Bisogna
sfatare diversi luoghi comuni sulla presenza del Cristianesimo nei primi
secoli. Luoghi comuni di cui, purtroppo, sono pieni tanti manuali di storia. Per
motivi di spazio prendiamone in considerazione solo tre.
Contro l’Impero?
Il primo afferma che il Cristianesimo primitivo
avrebbe rifiutato ogni istituzione politica e quindi anche l’Impero. È falso.
Sin da subito il Cristianesimo non manifestò alcun pregiudizio verso la
politica, perché oggi, come allora, afferma che la realtà naturale è un valore;
e, come valore, non solo è giusto ma anche doveroso governarla.
Lo scontro tra Cristianesimo e Impero Romano non fu di
sostanza, il Cristianesimo non rifiutò mai l’Impero e l’Imperatore in quanto
tali, ma solo la divinizzazione di quest’ultimo. Non a caso, Tertulliano
(155-220) afferma:«
Cesare è più nostro
che vostro
»
e san Paolo ai Romani
è chiarissimo: «
Ciascuno stia sottomesso
alle autorità costituite; poiché non c’è autorità se non da Dio e quelle che
esistono sono stabilite da Dio
»
(
Romani
13,1). Altrettanto chiaro è san
Pietro: «
State sottomessi ad ogni
istituzione umana per amore del Signore: sia al re come sovrano, sia ai
governatori come ai suoi inviati per punire i malfattori e premiare i buoni.
Perché questa è la volontà di Dio: che, operando bene, voi chiudiate la bocca
all’ignoranza degli stolti
»
(
1 Pietro
2,13).
Contro il servizio militare?
Il
secondo luogo comune afferma che il Cristianesimo primitivo avrebbe spinto i
cristiani a disertare, a rifiutare il servizio militare. Anche questo è falso.
Sempre Tertulliano, prima che aderisse all’eresia montanista, ricorda che i
cristiani del suo tempo riempivano gli accampamenti militari e che lavoravano e
militavano con tutti gli altri.
Anzi, c’è da dire qualcosa di più. Il Cristianesimo
primitivo si diffuse principalmente negli ambienti militari. Ambienti più
critici nei confronti della degradazione morale di quei tempi e che videro
proprio nel rigore cristiano la possibilità di restaurare l’antica austerità.
Ormai non ci sono più dubbi, è dimostrato dalla diffusa utilizzazione di parole
militari nelle prime comunità cristiane. Due esempi: “pagano” e “tabernacolo”.
La parola “pagano”, secondo un noto studio di Tagliavini, si spiega proprio
attraverso l’uso militare di
paganus
opposto
a
miles
, paragonabile al nostro
“borghese”. I cristiani, considerandosi
milites
Christi,
chiamarono “pagani” i non cristiani, con quello stesso
atteggiamento di diffidenza con cui i militari ci chiamano “borghesi”. È chiaro
che la facile adozione di un simile significato può spiegarsi solo alla luce di
una grande diffusione dell’elemento militare nelle comunità cristiane. D’altronde
san Giovanni Battista ad alcuni soldati che lo interrogarono su come dovessero
comportarsi non ordinò di abbandonare le armi, ma: «
Non fate violenza a nessuno, né calunniate, e siate contenti della
vostra paga
» (
Luca
3, 14).
Di incompatibilità si cominciò a parlare solo verso la
fine del II secolo, con la diffusione dell’eresia montanista, questa sì
pacifista perché apocalittica. Ma l’atteggiamento di condanna di questa eresia
da parte della Chiesa è ben espresso dagli apologisti di questo stesso secolo. Scrive
Marta Sordi: «
I casi di obiezione di
coscienza fra i cristiani restano (…) episodi isolati; tale è quello della
recluta Massimiliano al quale lo stesso giudice pagano, Dione, fa presente
l’inconsistenza della sua pregiudiziale, contraddetta dall’esempio degli altri
cristiani
».
Margherita Guarducci, poi, ha scritto che non solo i
militari subivano il fascino del Cristianesimo, ma anche i cristiani subivano il fascino della gerarchia militare. Il Papa
Clemente I additava ai Corinzi, ch’erano sempre discordi fra loro, l’esempio
dell’esercito romano mirabilmente organizzato.
Contro i ricchi?
Il
terzo luogo comune è che il Cristianesimo primitivo si sarebbe diffuso
soprattutto tra i poveri e avrebbe trovato nei ricchi i maggiori oppositori. Nemmeno
questo è vero. San Paolo predicò a Tessalonica e «
alcuni di loro credettero (…)
come
fece pure una gran moltitudine di Greci timorati di Dio e non poche nobili
donne
»
(Atti 17,4). Scrive lo
storico Jones: «
Molto prima che la
conversione di Costantino rendesse conveniente per gli ambiziosi il professare
la religione dell’imperatore, vi erano senatori e soldati cristiani e persino
professori cristiani
».
D’altronde nel Vangelo è evidente come Gesù non abbia
mai ristretto la sua predicazione a una sola classe sociale. Alcuni esempi:
Nicodemo era un membro del sinedrio; Zaccheo, un pubblicano; il Centurione, di
cui Gesù loda la fede, non era certo uno che faceva la fame. Nella
Lettera ai Filippesi
si accenna alla
penetrazione del Cristianesimo nel Pretorio
(1,13) e nel Palazzo imperiale (4,22). Tacito parla di Pomponia Grecina,
moglie di Aulo Plazio, vincitore della Britannia, che fu giudicata nel 57 da un
tribunale domestico sotto l’accusa di praticare una religione straniera. E ci
sono tutti i motivi per crederla cristiana. All’epoca di Domiziano (dall’81 al
96) risultano cristiani Flavio Clemente e la moglie Domitilla, parenti dell’Imperatore.
Secondo lo storico Harnack erano i nobili a dare il
tono alla vita della comunità romana. Molte iscrizioni dell’Asia ci documentano
l’esistenza di cristiani che si occupano dell’amministrazione delle loro città.
Sappiamo che a Lione nel 177 fu martirizzato un buon gruppo di cristiani
(composto di schiavi come Blandina, ma anche di persone benestanti come il
notabile gallo-romano Vezio Epagato); l’ira popolare che provocò la
persecuzione fu improvvisa, cacciandoli dal foro e dai bagni, lo attesta
sant’Eusebio da Cesarea... e commenta lo storico Brezzi: «
Mi pare facile illazione quella che ritiene che i cristiani di quella
città dovevano godere una buona posizione se frequentavano quei posti
». Da
iscrizioni di Ostia risulta che alla fine del secondo secolo erano cristiani i
membri della
Gens Annaea
e che
morirono cristiani parecchi
Pomponii
.
Nella cripta (cristiana) di Lucina, sull’Appia, si è ritrovato il sarcofago di
Dazia Clementina, moglie di Giulio Basso, uno dei principali funzionari di
Antonino e di Marco Aurelio (imperatore dal 161 al 180); qui sono raccolte
anche le iscrizioni funebri di Annia Faustina, di Licinia Faustina e di Acilia
Vera, i cui nomi e prenomi ci dicono che appartenevano alle famiglie più
illustri di Roma, anzi alla stessa casa imperiale.
Per l’età dei Severi (193-235) Tertulliano ci
documenta che furono cristiani uomini e donne della più alta nobiltà senatoria.
Nel 258 l’Editto di Valeriano commina pene speciali ai cristiani appartenenti
agli ordini senatorio ed equestre. Nel 300, alla vigilia della grande
persecuzione di Diocleziano (imperatore dal 284-305), sant’Eusebio di Cesarea
dice che i cristiani erano penetrati abbondantemente nell’amministrazione
pubblica giungendo ad occupare cariche importanti... e si potrebbe ancora
continuare. Ed ecco perché lo storico Brezzi, riferendosi all’Editto del 313,
afferma: «
Il gesto di Costantino non sarà
che il riconoscimento di una situazione preesistente
».
Ma allora perché questi luoghi comuni? Una breve
risposta. Una delle deformazioni peggiori che si sono fatte del Cristianesimo è
stato (ed è) quello di presentarlo come una rivoluzione politica e un’utopia
pacifista. Indubbiamente queste bugie (e anche altre!) sono a servizio di questa
deformazione.
Bibliografia
·
Eusebio da
Cesarea,
Storia ecclesiastica,
V, 24.
·
M.Sordi,
Il cristianesimo a Roma,
Cappelli, Roma
1965.
·
A.H.M.Jones,
Lo sfondo sociale della lotta fra paganesimo
e cristianesimo,
in
Il conflitto fra
paganesimo e cristianesimo nel secolo IV,
Einaudi, Torino 1968.
·
P.Brezzi,
Dalle persecuzioni alla pace di Costantino,
Studium,
Roma 1960.
·
C.Tagliavini,
Storia di parole pagane e cristiane
attraverso i tempi,
Morcelliana, Brescia 1963.