Il vero motivo: la questione ebraica
Molti Ebrei
usavano stanziarsi soprattutto nella Spagna meridionale. Fu per questo che
l’Andalusia venne definita una “seconda Palestina”. Gli storici affermano che
gli Ebrei in questa regione arrivarono ad essere il 25% di tutta la
popolazione, fino a raggiungere il 33% in città come Siviglia e Cadice.
Inizialmente gli Ebrei respinsero qualsiasi ipotesi di conversione. Il
primo concilio nazionale della Chiesa si celebrò proprio in Spagna (il Concilio
di Elvira del IV secolo) e fu interamente incentrato sulla questione ebraica
nella penisola iberica.
I “
conversos
”
Mille anni
dopo il Concilio di Elvira (siamo nel XV secolo) la situazione era ormai
totalmente cambiata. La maggior parte degli Ebrei spagnoli si erano convertiti
al Cattolicesimo e venivano chiamati
conversos
.
Molti di loro erano anche riusciti a conquistare posti importanti a livello
ecclesiale, economico e politico. Questo però destò non poco rancore da parte
degli Spagnoli. Si sa che non è sempre piacevole vedersi scavalcati da
stranieri.
Ben presto questo rancore si trasformò in vera e proprio odio.
Soprattutto quando si venne a sapere che non pochi di questi
conversos
si erano in realtà convertiti
fittiziamente, solo per far carriera nella società spagnola. E molti di questi
falsi
conversos
vennero perfino
scoperti nell’atto di giudaizzare riti cattolici. Era risaputo che nella
cattedrale di Cordoba si praticava un
ufficio
che aveva ben poco di cattolico e i cui riferimenti cultuali erano invece
giudaici.
Nacque l’Inquisizione
A partire
dal 1391 esplosero fenomeni di terribile violenza popolare. Il popolo spagnolo,
esasperato, iniziò a perseguitare tutti gli Ebrei facendo – come si suol dire –
di “ogni erba un fascio”. S’iniziò a perseguitare tanto i falsi
conversos
(detti
marranos
)
quanto i
sinceri
conversos
… e anche l’ebreo
che non aveva mai voluto convertirsi.
Fu così che furono proprio i veri
conversos
a chiedere che venisse fatta un’indagine per individuare chi si era
convertito solo per scopi carrieristici. Tale richiesta fu fatta direttamente
alla Corona. Fu così che nacque l’Inquisizione spagnola. Dunque, il motivo
della sua nascita fu evitare che nella furia popolare venissero colpiti anche
gli innocenti.
Per evitare che l’Inquisizione venisse scambiata come istituzione
antiebraica e per far capire anche che non avesse nessun giudizio antigiudaico,
si decise che dovesse essere affidata a personaggi di origine ebraica: Pedro de Torquemada, prima e Diego Deza, poi.
I meriti dell’Inquisizione spagnola
L’Inquisizione
spagnola ebbe almeno due meriti:
1.
Individuare i
marranos
e salvare i veri
conversos
.
2.
Dichiarare rispetto per i veri
conversos
, che non potevano essere perseguitati solo perché ebrei.
Chi fu davvero Pedro de Torquemada?
Quando si
parla dell’Inquisizione spagnola non si può non parlare di Pedro de Torquemada.
Questi fu in realtà uomo di grande sensibilità artistica. Fu mecenate e
protettore di artisti. Il complesso architettonico di San Tommaso ad Avila (si
tratta del vertice del gotico spagnolo) fu il frutto del suo mecenatismo. Egli
contribuì anche al successo della pittura di Pedro de Berruguete.
Ma veniamo alla sua attività di inquisitore. Si pensi che nel 1484 si
batté affinché vi fosse un’amnistia per
diversi
conversos
sorpresi a
“giudaizzare” riti cattolici. Beneficiò di questa amnistia anche il nonno di
Santa Teresa d’Avila, il quale, quando fu liberato dalla pena (visitare con
abito da penitente un certo numero di Chiese tutti i venerdì) ridivenne
direttore delle finanze di Avila… il che vuol dire che, tutto sommato, la
condanna non lo danneggiò più di tanto.
Le condanne
Le cifre relative all’Inquisizione spagnola sono state talmente
gonfiate da far pensare ad una sicura “malafede”. Ci sono ancora dei libri di
testo che hanno il coraggio di parlare di centinaia di migliaia di vittime. Ciò
che si dice in questi libri non tiene conto di tutti i progressi storiografici
che sono stati fatti negli ultimi anni. Sono stati operati studi computerizzati
su documenti d’archivio.
Uno studioso danese, Gustav
Henningsen, ha completato lo spoglio di 50.000 processi che coprono l’arco di 140
anni. Ebbene, le condanne a morte furono circa 500; dunque con un rapporto di 1
a 100.
Le pene
Eccettuata
la “pena capitale”, le altre pene erano davvero minime. La “prigione perpetua”
durava solo cinque anni e la “pena irremessibile” durava circa otto anni. All’Inquisizione
spagnola si deve l’introduzione di alcuni “istituti” come il trasferimento a
domicilio degli ammalati e la semi-libertà, ripresi dalla detenzione moderna.
Perché i falsi “conversos” facevano tanta
paura?
Non va
dimenticato che l’Ebraismo di allora si rifaceva totalmente al
Talmud
. In esso (unione della
Mishna
e della
Ghemara
dal I secolo in poi) a proposito di Gesù è scritto: «
Gesù il Nosri (Nazareno) nacque da una
pettinatrice di nome Maria; il marito di questa donna è chiamato talvolta
Pappos, figlio di Giuda, e talvota Stada, sebbene si trovi anche la donna
stessa chiamata col nome di Stada. Il vero padre di Gesù fu un certo Pantera.
(...).
Recatosi in Egitto, studio colà magia
sotto Giosuè, figlio di Perecchia. Tornato in patria e respinto dal suo
maestro, Gesù esercitò la magia, traviando il popolo. Per tali ragioni fu
giudicato e condannato a morte. Prima che la condanna fosse eseguita si
attesero quaranta giorni, durante i quali un araldo invitava la gente ad esporre
qualsiasi giustificazione in favore del condannato. Non essendosi presentato
nessuno, il condannato fu lapidato e poi appeso al patibolo a Lydda, il giorno
di preparazione alla Pasqua. Al presente, egli si trova nella Gehenna immerso
in una melma bollente
».
Il significativo caso di Pablo de Olivade
Pablo de
Olivade, illuminista spagnolo, è il grande mito in Spagna della propaganda
anti-inquisitoriale. Non dimentichiamo che l’Inquisizione in Spagna fu abolita
solo nel 1834.
Ebbene, nel 1778, Pablo de Olivade venne condannato alla prigione
“irremissibile”, dunque a circa otto anni di detenzione da scontare in convento
anziché in prigione a causa di una sua malattia. Appena in convento, Pablo de
Olivade protestò di aver bisogno di cure termali. La richiesta venne accolta
per cui venne mandato alle terme di Castiglia. Poiché le terme di Castiglia non
gli procuravano giovamento, protestò di aver bisogno di terme più efficaci e
chiese quelle di Catalogna. Anche stavolta l’Inquisizione l’accontentò. Così da
una stazione termale vicina al confine poté facilmente rifugiarsi in Francia
dove venne accolto come martire dell’Inquisizione.
Poi avvenne una cosa importante, ma tanto importante che i libri di
testo dimenticano di ricordare. Pablo de Olivade in Francia constatò la
violenza del terrore giacobino; e fu così abbandonò le sue convinzioni
illuministe per scrivere in difesa del Cristianesimo.
Bibliografia
Jean Dumont,
L’Eglise au risque de l’histoire,
Limoges
1984.