Il fatto
stesso che la nostra società debba istituire in continuazione giornate della
memoria è riprova inconfutabile sia di quanto essa sia menzognera in sé,
pertanto illecita e contro la Verità e la Giustizia, e quindi contro l’uomo.
Le società
che nel corso dei secoli si sono succedute, hanno, in rapporto al loro grado di
civiltà, sempre conservato la memoria del loro passato, delle loro glorie come
dei loro errori (Historia Magistra Vitae…), le prime al fine di puntellare l’unità
del popolo e la forza delle istituzioni, i secondi al fine di imparare a
commettere più gli stessi errori. Qualcosa magari veniva volutamente obliato
perché troppo scomodo da ricordare… Ma l’eccezione confermava la regola
generale. Nessuna civiltà del passato ha mai dovuto istituire giornate della
memoria.
Lo deve
fare il nostro mondo democratico, quello dei diritti civili e del progresso,
del dialogo e della tolleranza. Come mai? Beh, solo i finti stupidi possono far
finta di non vedere il perché: perché il nostro mondo democratico, dei diritti
civili e del progresso, della tolleranza e del dialogo, si fonda – per
costituzione stessa – sulla menzogna istituzionalizzata (altrimenti non vi
sarebbero dialogo e tolleranza, nel senso che viene dato loro oggi e nell’uso
che ne viene fatto). E allora, ogni tanto, qualcuno si accorge che il coperchio
con cui si è occultata la realtà storica sta per scoppiare, e così si inventano
le giornate della memoria.
Il fatto
che la nostra società sia costruita sulle fondamenta della menzogna e
dell’occultamento storico non è un errore di percorso: è l’inevitabile esito
della scelta compiuta ufficialmente nel XVIII secolo (in realtà molto prima) di
creare un nuovo mondo a tavolino. Il mondo non come è, ma come ci piacerebbe
che fosse (o meglio, come piacerebbe a un gruppo di potenti “fratelli”). È
insomma l’esito del trionfo dell’utopia della “Nuova Era”. Utopia che – proprio
in quanto utopia – richiede necessariamente di far passare per vero ciò che è
falso e viceversa. E in questo processo, che è preternaturale e metastorico
prima ancora che naturale e storico, è ovvio che la manipolazione della storia,
in quanto memoria condivisa dei popoli e delle civiltà, è l’elemento chiave per
la riuscita del progetto.
Con
questo non stiamo dicendo che l’istituzione della giornata della memoria per le
vittime delle foibe sia un errore, anzi, era ed è una assoluta necessità in
quanto riparazione delle menzogne di cui sopra. Stiamo però dicendo che in
fondo, al di là del doveroso e sacro ricordo delle vittime e dei martiri della
mostruosità ideologica moderna, tutto ciò è dimostrazione ulteriore del
fallimento della società democratica in cui viviamo.
Un
giorno, insegnavo ancora a scuola. Venne da me una collega (che peraltro,
essendo di sinistra, non poteva vedermi) tutta preoccupata e ansiosa (come era
sempre) e mi chiese gentilmente un favore. Io le dissi: “certo, dimmi, di che
si tratta?”. E lei: “Massimo, le ragazze mi hanno chiesto una cosa che non
conosco, una cosa strana, mah… ma tu ne sai niente?”. “Cosa ti hanno chiesto?”
– “Mah… m’hanno chiesto cosa sono… aspetta, una parola strana.. tipooo… febe,
fabe, fobe… Ma che sono?”.
Correva
l’anno 2000: più di mezzo secolo dopo gli eventi in questione e per di più nella
nostra iperinformata e mediatica società, una docente di storia non aveva mai
sentito la parola “foibe”. Non è neanche colpa di quella povera docente di
liceo. Avevamo la stessa età, ed effettivamente nessuno a scuola aveva mai
insegnato neanche a me cosa erano le foibe… E tanto meno all’università
(figuriamoci!). Se io lo sapevo era perché essendo un uomo di destra e avendo
frequantato quel mondo politico e culturale ne ero venuto a conoscenza. Ma
nessun libro ne parlava allora, tanto meno i giornali, i tg, ecc.
In tal
senso, il peso che più pesa dentro (mi si passi il gioco di parole), oggi, ciò
che più rende furiosi, è la complicità. La complicità di coloro che per decenni
hanno negato spudoratamente il massacro delle foibe, la complicità infame dei
politici di sinistra e di centro che per decenni si sono rifiutati di rendere
almeno un postumo omaggio a quelle persone, persone come noi, gettate vive
nelle fosse con i loro bambini, o massacrati prima nelle carceri titine. Infami
complici ancora oggi esistenti: inutile fare i nomi, li conosciamo i politici e
intellettuali che ancora si oppongono alla memoria o, non potendo più
cancellarla, la banalizzano facendo ricadere la colpa sugli italiani stessi o
spiegandola tramite mere cause di scontro etnico.
Tutti
costoro, nessuno escluso, non sono differenti dai soldati comunisti di Tito (e del
suo italico compare) che hanno compiuto questo mostruoso massacro: sono
esattamente come loro, peggio di loro, perché quelli hanno compiuto quelle
scelleratezze in un clima di guerra e di odio, mentre i nostri le perpetuano a
decenni di distanza dalle loro scrivanie e con i loro portafogli ricolmi di
soldi e forti del loro successo personale. Infami traditori della Verità
storica, del Bene comune, della memoria dei massacrati dall’odio ideologico
della modernità.
Ma,
tornando al discorso generale delle giornate della memoria, quanto in
precedenza detto, come tutti sappiamo infallibilmente, vale per tutti i
massacri e genocidi, tranne uno. Per questo genocidio, vige invece il
ragionamento contrario: occorre tenerlo vivo sempre e comunque ogni giorno in
ogni modo, tutti lo devono vivere sulla propria pelle. E, soprattutto, solo di
questo si deve parlare veramente ovunque: a scuola fin dalla più tenera età,
alle superiori, all’università, nei giornali, in tv, al cinema, nei libri,
ovunque sia possibile. Si organizzano viaggi di scolaresche e politici nei
luoghi del massacro, lo si esamina ancora oggi come se fosse avvenuto ieri.
Tutti
hanno capito di quale genocidio ora stiamo parlando e sia subito chiaro che chi
scrive non è affatto negazionista e pertanto ritiene assolutamente giusto che
anche la memoria di quell’orribile persecuzione e strage, perpetrata da una
congrega di criminali infernali, non venga mai cancellata, sebbene sarebbe
molto utile e saggio riportarla nei corretti limiti della realtà storica. Il
problema, semmai, è che appare oggi intollerabile che questa sia l’unica
infamità che tutti debbano conoscere per forza, l’unica “legittima”, se così si
può dire. Ancora oggi tutti i media, scuole, parrocchie, ecc. parlano del 27
gennaio. Benissimo. E del 10 febbraio chi parla, eccetto qualche rivista o
intellettuale di destra?
È questo
che non va bene: occorre parlare di tutti, nessuno escluso, perché tutti i
massacrati erano uomini, e gli uomini sono tutti uguali davanti a Dio e davanti
alla storia (a meno che non vogliamo essere… “razzisti”…).
Quando
verrà il giorno della memoria per gli armeni massacrati dai turchi? E il giorno
della memoria degli spagnoli cattolici massacrati da Largo Caballero e da tutta
la sinistra rivoluzionaria? E il giorno della memoria dei 500.000 massacrati
dalla Rivoluzione Francese (di cui 300.000 solo in Vandea) in nome della
libertà e della fraternità, quando verrà? E il giorno della memoria degli oltre
100.000 italiani massacrati dai napoleonici perché rimasti fedeli alla Chiesa e
ai loro sovrani legittimi? E il giorno della memoria delle decine di migliaia
di meridionali massacrati dai piemontesi fra il 1860 e il 1865 perché non
disposti a tradire Francesco II di Borbone e a farsi italianizzare con la
forza, quando verrà? E il giorno della memoria di decine di migliaia di
cattolici messicani massacrati dal governo massonico negli anni Venti del
secolo scorso, quando verrà? E il giorno della memoria non solo delle foibe, ma
delle centinaia di milioni di morti vittime di Stalin, di Mao, Pol Pot e di
tutti gli altri mostri prodotti dal comunismo nel mondo, quando verrà?
E il
giorno della memoria delle 50 milioni di vittime della Prima Guerra Mondiale,
la più insulsa e ingiustificata di tutte le guerre, l’“inutile strage”, atta
solo alla distruzione dell’Impero cattolico e all’introduzione del comunismo
nel mondo, quando verrà istituita?
Ma mi
voglio ancora più allargare. Voglio esagerare con la memoria. E il giorno della
memoria di tutti i cattolici massacrati dal protestantesimo, in particolar modo
da quel mostro d’iniquità che fu Elisabetta I d’Inghilterra, quando verrà? Ma
vado ancora più sul pesante. E il giorno della memoria del più incalcolabile
numero di cristiani massacrati in tutti i tempi, vale a dire quello ucciso
nelle più efferate maniere fra il VII e il XVII secolo, e ancora oggi, ogni
giorno, dall’islam, quando verrà istituito?
Quando?
E, per
finire, quando ricorderemo le decine di milioni di bambini sventrati nel grembo
delle madri con la complicità di leggi inique e infami, di medici e infermieri dimentichi
del loro mandato deontologico? Quando? Ma, in questo caso, la prima urgenza
sarebbe quella di porre fine al massacro, visto che è quotidianamente in atto
ancora oggi.
E
auguriamoci, e lottiamo fino in fondo affinché ciò non avvenga, che non si
debba un giorno istituire una giornata della memoria per la famiglia composta
da padre, madre e figli, o una giornata della memoria della retta sessualità e
moralità privata e pubblica…
Quante
giornate della memoria dovremo istituzionalizzare? Troppe. Forse, più che le
giornate della memoria, sarebbe necessario istituzionalizzare la memoria
corretta degli eventi. Ovvero, liberare l’insegnamento e la conoscenza generale
della storia dalle mani opprimenti e totalitarie della sinistra e del
liberalismo rivoluzionario, dall’indottrinamento massonico ideologico, che, gestendo
scuole, università, case editrici, televisioni, giornali e in buona parte –
direttamente o indirettamente – anche parrocchie e diocesi (e più ancora),
controlla di fatto il cervello di milioni e milioni di persone.
Forse,
v’è un’unica giornata della memoria che dovremmo istituire, ogni giorno, giorno
dopo giorno: quella della lotta attiva e continua e generale per la diffusione
della Verità.
Questa sì
che è una battaglia immensa, un fine eccelso, per i quali la vita merita di
essere vissuta.