È purtroppo successo innumerevoli volte, nella
storia cristiana, che il volto terreno della diletta Sposa di Cristo venisse
imbrattato dai peccati dei suoi figli o sfigurato da sciagurate divisioni
dovute ad eresie, incomprensioni o conflitti di natura più politica che
religiosa. È altresì accaduto a più riprese che i suoi nemici esterni
devastassero la vigna del Signore, da lui pur custodita e coltivata con amore
geloso. Ogni volta, però, lo Spirito Santo suscitava nuovi araldi dell’Evangelo,
eroi della carità o patriarchi di famiglie consacrate alla conquista del mondo
al Regno di Dio, ardenti di zelo per la salvezza del mondo stesso e il suo
benessere temporale ed eterno. Così la Provvidenza traeva dai mali umani beni
maggiori, di cui avrebbero goduto i secoli a venire.
L’Avversario di sempre, ormai esaurite tutte le sue
risorse ordinarie, teneva in serbo per il nostro tempo l’arma letale, quella
progettata per la “soluzione finale”, per usare un’espressione del suo ambiente.
Non che egli non sappia bene che la Chiesa non potrà mai essere distrutta,
visto che la sua intima natura è soprannaturale; ma gli rimane pur sempre la
discreta soddisfazione di impedire al maggior numero possibile di anime di
raggiungere il proprio fine, trascinandole con sé nel fuoco eterno. Ecco allora
che, dopo aver più volte provato invano a provocare la rovina del Popolo santo
sia dall’esterno che dall’interno, ha escogitato il modo di portarlo
globalmente fuori strada mediante insegnamenti e discorsi illuminati miranti
all’
apertura
e al
rinnovamento
…
Il loro risultato, oggi, è una completa ignoranza
della verità rivelata e delle esigenze morali che ne derivano nella stragrande
maggioranza dei battezzati, incitati a sfrenato lassismo e ferocemente
refrattari ad ogni tentativo di ricondurli sulla via retta per il loro stesso
bene. Essi sono ormai impermeabili, anzi, a qualsiasi riferimento alla
trascendenza e all’assoluto: «Diteci cose piacevoli, profetateci illusioni…
toglieteci dalla vista il Santo d’Israele» (Is 30, 10-11). Al giorno d’oggi nessuno
commette più peccati, ma non perché siamo all’avvento del Regno, bensì perché
nessuno riconosce più alcuna istanza superiore al suo giudizio soggettivo né sa
che dovrà immancabilmente presentarsi al giudizio di un Altro – il quale, in
ogni caso, perdona sempre e comunque, anche chi non è pentito… Il Corpo mistico
militante, adesso, non è semplicemente attaccato da un virus, è capillarmente
invaso da un cancro.
Non era mai successo, del resto, che l’empietà e la
depravazione fossero apertamente difese e propagandate dai Pastori, di ogni
ordine e grado, ai quali Cristo ha affidato il
suo
gregge. La situazione attuale non si configura più come
un’eresia o uno scisma qualsiasi, poiché tali fattispecie suppongono una presa
di posizione da parte della Chiesa docente e un distacco esplicito dei ribelli dal
suo Corpo visibile. Questa volta l’eresia (se non formale, di certo materiale)
è inculcata proprio dalla Chiesa docente dal vertice in giù e buona parte del
Corpo visibile la tracanna ormai ammaliata… Chi non vi aderisce incondizionatamente
si vede rigettato senza misericordia e, se osa azzardare anche un’ombra di
perplessità, viene bollato come un mostro di cattiveria e di durezza,
insensibile alle ingiuste sofferenze dei poveri peccatori che vogliono
perseverare nel peccato, ma si vedono emarginati dal fariseismo dei giusti
secondo la legge.
Certo, ci sono voluti decenni per arrivare a un
simile, inaudito capovolgimento, ma ci si è arrivati… L’anima di chi, per
grazia di Dio, nella deriva generale ha conservato la retta fede, urla di
dolore a questo devastante spettacolo, soprattutto per il sentimento di
impotenza di fronte al rischio che innumerevoli anime si perdano per
l’eternità. La nuda fede delle notti spirituali (una così, però, non l’ha
conosciuta neanche san Giovanni della Croce) gli assicura nondimeno che tutto
questo è permesso dall’alto per il trionfo definitivo della verità e del bene.
Ma come avverrà questo trionfo? Per mezzo di chi e con quali strumenti? La
medesima nuda fede fa scoccare un’umile scintilla di comprensione del piano
divino, un’intuizione che può forse sconvolgere chi è abituato a navigazioni di
piccolo cabotaggio e non ha mai affrontato il mare aperto con le sue
formidabili tempeste, ma che proprio per questo sa di soprannaturale…
Cristo stesso ha preannunciato, in preparazione alla
fine dei tempi, una “
grande tribolazione
”
quale mai si sarebbe verificata prima e che sarebbe stata abbreviata “
a causa degli eletti
” (cf. Mt 24, 21-22).
Ecco la cura divina alla malattia umanamente inguaribile: «
Impossibile agli uomini, ma non a Dio
» (cf. Mt 19, 26). La famosa “chiesa
rinnovata”, ridotta ad associazione benefica di un umanesimo progressista prono
al mondo e ispirata da poche – per di più vaghe e confuse – idee di tolleranza
e dialogo (ma retta col bastone inflessibile del dogma assoluto: «Tutto per
tutti»)… potrà forse sopportare la terribile persecuzione annunciata dal
Giudice divino della storia? Non ne verrà piuttosto spazzata via in un colpo
solo? Non soccomberà forse all’odio di quel medesimo Avversario che, dopo
essersene servito per i suoi scopi, se ne sbarazzerà con una zampata – proprio
come i regimi totalitari, sue creature, fanno abitualmente con il clero
collaborazionista?
Il Signore, dal canto suo, si è riservato un
resto santo
: «
Io mi sono risparmiato in Israele settemila persone, quanti non hanno
piegato le ginocchia a Baal
» (1 Re 19, 18), al “signore” del mondialismo e
della sua nuova religione. Questo “resto” (simbolicamente contato con il numero
perfetto moltiplicato per mille, cifra indicante moltitudine) sarà ciò che
rimarrà dopo la catastrofe, formato da coloro che saranno stati in grado di
resistervi perché preservati da Dio grazie alla loro fede pura e alla loro
condotta santa. La speranza teologale, che supera le capacità umane, ci fa
desiderare con tutte le forze, per i meriti dei cristiani attualmente
stritolati dall’Islam (dei quali non interessa nulla quasi a nessuno, nemmeno
nella Chiesa), di poter essere un giorno contati in quel resto, ben consapevoli
che questo, d’altronde, dipende anche dal nostro impegno odierno e dalla nostra
attiva corrispondenza alla grazia, che deve essere continua e indefettibile.
Ovviamente, non stiamo pensando solo a noi stessi:
la salvezza non è per gli egoisti. Nella nostra stessa fedeltà all’unico
Vangelo (che non è una bella teoria né un ideale astratto), non potremo fare a
meno di attirare, con la parola, con lo scritto e con l’esempio, quanti più
fratelli possibile sulla via della vera redenzione, strappandoli al fuoco con
quell’autentica carità che è dono di Dio e si fonda sull’eterna verità da Lui
rivelata agli uomini. «
Tornerà il resto,
il resto di Giacobbe, al Dio forte
» (Is 10, 21). Allora, finalmente, il suo
Regno sarà instaurato sulla terra per tutti i figli di Colei che l’ha generato
nella persona stessa del Verbo incarnato. Consacrandoci al suo Cuore
immacolato, siamo sicuri di essere da Lei custoditi nella fede e nella santità.