Per
la formulazione di un giudizio idealmente e storicamente corretto sul fenomeno
delle crociate nel suo insieme e sull’idea di Crociata in sé, occorre a monte
richiamarsi ad alcuni princìpi imprescindibili e attenersi a dati storici
precisi:
I
territori di quella che per gli ebrei prima di Cristo era la “Terra Promessa”
appartenevano appunto agli ebrei dai tempi di Mosè. I vari conquistatori (e per
ultimi i Romani), nel corso dei secoli, non avevano intaccato questo principio:
sebbene sotto conquista straniera, la Palestina/Israele era di fatto e di
diritto la terra degli ebrei, il Regno di David, l’unico ricevuto e consacrato
da e a Dio.
Da
un punto di vista religioso e cristiano, gli ebrei, non riconoscendo – e
condannando a morte – il Messia, perdettero per sempre il ruolo di “popolo
eletto”, e, di conseguenza, il diritto a possedere la Terra Promessa, non
essendo e costituendo più di fatto la “sinagoga/Chiesa” di Dio.
Con
la distruzione del Tempio di Gerusalemme (unico centro religioso e civile degli
ebrei) ad opera dei Romani (Tito, 70 d.C.) e con la loro cacciata definitiva
dalla Palestina (Adriano, 132 d.C.), cambia per sempre la situazione: gli ebrei
dovettero in massa abbandonare la loro terra (diaspora), di cui di fatto (cioè
storicamente e politicamente) persero il controllo e il possesso.
Nel
frattempo, la Palestina (non più Israele) da un lato continuò per secoli ad
essere una provincia romana, dall’altro divenne per i cristiani la “Terra
Santa” per eccellenza, dove il Figlio di Dio era nato, vissuto, aveva patito ed
era morto e risorto per il riscatto di ogni uomo dal male e dal peccato,
divenendo il Salvatore dell’umanità. Ciò significava, idealmente e in concreto,
che la Palestina era ora appunto la “Terra Santa” in quanto terra di salvezza di
ogni battezzato al mondo. Ciò fu ancora più evidente a tutti quando nel 380
d.C. l’Imperatore Teodosio a Tessalonica proclamò il Cristianesimo “Religione
dell’Impero”. Roma si era fatta cristiana e lo stesso Vicario di Cristo
risiedeva a Roma: era chiaro insomma che la Terra Santa apparteneva a Roma non
più solo politicamente e militarmente, ma anche spiritualmente.
Con
la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.), la Terra Santa rimase
ancora per due secoli provincia dell’Impero Romano d’Oriente, quindi “romana” e
“cristiana” allo stesso tempo.
Nella
prima metà del VII secolo nasce una nuova religione, l’Islam, e nella seconda
metà i musulmani conquistano la Terra Santa. Ora, è evidente a tutti che quella
che era stata prima la Terra Promessa per gli ebrei, poi il Regno di Israele,
poi provincia romana, infine la Terra Santa dei cristiani, nulla aveva a che
vedere con gli arabi-islamici, se non per diritto di violenza. L’avevano
conquistata manu mulitari, e perseguitavano i cristiani ivi residenti e i
pellegrini.
Questa premessa era
necessaria per chiarire due principi a monte: 1) l’inesistenza assoluta da
parte islamica di un diritto al possesso della Terra Santa, se non la mera
forza della violenza; 2) la perduta legittimità da parte ebraica al possesso
della Terra Santa, con il passaggio dall'Antico al Nuovo Testamento.
A tali questioni di principio, occorre poi unire
il dato storico degli eventi dei secoli susseguenti,Questa premessa era
necessaria per chiarire due principi a monte: 1) l’inesistenza assoluta da
parte islamica di un diritto al possesso della Terra Santa, se non la mera
forza della violenza; 2) la perduta legittimità da parte ebraica al possesso
della Terra Santa, con il passaggio dall'Antico al Nuovo Testamento.
A tali questioni di principio, occorre poi unire
il dato storico degli eventi dei secoli susseguenti,Questa premessa era
necessaria per chiarire due principi a monte: 1) l’inesistenza assoluta da
parte islamica di un diritto al possesso della Terra Santa, se non la mera forza
della violenza; 2) la perduta legittimità da parte ebraica al possesso della
Terra Santa, con il passaggio dall'Antico al Nuovo Testamento
Questa
premessa era necessaria per chiarire due principi a monte: 1) l’inesistenza
assoluta da parte islamica di un diritto al possesso della Terra Santa, se non
la mera forza della violenza; 2) la perduta legittimità da parte ebraica al
possesso della Terra Santa con il passaggio dall’antico al nuovo Testamento.
2) la perduta legittimità da
parte ebraica al possesso della Terra Santa, con il passaggio dall'Antico al
Nuovo Testamento.
A tali
questioni di principio, occorre poi unire il dato storico degli eventi dei
secoli susseguenti, vale a dire il fatto che dal VII all’XI secolo l’Islam ha
sistematicamente attaccato e invaso manu militari gran parte delle terre di
quello che era l’Impero Romano d’Occidente (premendo nel contempo senza sosta
alle porte di quello d’Oriente), conquistando gran parte del Medio Oriente,
l’Africa del Nord, la Penisola Iberica, tentando di varcare i Pirenei, poi
occupando la Sicilia, la Sardegna e la Corsica, risalendo con scorrerie fino a
Lione e poi in Svizzera e alle Alpi, ponendo delle enclave fisse vicino Roma
(le basiliche di San Pietro e San Paolo e l’abbazia di Montecassino furono distrutte),
ma soprattutto terrorizzando per secoli le popolazioni cristiane mediterranee,
specialmente quelle italiane.
Quattro
secoli di invasioni militari (massacri di uomini, deportazioni di donne negli
harem, conversione forzata dei bambini) e razzie, di cui nessuno mai potrà fare
il calcolo non tanto dei danni materiali, quanto del numero dei massacrati e
del dolore immenso causato a intere generazioni di cristiani, senza che questi
potessero in alcun modo contrattaccare.
Gli
stessi pellegrini che andavano in Terra Santa venivano spesso massacrati,
specie a partire dall’XI secolo, con l’arrivo del dominio dei turchi
selgiuchidi.
Tutto
quanto detto deve essere tenuto presente prima di emettere qualsivoglia
giudizio storico e morale sulla crociate: non si può infatti presentare i
crociati come una “banda di matti fanatici” e ladri che calò improvvisamente in
Palestina per rubare tutto a tutti e uccidere i poveri musulmani indifesi. Ciò
è solo ridicolo, evidentemente sostenuto da chi non cerca la verità storica ma
è mosso solo dal suo odio anticristiano (o dalla sua simpatia filoislamica).
Come
sempre ufficialmente dichiarato dalla Chiesa tramite la voce dei Papi e dai
teorici del movimento crociato (fra questi, san Bernardo di Chiaravalle) e dai
teologi medievali (fra gli altri, san Tommaso d’Aquino e anche santa Caterina
da Siena), lo scopo e la legittimità delle crociate risiedono nei seguenti
princìpi fondamentali:
Il
diritto/dovere assoluto della Cristianità a rientrare in possesso dei Luoghi
Santi;
La
difesa dei pellegrini (e a tal fine nacquero gli Ordini
monastico-cavallereschi);
La
legittima difesa dai secolari assalti della Jahad islamica.
Come
si può notare, tutti e tre i princìpi indicati si fondano pienamente sul
diritto naturale: quello del recupero della legittima proprietà privata lesa,
quella della difesa del più debole dalla violenza ingiustificata, quello della
legittima difesa da un nemico ingiustamente invasore.
È
interessante notare a riguardo che le fonti islamiche sulle crociate, pur
accusando i crociati di atti barbarici e stragisti di ogni genere, mai mettono
però idealmente in dubbio il loro diritto alla riconquista dei Luoghi della
Redenzione di Cristo. Da conquistatori, essi sanno che il diritto del più
forte, su cui essi si fondano, prevede anche il contrattacco.
A
questi tre princìpi poi, santa Caterina da Siena ne aggiunge un altro: il
doveroso tentativo di conversione degli infedeli alla vera Fede, per la loro
salvezza eterna, bene supremo di ogni uomo.
Per
necessaria completezza, occorre tener presente poi che il movimento crociato
non si esaurì nell’ambito dei due secoli (1096-1291) in cui avvennero la
conquista e la perdita della Terra Santa da parte cristiana (crociate
tradizionali); infatti, a partire dal XIV secolo, e fino agli inizi del XVIII,
con l’avanzata inarrestabile dei turchi ottomani, di crociate se ne dovettero
fare in continuazione; questa volta però non per riprendere i Luoghi Santi, ma
per difendere l’Europa stessa (l’Impero Romano d’Oriente cadde in mano islamica
nel 1453) dalla conquista musulmana. I soli nomi di Cipro, Malta, Lepanto,
Vienna (ancora nel 1683) ci dicono quale immane tragedia per secoli si è
consumata anche dopo le stesse crociate “tradizionali” e ci testimoniano un
fatto incontrovertibile e di importanza capitale: per quattro secoli prima e
per altri quattro secoli dopo le crociate “tradizionali”, il mondo cristiano è
stato messo sotto attacco militare dall’Islam (prima arabo, poi turco), subendo
quella che può definirsi la più grande e lunga guerra d’assalto mai condotta
nella storia, in obbedienza ai dettami della Jahad (Guerra Santa) voluta
e iniziata da Maometto stesso.
Mille
anni di guerre. Per questo, occorre essere sereni, preparati e giusti nei
giudizi.
Le
crociate furono insomma anzitutto guerre di legittima difesa e di riconquista
di quanto illegittimamente preso da un nemico invasore. Pertanto, ebbero piena
legittimità storica e ideale (ciò non giustifica, ovviamente, tutte le violenze
gratuite commesse da parte cristiana nel corso dei secoli). Ancor più ciò è
valido a partire dal XIV secolo, quando l’unico scopo del movimento crociato
divenne la difesa della Cristianità intera aggredita dai turchi.