Nel 1347-1350, come è noto, l’Europa fu devastata dalla peste nera. Si
trattò di una ecatombe senza precedenti, tanto che alcuni storici sostengono che
quella epidemia pose fine a un’epoca, il Medioevo cristiano, per aprirne una
nuova, quella dell’umanesimo. La mortalità oscillava tra i 40 e il 70% a
seconda della forza degli individui colpiti e delle loro condizioni. Fu
effettivamente una tragedia travolgente, che portò da una parte a grandi
interrogativi sull’uomo e su Dio, dall’altra a splendide opere di carità e di
dedizione ai fratelli, e, infine, a paure inenarrabili, a fobie e incubi ben
comprensibili.
Dove avvennero i primi
massacri di ebrei
Più di un terzo degli abitanti dell’Europa morì.
Ebbene, fu in questa
occasione che le comunità ebraiche conobbero un’aggressione senza precedenti:
molti ebrei furono accusati di avvelenare i pozzi, di essere in qualche modo la
causa di questo disastro. Il meccanismo psicologico è semplice: di fronte a un
disastro, rintracciare un colpevole, un capro espiatorio, non cambia le cose ma
almeno serve a fornire una “spiegazione” all’accaduto.
In verità il
capro espiatorio variava da paese a paese
, da epoca a epoca. In Spagna si diffuse
la voce che gli avvelenatori erano, per lo più, i musulmani; in Francia gli
inglesi; altrove e in altre occasioni, gli avvelenatori erano i lebbrosi,
oppure gli “stranieri poveri”, considerati potenziali portatori di malattie, oppure
ancora coloro che si occupavano di mestieri “in cui si producevano cattivi
odori o rifiuti” … Nella Atene del V secolo, anch’essa colpita dalla peste, era
accaduto lo stesso, dal momento che Tucidide ci racconta che molti ateniesi
accusavano i loro nemici spartani di… avvelenare i pozzi.
Se torniamo
agli avvenimenti del Trecento
, e in particolare alla persecuzione degli ebrei, il
luogo dove costoro furono identificati maggiormente come colpevoli, o comunque
dove subirono le angherie peggiori, furono alcune aree germaniche. Scrive
Rodney Stark nel suo
Un unico vero Dio
, che «
i massacri iniziarono nella regione intorno al lago di Ginevra
» e
poi «
l’ondata dei massacri si abbatté
lungo il Reno, attraverso le città ormai familiari a questi eccidi: Spira,
Magonza, Worms, Colonia. E almeno in altre sette città gli ebrei si suicidarono
in massa
».
Nota dunque Stark che la regione lungo
il fiume Reno fu la più colpita. E aggiunge che ciò è connesso con un fatto: «
la prevalente debolezza sia della Chiesa che
dello Stato in quella regione
». Infatti proprio in queste zone sia i
vertici laici che quelli religiosi con insistenza tentarono di frenare e
impedire che «
le folle uccidessero gli ebrei
»,
ma se i princìpi, in quei luoghi, erano deboli, anche la Chiesa lo era, vista
la «concentrazione di movimenti eretici cristiani nelle stesse comunità renane».
Dove avvenne la caccia
alla streghe
Per comprendere meglio questo concetto,
si deve pensare che
più avanti, durante la caccia alle streghe di età moderna, fu ancora una volta
la zona del Reno la più colpita dalle fobie popolari, e quindi la più segnata
dai roghi. Ebbene, anche in questo caso, la spiegazione principale sembra questa:
spesso laddove il potere statale era più forte, i panici di massa erano tenuti
sotto controllo. Ancora più efficace era l’Inquisizione, dal momento che le
terre in cui essa operava realmente, furono le meno colpite dalla caccia alle
streghe (e agli stregoni, visto che gli uomini bruciati sul rogo furono una discreta
percentuale). È opinione ormai diffusa tra gli storici, infatti, che
l’Inquisizione abbia sostituito «la violenza della folla», irrazionale e
incontrollabile, «
con il principio di
legalità
», frenando così gli imbestialimenti popolari.
Durante le
peste del 1347, dunque, autorità religiose e civili
–
molto deboli – delle zone germaniche, non
riuscirono nel loro intento di spegnere gli eccessi popolari. In altre zone
invece, il loro intervento ebbe maggior successo. Scrive il Darras nella sua
Storia generale della Chiesa
: «
Alcuni ebrei vinti dal dolore confessarono questo
delitto sotto tortura e in un pozzo fu trovato realmente veleno; tanto bastò
perché i sospetti assumessero tosto l’indole di fatto vero, e allora in Svizzera,
in Alsazia e in tutte le contrade in riva al Reno cominciò un eccidio generale
di ebrei
».
Chi difese gli ebrei
dai massacri
Nella Francia meridionale, invece, Clemente VI
«
interpose a loro difesa
[degli ebrei,
ndr
]
la sua autorità
pontificia, e con bolla del 4 luglio 1348 vietò di ascrivere agli ebrei delitti
immaginari o toccarne vita o sostanze prima di sentenza del legittimo giudice
».
Il papa dovette nuovamente intervenire il 26 settembre con un’altra bolla, in
cui spiegava che gli ebrei morivano di peste esattamente come gli altri, e che
la peste si era diffusa anche laddove non vi erano comunità ebraiche. Inoltre «
ordinava a tutti i vescovi di pubblicare
nelle chiese una sentenza di scomunica contro coloro che li molestassero, in
qualunque modo ciò fosse
».
Gli storici
William Naphy e Andrew Spicer
, nel loro
La peste in Europa
, aggiungono che «
molti eminenti uomini di chiesa condannarono
questi attacchi ispirandosi agli insegnamenti di sant’Agostino di Ippona, per
il quale gli ebrei dovevano essere tollerati in quanto parte essenziale della
storia cosmica del cristianesimo
». Ma se in alcuni posti ebbero ascolto, in
altri, soprattutto nelle regioni del Reno, non fu così. Non è un caso che le
autorità civili e religiose fallirono laddove pullulavano i movimenti
ereticali, portatori di una specifica visione non solo religiosa, ma anche
politica e sociale.
Chi erano i
massacratori
«
Era a
Magonza
– scrive ancora Stark –
che
Teuda aveva riunito un seguito
e aveva proclamato la
data della Seconda Venuta. Solo in Renania, e soprattutto a Magonza e Colonia,
i catari avevano creato delle congregazioni nel XII secolo, ed era
principalmente in Renania che i valdesi tedeschi avevano trovato sostegno nel
XIII secolo, in particolare a Magonza, Spira, Worms e Wurzburg. Nel XIII e nel
XIV secolo fu in queste stesse città renane che fiorì l’eresia del Libero
Spirito…Nel XV secolo fu qui che gli ussiti trovarono un seguito tedesco, e
città come Norimberga, Magonza, Worms, Spira e Ratisbona furono nuovamente teatro
di scontri. E, ovviamente, fu a Spira che per la prima volta venne usato il
termine “protestante” per definire coloro che seguivano Martin Lutero, e a
Worms che lo stesso Lutero disse alla Dieta: “Non posso fare altrimenti. Che
Dio mi aiuti”
».
Chiosiamo
queste considerazioni.
Contro chi se la prendevano i catari, i fratelli del Libero Spirito, i
flagellanti (l’eresia più diffusa e più violentemente antisemita in Germania),
gli Hussiti?
Contro gli ebrei, si è detto; ma anche
contro i sacerdoti cattolici e la Chiesa. Scrive G. Fourquin nel suo
Le
sommosse popolari nel Medioevo
: «
Il
movimento dei flagellanti dei paesi germanici si scontrò violentemente contro
la Chiesa e si impadronì dei suoi beni temporali, trattò brutalmente gli
ecclesiastici che osarono contraddirlo, cosa considerata inammissibile dagli
inviati di Dio. Ma i demoni non erano soltanto i preti, erano anche gli ebrei.
Il grande massacro di israeliti dell’Occidente, che incrudelì in occasione
della grande peste, fu responsabilità, in buona parte, dei flagellanti…
».
A confermare
questa ricostruzione,
due studi imprescindibili sulla violenza anti-cattolica degli eretici
medievali: quello di Igor Safarevic,
Il socialismo come fenomeno storico
mondiale
e quello, più celebre, di Norman Cohn,
I fanatici
dell’Apocalisse
.
Ricorda Cohn che gli eretici tedeschi,
per lo più millenaristi fanatici, erano «
nemici
intransigenti della Chiesa, decisi non solo a condannare il clero, ma anche a
respingere completamente la sua pretesa di autorità soprannaturale
». Per
questo non di rado tiravano giù dal pulpito ecclesiastici e predicatori, per
bruciarli sul rogo o per lapidarli. Cohn ricorda che il Papa Clemente VI
scriveva che la maggioranza degli eretici «
o
dei loro seguaci, sotto un’apparenza di pietà, pongono mano a imprese crudeli
ed empie, spargendo il sangue di ebrei che la pietà cristiana accoglie e
sostiene
»; aggiunge che in Germania «
dovunque
le autorità avevano protetto gli ebrei
», sia i principi che i tribunali
inquisitorali, ma spesso senza alcun successo.
«
Gli ebrei
- scrive ancora Cohn –
non erano comunque i soli a venire uccisi:
molti membri del clero perirono per mano delle orde
escatologicamente ispirate
» che credevano di eliminare l’Anticristo stesso,
visto spesso come un ebreo, ma anche come il figlio di un vescovo e di una
monaca cattolici. Non fu dunque Lutero «
il
primo a battere sull’idea dell’Anticristo
» ma ereditò un luogo comune tra i
movimenti ereticali tedeschi del periodo a lui precedente.
Da Lutero al
nazionalsocialismo
Non solo. Benché solitamente si ignori, o si
preferisca nasconderlo
, Lutero, proprio come gli eretici renani, in un terreno dunque già ben
arato, affiancò alla polemica contro la Chiesa Cattolica, quella contro gli
ebrei. Nel 1543, per esempio, pubblicò un testo,
Degli ebrei e delle loro menzogne
, in cui, insieme ad un duro
attacco alla Chiesa romana e agli italiani, definiva gli ebrei «
disperati, cattivi, velenosi e diabolici (…)
velenose, aspre, vendicative, perfide serpi, assassini e figli del demonio
»
e invitava, tra le altre gentilezze, a «
dar
fuoco alle loro sinagoghe o scuole
», a «
distruggere
e smantellare anche le loro case
», a cacciarli come «
cani rabbiosi
». Senza neppure prendere in considerazione, ad
esempio, la conversione.
P
ossiamo quindi fare
un’altra considerazione: le regioni in cui, nel Novecento, il
nazionalsocialismo antisemita e anticristiano avrebbe prosperato, raggiungendo
la maggioranza dei voti, furono quelle storicamente protestanti, quelle un
tempo più eretiche, e non quelle a maggioranza cattolica. Vari storici, parlando delle eresie
millenariste medievali, hanno infatti notato la somiglianza con
ideologie moderne, anch’esse millenariste, come il nazismo ed il comunismo.
In conclusione
dunque il filo rosso che abbiamo dipanato,
che va dagli eretici medievali, a
quelli di età moderna, sino ai nazisti, può dunque essere un modo suggestivo
per guardare alle origini dell’antisemitismo tedesco del XX secolo. Ma non ne è
certo la spiegazione completa.
È infatti vero che i nazisti
dichiararono in più occasioni la loro ammirazione per gli eretici medievali,
per i flagellanti tedeschi, per il “Rivoluzionario dell’Alto Reno”
(l’anabattista Thomas Muntzer), e che condivisero con costoro la mentalità
millenarista, e quindi immanentista. È anche vero che alcuni di loro, come
Julius Streicher, si rifecero esplicitamente a Martin Lutero, mentre non
mancarono i pastori protestanti che si compiacquero che la notte dei cristalli
era caduta nell’anniversario della nascita del fondatore del protestantesimo.
Gli altri “padri
ispiratori” dei massacratori di uomini
Ma è ancora
più vero che i teorici nazionalsocialisti erano figli
, più ancora che del
loro lontano passato, del passato più recente: dell’illuminismo materialista,
del darwinismo sociale, del razzismo “scientifico” creato dagli antropologi,
dai seguaci delle pseudoscienze atee ottocentesche (frenologia, antropometria,
criminologia lombrosiana…), dai biologi darwiniani; erano figli del superomismo
nietzschiano, della statolatria hegeliana, del nazionalismo ateo; della
secolarizzazione e della “morte di Dio” che aveva sganciato il concetto di uomo
da quello di creatura, eliminando così, come notava Leon Poliakov, l’idea
biblica secondo cui l’uomo, ogni uomo, è «
creato
a immagine e somiglianza di Dio
».