Scrisse Ernest Hello, apologista e
polemista francese (1828-1885):
“Non c’è
che una realtà giovane sulla terra, ed è il Cristo. I suoi attuali nemici, a
forza di essere mediocri, ci permettono di vedere la stupidità dell’errore. Lo
fanno vedere qual è: un niente
complicato.”
Se c’è una cosa che davvero si oppone
all’istinto della nostalgia e alla valutazione sempre e comunque positiva di
ciò che è passato solo perché è passato, è proprio il concetto di Tradizione.
Può sembrare strano, ma è così … e non è difficile capirlo. Passa ciò che
diviene, si consuma ciò che subisce il tempo, si annienta ciò che viene eroso
dal passare degli anni. Ma ciò che di suo si colloca fuori del tempo, anzi si
erge a “giudice” del tempo, non può passare né consumarsi né tantomeno
annientarsi.
La Tradizione è la Verità che fonda il
tempo e non è esito del tempo, è la Verità che giudica la storia e non è
giudicata dalla storia. La Tradizione ha una dimensione
metafisica
, cioè è nel fondamento dell’essere, ed ha una dimensione
metastorica
, cioè è fuori della
storia. Da qui la sua
metatemporalità
,
cioè l’essere fuori del tempo, che la rende capace di rimanere sempre giovane.
La Tradizione non invecchia perché non subisce il tempo; non ha bisogno di
particolari
lifting
o
restyling
, è sempre lì: giovane, pura e
bella.
Abbiamo aperto con delle parole che si
confanno benissimo a ciò che stiamo dicendo. Rileggiamole:
“Non c’è che una realtà giovane sulla terra, ed è il Cristo. I suoi
attuali nemici, a forza di essere mediocri, ci permettono di vedere la
stupidità dell’errore. Lo fanno vedere qual è: un niente complicato.”
Hello lo dice chiaramente: non c’è una
realtà più giovane di Cristo. Infatti Cristo dice di se stesso:
Io sono la Via, la Verità e la Vita
.
Attenzione: non dice di essere
una via,
una verità, una vita
, ma
la Via, la
Verità e la Vita
. Gli articoli utilizzati non sono
indeterminativi
ma
determinativi
:
non
una
ma
la.
E la Verità, se è davvero Verità in quanto assoluto, non muta e
non mutando non invecchia, non può invecchiare.
Ma c’è da dire anche un’altra cosa,
molto importante, una delle tante cose che rendono il Cristianesimo un’opera
talmente geniale da non poter essere esito di un’invenzione umana: la Verità è
Persona e la Persona è Verità. Questo già lo si capisce dal fatto che il
Cristianesimo ha una concezione personale del divino, ma anche dal fatto che
questo Dio-persona si è addirittura fatto uomo, pur conservando totalmente la
propria divinità e quindi la propria assolutezza immutabile.
Poi Hello continua: “(I nemici di
Cristo)
, a forza di essere mediocri, ci
permettono di vedere la stupidità dell’errore. Lo fanno vedere qual è: un niente complicato.”
E ciò è altrettanto
vero. Tutto ciò che si oppone a Cristo è nel nulla del divenire, nella pochezza
e nell’inconsistenza di ciò che fluisce senza un senso e che ha la stupida
pretesa di trovare nel proprio fluire temporale un significato che non può mai
trovare. Infatti, se si rifiuta il fondamento metafisico, non c’è un senso da
poter dare al tempo. L’andare di un’automobile ha senso se è un andare verso
una méta, altrimenti il suo procedere è il tragitto del folle. Il tragitto del
folle non solo non è finalizzato ma è anche ondulante, va verso destra e verso
sinistra, verso nord e verso sud, verso ovest e verso est. Ecco la
complicatezza del nulla
di cui
giustamente parla Hello: l’errore è un
niente
complicato
; “
niente”
perché si
annulla nel divenire senza senso, “
complicato”
perché, quando si smarrisce la verità, c’è solo la follia della
contraddizione e dell’illogicità.
Ancorarsi alla Tradizione -che è il
Cristo
alfa
e omega
della storia, cioè verità che non muta- salva
dall’invecchiamento delle mode e dalla follia dell’errore.
Un giorno il povero don Camillo andò a
sfogarsi davanti al Cristo dell’altare maggiore (è nel romanzo
Don Camillo e i giovani d’oggi
): “
Signore,
cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio sta per chiudersi e il
mondo corre verso la sua rapida autodistruzione?”
Il Crocifisso rispose:
“Don
Camillo, perché tanto pessimismo? Allora il mio sacrificio sarebbe stato
inutile? La mia missione fra gli uomini sarebbe dunque fallita perché la
malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?” “No, Signore. Io
intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e
tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore,
bontà, pietà, onestà, pudore, speranza. E fede. Cose senza le quali non si può
vivere. Questa è l’autodistruzione di cui parlavo. L’uomo, mi pare, sta
distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che, in
migliaia di secoli, aveva accumulato. Un giorno non lontano si ritroverà
esattamente come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli
pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto
delle caverne. Signore: la gente paventa le armi terrificanti che disintegrano
uomini e cose. Ma io credo che soltanto esse potranno ridare all’uomo la sua
ricchezza. Perché distruggeranno tutto e l’uomo, liberato dalla schiavitù dei
beni terreni cercherà nuovamente Dio. E lo ritroverà e ricostruirà il
patrimonio spirituale che oggi sta finendo di distruggere. Signore, se questo è
ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?”
Il Cristo sorrise:
“Ciò
che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi:
bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra
riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà
gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme
fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e
speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi
possiede ancora la fede a mantenerla intatta. Il deserto spirituale si estende
ogni giorno di più; ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate
dalla fede. Ogni giorno di più uomini di molte parole e di nessuna fede
distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri. Uomini d’ogni
razza, d’ogni estrazione, d’ogni cultura.”
La
Tradizione è proprio il seme di cui parlò il Cristo dell’altare maggiore al
povero don Camillo.