Anche
la storia della scienza dissolve quei luoghi comuni che parlano del Medioevo
come di un’Età buia ed insignificante. Infatti,
fu proprio nel Medioevo che si realizzò la “prima rivoluzione industriale”
Che il Medioevo non sia stato oscuro e
insignificante lo si sa da tempo. Ma che il Medioevo abbia posseduto nella sua
stessa essenza il concetto di progresso, ancora in pochi lo sanno. Quando parlo
di concetto di progresso intendo tanto quello puramente culturale, filosofico
(l’idea di progresso e la sua eventuale giustezza), quanto il progresso
tout court
, cioè quello
scientifico-tecnologico.
È proprio nei secoli del Medioevo che
scienza e tecnica iniziano a coincidere per porre l’ingegno umano a servizio
del miglioramento delle condizioni materiali di vita. Ho detto “iniziano a
coincidere”, perchè scienza e tecnica sono due concetti diversi che non
necessariamente coincidono. La scienza è una relazione fra concetti; la
tecnica, l’applicazione della scienza per migliorare le condizioni materiali di
vita.
Rivoluzione
industriale e “inquinamento”
Dal secolo XI al XIII vi è un periodo di intensissima
attività tecnologica, addirittura tra i più fecondi della storia per quanto
riguarda le innovazioni. C’è chi ha parlato di “prima rivoluzione industriale”.
Lo ha fatto il francese Jean Gimpel (uno dei più famosi storici della scienza)
per il quale le tecnologie dei secoli medievali costituiscono le fondamenta da
cui si sarebbe originato la rivoluzione industriale del XVIII secolo. Ha
scritto: «
La prima rivoluzione
industriale risale al Medioevo. I secoli XI, XII, XIII hanno creato una
tecnologia sulla quale la rivoluzione industriale del secolo XVIII si è
appoggiata per il suo sviluppo. Le scoperte del Rinascimento hanno avuto
solamente un ruolo limitato nell’espansione dell’industria
(...) [Molti]
sono oggi concordi nel riconoscere l’idea
che ci fu effettivamente una rivoluzione industriale nel Medioevo
». Qui
Gimpel allude a Fernand Braudel, non medievista ma famoso storico, anche lui
convinto che il Medioevo abbia conosciuto una vera e propria rivoluzione
industriale.
Ma veniamo al dunque. Nel Medioevo si
inventa un pò di tutto: il verricello, la carrucola, la ferratura dei cavalli,
le staffe, l’arco rampante, la volta a crociera, l’aratro meccanico,
l’aggiogatura a spalla, la vite elicoidale, il martinetto, lo specchio, il
sapone, il bottone…e altro ancora. Si perfezionano anche cose già esistenti. È
il caso della bussola, del vetro, della polvere da sparo, della carta.
Ma la scienza medievale va oltre. Giunge
a livelli di scoperta sbalorditivi, che non possono essere spiegati se non
considerando quanto la mentalità di questo tempo spinga alla comprensione e al
miglioramento della vita quotidiana. Nicola Flamel definisce la sua “pietra
filosofale”
come una materia sottile
che si trova ovunque, un corpo sussistente di per sè, diverso strutturalmente
dai corpi semplici. Secondo Raimondo Lullo si tratta di una sorta di olio
occulto, capace di penetrare in maniera benefica, che si può mescolare con
tutti i corpi e che può aumentare notevolmente l’effetto di ogni corpo. Forse
avrete già capito: si tratta della radioattività!
E chi immaginerebbe che nel Medioevo,
tanto è il progresso tecnologico, che addirittura vien fuori una vera e propria
“questione ambientale”. Regine Pernoud, grande medievista francese, ci dice che
la Regina Eleonora d’Inghilterra, nel 1257, deve abbandonare precipitosamente
il castello di Notthingham, non riuscendo a sopportare i fumi pestilenziali
della città industriale.
Verso la fine del Duecento, Londra
diventa una vera e propria città dello
smog
.
Tra il 1285 e il 1288 sono menzionate lamentele contro i forni da calce che
contaminano l’aria della città e si arriva a costituire commissioni
d’inchiesta. Nel 1307, a Sothwark, a Wapping, a East Smithfield, con decreto
reale e sotto pena di ammenda, si vieta l’uso del carbone di mare nei forni da
calce. E non manca nemmeno l’inquinamento acustico, per il baccano che
procurano le forge e le incudini delle fonderie e delle botteghe dei fabbri.
Sempre in Inghilterra, documenti parlano di migliaia e migliaia di denunce per
sonni disturbati dai rumori delle officine.
La mentalità
cristiana è alla base del progresso medievale
Ma ora chiediamoci: perchè i secoli del Medioevo
furono secoli di forte spinta verso la tecnologia? La risposta non può che
essere culturale. E ce la fornisce un altro storico contemporaneo della
scienza, Reynolds, che nel numero del settembre 1994 della più prestigiosa
rivista scientifica, la
Scientific
American
(l’edizione italiana è
Le
scienze
), lui, storico della scienza su una rivista scientifica, giunge
esplicitamente a un’interpretazione filosofico-teologica. Reynolds dice che i
secoli del Medioevo furono secoli in cui la fede – che tende sempre a farsi
giudizio, cioè cultura – in un Dio appassionato al suo creato, tanto da averlo
creato per amore e redento per amore, determina le condizioni per lo sviluppo
dell’indagine scientifica del creato stesso. Alla faccia di chi vede nella
cultura cristiana uno ostacolo all’idea di progresso!
D’altronde – è ormai risaputo – fu
proprio una prospettiva tendenzialmente gnostica e spiritualista a spingere la
cultura classica a giudicare le attività manuali come qualcosa di poco
onorevole. E invece tutto cambia con l’“
ora
et labora
”
di san Benedetto.
Ora
et labora
che, a sua volta, poggia sulla cosmogonia biblica: le realtà
materiali hanno un valore positivo perchè volute da Dio (è il ripetersi delle
espressioni «
e Dio disse
» e «
Dio vide che era cosa buona
» del
Genesi
). E se hanno un valore positivo,
è giusto perderci tempo: conoscerle, studiarle in profondità, migliorarne le
condizioni. Non a caso il
Genesi
sentenzia: «
che l’uomo domini sui pesci
del mare e sugli uccelli del cielo
».
Il Medioevo non conosce solo invenzioni
e tecnologia, ma anche teoria della scienza; se è vero –come è vero – che le
opere matematiche e geometriche degli antichi (prime fra tutte quelle di
Euclide, che costituiranno le fondamenta per lo sviluppo della scienza moderna)
giunsero a noi soltanto perchè conservate e ricopiate dai monaci benedettini. Sempre
Jean Gimpel scrive: «(...)
soltanto il
Medioevo, in tutti i campi, ha sviluppato, più di qualsiasi altra civiltà,
l’uso delle macchine e questo è stato uno dei fattori determinanti della
preponderanza dell’emisfero occidentale sul resto del mondo
»
Bibliografia
·
Regine Pernoud,
Luce del Medioevo,
Gribaudi, Milano
2002.
·
Jean Gimpel,
La rivoluzione industriale del Medio Evo al
servizio del Terzo Mondo
, in Synesis, anno III, n. 1.