Un incubo comincia, tra un Sanremo, un/a Conchita Wurst e le
battaglie dei nostri amatissimi parlamentari sulle riforme istituzionali, ad
affacciarsi nella vita degli italiani, almeno di quelli che ancora leggono cosa
accade nel mondo e si sforzano di svolgere qualche ragionamento con la loro
mente. Sta tornando l’Islam, e torna come sempre armato e assetato di sangue e
dominio.
Quanti hanno notato che per la prima volta dal 1945 delle
cariche istituzionali della pacificissima e costantemente “calabrache”
Repubblica Italiana hanno parlato di guerra? Si badi, non di una delle guerre
cosiddette di “peace-keeping”, alle quali tante volte l’Italia, volente o
nolente, è stata costretta a partecipare in varie parti del mondo (ma mai in
Italia) “sotto l’egida dell’ONU” (la ridicola forma per nascondere il fatto che
siamo l’unico Paese dell’Occidente che non ha sovranità statuale), ma di una
guerra vera, diretta proprio contro l’Italia e in particolare contro Roma in
quanto capitale della Cristianità. Insomma, di una guerra necessaria per
difendere i confini nazionali e i cittadini italiani. Ciò che non capitava da…
Già, pensiamoci un attimo… Da quando non capitava? Dalla Seconda Guerra
Mondiale? No, nient’affatto, perché nel 1940 nessun Paese nemico minacciava
l’Italia, l’entrata in guerra fu, come tutti sappiamo bene, liberissima
decisione di Benito Mussolini, di cui porta la piena responsabilità. Allora
dalla Prima Guerra Mondiale? Neanche per sogno: stesso identico discorso della
Seconda, liberissima scelta del governo liberal-massonico e del Re (peraltro
con relativo tradimento delle pluridecennali alleanze militari). E da quando
allora?
Da mai, se così si può dire, nel senso che nessuno ha mai per
primo minacciato lo Stato italiano (siamo stati invasi sì, ma in seguito alle
nostre dissennate decisioni politico-militari). Questa è la prima volta che un
“nemico” (e già: i nemici esistono… e infallibilmente prima o poi si presentano
alla porta) esterno minaccia di invadere senza responsabilità diretta
dell’Italia il nostro Paese (e di cambiarne per sempre la religione, i costumi,
le leggi, il modo di vivere quotidiano).
È quasi inutile sparare sulla Croce Rossa, ovvero criticare i
nostri ridicoli e patetici politici. Il nostro Ministro della Difesa, cioè
colui nel quale risiede in ultima analisi la difesa del territorio nazionale,
la difesa della vita dei nostri soldati e cittadini e la strategia militare
della guerra, è una distinta signora che forse non ha mai lavorato in vita sua
(sarebbe da indagare) ma che certamente conosce di guerra come potevano
conoscerne le nostre nonne (ed è pure di sinistra, ovvero di quel mondo
finto-pacifista, vero-mondialista e filo islamista che dovrebbe ora difenderci
dall’Islam). Sorvoliamo parimenti sul Ministro degli Esteri (il quale, mentre
gli italiani fuggono dalla Libia e l’ambasciata viene chiusa, dice agli
italiani queste testuali parole a eterna memoria: “non è un’evacuazione”), su
quello degli Interni (ahinoi) e ovviamente sul Presidente del Governo… La
verità è che dobbiamo calare un pietoso velo su tutta l’establishment governativo
della Repubblica Italiana, non solo odierno, ma in pratica di tutta la sua
povera e impresentabile storia. La nostra Repubblica è la meno sicura che
esista al mondo, anzitutto dal punto di vista militare (e non parliamo della
bancarotta a cui siamo prossimi, che certo non ci aiuta ad affrontare ingenti
spese militari). Basti pensare, solo per attenerci a questi giorni,
all’episodio sconcertante della motovedetta della guardia costiera che ferma
una imbarcazione di immigrati: arrivano i loro scafisti e schiavisti con i
kalashnikov intimando alle guardie italiane di andarsene subito e questi se ne
scappano immediatamente, anche perché non possono portare armi (cose da pazzi: tutto
ciò ricorda le guardie del corpo massacrate dalla Brigate Rosse perché non potevano
avere addosso le armi ma solo portarle nel bagagliaio delle vetture…).
È quanto sostiene oggi con l’usuale sincerità Ernesto Galli
della Loggia nel suo fondo sul Corriere della Sera (16/II/2015): non solo l’Italia,
dice, ma tutta l’Europa non sa più cosa sia la guerra, avendola ripudiata dal
1945 nell’illusione – tipicamente cristiana (se potessi, correggerei il Galli
della Loggia ricordandogli che sarebbe più corretto dire: “democristiana”) e
social-democratica (e qui occorrerebbe aggiungere: e comunista, almeno a
livello europeo) – anzi, nell’utopia, che si potesse vivere in pace senza
guerra per sempre.
Aveva scritto il giorno precedente sullo stesso giornale,
sempre nel fondo, Angelo Panebianco: «
"Dovremmo domandarci se riusciremmo a intercettare e
a neutralizzare un eventuale missile proveniente dalla Libia. Dovremmo chiedere
al ministro competente e ai vertici della forze armate di spiegare agli
italiani quali siano, al momento, le nostre possibilità di difesa".
"Dovremmo domandarci se riusciremmo a
intercettare e a neutralizzare un eventuale missile proveniente dalla Libia.
Dovremmo chiedere al ministro competente e ai vertici della forze armate di
spiegare agli italiani quali siano, al momento, le nostre possibilità di
difesa".
Dovremmo domandarci se
riusciremmo a intercettare e a neutralizzare un eventuale missile proveniente
dalla Libia. Dovremmo chiedere al ministro competente (ovvero, la signora di
cui sopra, tale Roberta Pinotti, Pd,
nda
)
e ai vertici delle forze armate di spiegare agli italiani quali siano, al
momento, le nostre possibilità di difesa».
Galli della Loggia, condividendo l’articolo di Panebianco,
sostiene però che questi non è risalito alle vere cause del dramma italiano,
che è anche europeo, ovvero come detto al rifiuto della realtà della storia, e alla
mancata accettazione dell’immutabilità dell’animo umano, e quindi
all’arrendevolezza generale che ora può portarci nella tragedia collettiva.
Ma va detto che anche Galli della Loggia non risale fino alle
vere cause profonde di tutto questo. Sorvola su quelle immediate e recenti
(ovvero chi ci sia dietro l’Isis, chi lo arma, chi gli ha consentito di
arrivare dove è arrivato e dove può ancora arrivare, ecc.), e fa mostra di non
capire quelle più remote (perché accade tutto questo? E’ solo frutto del caso o
di errori umani, o è l’inevitabile dispiegarsi di un progetto politico
prestabilito, magari secolare?).
Per approfondire e chiarire il secondo punto occorrerebbero
libri (che esistono), e non possiamo quindi trattarlo in questa sede. Ma una
parola va detta sul primo punto, quello immediato.
Anche qui, piuttosto che dilungarsi con discorsi e riportando
prove, forse, per essere chiari ed esaustivi, è sufficiente porsi una sola
domanda:
“Dov’è John Wayne?”.
Prima ancora di maledire e di definire pubblicamente per
quello che è il precedente Presidente della Repubblica Francese (meglio evitare
per non cadere nella inevitabile volgarità e rischiare querele), prima ancora
di far notare giustamente che la amatissima Angela Merkel dovrebbe capire che
il cattivo non sta a Mosca (e che comunque non esiste solo l’Ucraina), qui la
vera domanda, che sembra nessuno si ponga, è proprio questa: “dov’è John
Wayne?”. Dove sono i liberatori? I difensori dell’Occidente? E lo scudo
spaziale, che fine ha fatto? Qualcuno ha notizie di americani in Europa (a
parte in Ucraina)? Le navi militari non italiane che vedevo da bambino, e pure
da grande, nel Golfo di Gaeta o a Napoli o altrove, ci sono ancora? Cosa fanno,
dopo 70 anni? Ora che occorrono, dove sono? Che fanno?
Per i nostri grandi amici e alleati d’Oltreoceano, è più
importante il Donbass o la Sicilia? A chi si sentono più vicini, agli ucraini o
agli italiani?
La vignetta di oggi, 16 febbraio, di Giannelli sul Corriere
della Sera è eccezionale: un piccolo Renzi che tenta di spingere l’ONU
(personificato in un gigantesco soldato casco blù) ad aiutarci, e il soldato
che, facendo resistenza, risponde: “mare vostrum”… E pensare che il nostro
ministro degli Esteri continua a parlare di guerra sotto l’egida dell’ONU…
Forse che, dopo decenni di soldati italiani mandati spesso a
morire per le guerre altrui, ora scopriamo di essere soli? Cosa fa la Francia,
causa diretta dello sfacelo della Libia? E la Germania, causa diretta della rovina
dell’Europa tutta? Non è che dovremo rivolgerci a Putin per chiedere aiuto?
Forse questo sarebbe troppo, ma certamente almeno sarebbe saggio non continuare
a “sfrogoliarlo” appoggiando gli USA – ex John Wayne – nella loro guerra
ucraina.
Il mondo è cambiato, ed è difficile, per tutti, oggi capire
fino in fondo quello che sta accadendo. Ma certamente non si può continuare a
far finta di essere ai tempi di John Wayne. Né è chiaro quale sia il suo ruolo
proprio con il nemico che oggi minaccia di invaderci.
Ce ne accorgeremo subito noi italiani, gli unici rimasti a
pagare ogni giorno, dopo 70 anni, la nostra sconfitta nella Seconda Guerra
Mondiale. Oggi, dopo 70 anni, siamo minacciati, e siamo minacciati dal nemico
di sempre, di quattordici secoli, il nemico che già ha invaso la Sicilia, la
Sardegna, la Corsica, e varie zone d’Italia, a partire da Roma, distruggendo le
basiliche di San Pietro, San Paolo, Montecassino, e altro, e terrorizzando per
secoli e secoli i nostri antenati su tutte le coste della Penisola. In questo
senso, oggi, il peggior nemico degli italiani sono i pacifisti, i mondialisti,
i terzomondisti, e tutti i cattolici “dialogisti”, vittime per antonomasia del
veleno che ha ucciso quella che un tempo fu la civiltà cristiana, il veleno
dell’utopia.
I nostri antenati avrebbero combattuto, facendo crociate. E
sì, perché, che lo vogliamo o no, questa è una guerra di religione. È il nemico
che ci vuole invadere che lo dice (ha perfino definito Gentiloni “crociato”… Ci
sarebbe da ridere come matti se non ci fosse da piangere) e non possiamo
continuare a far finta che la realtà sia diversa da quella che è. Noi non siamo
d’accordo? Ma loro questo pensano, questo vogliono, questo dicono: è una guerra
fra Cristianesimo e Islam (ovviamente, con tutt’altri interessi in gioco,
questo è vero, ma per chi ci vuole invadere lo scopo supremo rimane quello
religioso).
Noi accogliamo il nemico in nome del dialogo. Forse sono
giunti i giorni di non dare più retta ai chiacchieroni del buonismo suicida (chiunque
siano) e di prepararci alla realtà della vita, e della storia, per quella che
è. Stanno arrivando i giorni della
verità.