Non è per nulla vero che in
età medievale il ruolo della donna fosse mortificato.
Anzi! Quei secoli insegnano quanto il
Cristianesimo
abbia sempre valorizzato la specificità
femminile.
Vi
ricordate i giorni del potere talebano in Afghanistan? Ebbene quando quel
potere finì su tutte i giornali ci fu un uso un po’ troppo gratuito
dell’aggettivo “medievale”. Sulla liberazione delle donne afgane e
sull’abbandono del ridicolo burka si leggevano molte frasi del tipo: “è la fine
del medioevo afgano”; “è la liberazione da usanze medievali”; “finisce il
medievale potere talebano”
.
Ora – è chiaro – che demonizzare la condizione
femminile nel Medioevo vuol dire anche affermare che il Cristianesimo abbia
contribuito alla penalizzazione del ruolo della donna; proprio perché (anche volendo
fare tanti distinguo) l’“anima” di quest’epoca storica fu proprio il Cristianesimo.
E invece oggi si sa (c’è ormai una ricchissima bibliografia a riguardo) che la
donna medievale era tutt’altro che emarginata ed “ingabbiata” in “burka” del tempo.
Le donne e la cultura
Facciamo
parlare i fatti. Prendiamo la cultura. Nei secoli del tardo Medioevo le ragazze
avevano le loro scuole. Certamente meno numerose di oggi, ma le avevano. Ed
erano scuole di alti studi. Un nome? L’abbazia di Argentuil, in Francia, dove
fu educata Eloisa (colei di cui si innamorò Abelardo). Qui s’insegnava alle
fanciulle la Sacra Scrittura, le lettere e perfino la medicina e la chirurgia.
Abelardo s’innamorò di Eloisa proprio perché fu il suo insegnante di greco e di
ebraico.
Le celebri 6 commedie in prosa rimata, riprese da
Terenzio, attribuite alla badessa Rosvita e che hanno tanto influenzato lo
sviluppo letterario dei paesi germanici, appartengono ad un manoscritto del X
secolo proveniente per l’appunto da un’abbazia femminile, quella di Gandersheim
in Sassonia.
Può sorprendere, ma l’enciclopedia più nota del XII
secolo (il celebre
Hortus deliciarum
)
è opera di una religiosa, la badessa Herrada di Landsberg. Altrettanto si
potrebbe dire delle opere della famosa santa Ildegarda di Bingen.
Un’altra religiosa, Gertrude di Hefta del XIII secolo,
ci racconta come fosse felice di passare dal grado di “grammatica” a quello di
“teologa”; vale a dire che, dopo aver percorso il ciclo di studi preparatori,
si apprestava a passare al ciclo superiore che si faceva all’università.
Nella Parigi del XIII secolo – quella del re san Luigi
IX – alla Sorbona, nella facoltà di medicina, tra i docenti erano più le donne
che gli uomini.
Le “iscrizioni della taglia” (oggi diremmo le imposte
di registro), ovunque ci siano state conservate, come nel caso della Parigi di
fine XIII secolo, ci mostrano una folla di donne esercitanti i più vari
mestieri: maestra di scuola, medico, farmacista, gessaiuola, copista,
miniaturista, rilegatrice di libri, ecc.
Se poi si passa ad una valutazione del ruolo della
donna nel Medioevo, vengono fuori notizie sorprendenti. Sentite uno dei più
famosi medievisti contemporanei, Regine Pernoud: «
Il Medioevo rappresenta la grande epoca della donna, e se vi è un
ambito nel quale si afferma il suo regno, esso è l’ambito letterario
».
Basterebbe ricordare quanto la donna
sia continuamente cantata nella poesia medievale. Personaggi femminili aprono
la
Commedia
dantesca: Francesca l’
Inferno
e Piccarda il
Paradiso
.
Il “potere delle donne”
Ma
non solo nella letteratura, anche nella società. Le donne votano alla pari
degli uomini nelle assemblee cittadine o in quelle dei comuni rurali. Celebre è
il caso di una certa Gaillardine di Frechou, che, in occasione di un contratto
d’affitto proposto dall’abbazia di Saint-Savin agli abitanti di Cauterets nei
Pirenei, è la sola a votare “no”, mentre il restante della popolazione vota
“sì”.
Da Montaigne a Rousseau (filosofi non a caso della
modernità!) saranno degli uomini a comporre trattati di educazione; eppure fu
di una donna, Dhuoda, il primo trattato di educazione pubblicato in Francia. Lo
scrisse, in versi latini, per i suoi figli tra l’841 e l’843.
E la donna medievale era davvero così avvilita
dall’uomo? Tutt’altro. Si pensi ai cosiddetti “monasteri doppi”. Fu un fenomeno
che nacque proprio nel Medioevo, precisamente nel VI secolo; e durerà fino alla
Rivoluzione Francese. Nei “monasteri doppi” – formati, cioè, da religiosi e
religiose – a capo di tutti c’era di solito una donna, la badessa. In questa
scelta ci si appoggiava al Vangelo: Gesù affidò la Madre a Giovanni e questi si
mise al suo servizio.
E fu un medievale, il beato Roberto di Arbrissel
(1045-1116), a istituire un Ordine religioso maschile e femminile (conosciuto
come ordine di Fontevrault), ma con superiore generale una donna. Stabilì
inoltre un’originalità: la badessa – il superiore generale – doveva essere
scelta non tra le vergini ma tra le vedove, poiché avendo conosciuto la vita
matrimoniale, le giudicava più adatte a guidare gli altri. Egli stesso visse da
allora sottomesso alla badessa, che aveva su tutti autorità sia spirituale sia
materiale e, dunque, aveva la funzione di accettare novizie e novizi, di
scegliere quelli destinati al sacerdozio, di espellere gli indegni e di
amministrare i beni comuni.
Ma quello del beato Roberto di Arbrissel non è un caso
isolato. Nel Trecento, santa Brigida di Svezia fondò comunità miste dove
l’autorità era data alla priora.
Ritornando a Regine Pernoud, ella scrive: «
Le donne di oggi, femministe comprese,
hanno ancora parecchio da fare prima di
raggiungere il livello di prestigio e di influenza che ebbero nel Medio Evo
cattolico. (…)
Quelle che credono che
quei secoli di fede siano un passato da cui liberarsi non sanno che, in realtà,
sono un futuro ideale al quale mirare
»
Si dovrebbero conoscere queste notizie, per non
incorrere in errori grossolani.
Bibliografia:
Regine Pernoud,
La
donna al tempo delle cattedrali
, Rizzoli, Milano 1980.