è motivo di
meraviglia e gratitudine» come ha spiegato la loro presidente, madre Agnes Mary
Donovan, che è anche la superiora di una delle più belle e recenti realtà
religiose sorte negli Usa, le “Sisters of Life”, le suore della vita.
Per
riscoprire in tutta la sua grandezza la bellezza dell’essere chiamati dal
Signore a servirlo nella sua vigna, sia come frati che come suore, occorre
pertanto rivalutare e valorizzare la potenza e l’efficacia della preghiera.
In suo interessante
editoriale pubblicato dalla rivista “il Timone” nel corso delle festività
natalizie, Athos Turchi, docente di filosofia alla Facoltà Teologica
dell’Italia centrale, ha cosi evidenziato il fondamentale ruolo delle monache
di clausura nella Chiesa e nella società attuale.
«Nella
Chiesa, perché funzioni bene, ogni membro, ogni persona o ordine o società o
congregazione ha il suo compito e ruolo: c’è chi prega, chi predica, di studia,
chi è in missione, chi nel settore
charitas
, chi comanda, chi obbedisce…
Le monache fanno parte della funzione della preghiera, mantengono continuamente
la relazione che il corpo deve avere col Capo, col Cristo, quel colloquio
continuo che Gesù aveva col Padre suo. Le monache, così facendo, sono forse
fuori dell’annuncio del Regno di Dio? Non direi. Un uomo che vuol ben fare un
lavoro bisogna che non perda di vista il progetto da realizzare, ebbene le
monache sono nella Chiesa questa continua attenzione al progetto di Dio. Poi
spetterà ad altri tradurlo in parole, discorsi e concetti. Gesù infatti ha di
mira la salvezza di tutti gli uomini e gli operai che lavoreranno nel suo campo
li sceglie e li seleziona lui stesso, e anche qui non tutti debbono far tutto,
così i pastori sono categoria diversa rispetto al gregge, per esempio. A tali
consacrati compete la predicazione del Regno di Dio in modo specifico: “vi farò
pescatori di uomini” (Mt 4,19), in quanto destinati a ciò direttamente dal
padrone della messe. I sacerdoti e i religiosi sono gli operai dell’annuncio,
che dovrebbero illuminare le coscienze umane sia sul loro futuro sia sul senso
del loro presente, sono persone selezionate per attuare il Regno dei cieli,
gente votata alla predicazione della Salvezza e della Misericordia divina. Si
comprende quindi il compito delle
monache, e con esse si pensi a quante persone che con il loro silenzioso
servizio di preghiera e di cura verso il prossimo hanno illuminato la vita
degli altri, si pensi alle sante vedove, alle sante donne che né consacrate né
religiose eppure servono Cristo sofferente e abbandonato, queste persone
insomma sono in prima linea nell’espansione del Regno di Dio. La predicazione
del Regno di Dio dunque non è solo una proclamazione vocale, anzi senza una
testimonianza di vita concreta la voce non ha consistenza e si perde nell’aria
delle piazze».
Una vicenda
straordinaria, che ha commosso tutto il Mondo è stata quella di Don Fabrizio De
Michino, un giovane sacerdote napoletano deceduto pochi giorni fa all’età di
soli 31 anni, il quale ha voluto indirizzare una stupenda lettera a Papa
Francesco, della quale desidero riportare alcuni significativi passaggi.
«Purtroppo sono tre anni che mi trovo a lottare
contro una malattia rara: un tumore proprio all’interno del cuore e da qualche
mese anche nove metastasi al fegato e alla milza. In questi anni non facili,
però, non ho mai perso la gioia di essere annunciatore del Vangelo. Anche nella
stanchezza percepisco davvero questa forza che non viene da me ma da Dio che mi
permette di svolgere con semplicità il mio ministero. C’è un versetto biblico
che mi sta accompagnando e che mi infonde fiducia nella forza del Signore, ed è
quello di Ezechiele: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno Spirito
nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.” (Ez 36,
26). Santo Padre, sarò stato un po’ lungo in questo mio scritto, ma volevo
solamente dirle che offro al Signore tutto questo per il bene della Chiesa e
per Lei in modo particolare, perché il Signore La benedica sempre e La
accompagni in questo ministero di servizio e amore.
Le chiedo, nelle Sue preghiere di aggiungere anche me: quello che chiedo ogni
giorno al Signore è di fare la Sua volontà, sempre e comunque. Spesso, è vero,
non chiedo a Dio la mia guarigione, ma chiedo la forza e la gioia di continuare
ad essere vero testimone del suo amore e sacerdote secondo il suo cuore. Certo
delle Sue paterne preghiere, La saluto devotamente».
Parole meravigliose, che mostrano in tutta la sua
grandezza l’eccezionale e straordinaria missione dei sacerdoti che, seguendo le
orme del Buon Pastore, donano la loro vita per le pecore a loro affidate,
svolgendo il loro Ministero non per essere serviti, ma per servire sino al
completo dono di se stessi.