Il Giudizio Cattolico

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.
E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.
San Giuseppe Moscati


> Storia

La donna nel Medioevo



Non è per nulla vero che in età medievale il ruolo della donna fosse mortificato.

Anzi! Quei secoli insegnano quanto il Cristianesimo abbia sempre valorizzato la specificità femminile.

Vi ricordate i giorni del potere talebano in Afghanistan? Ebbene quando quel potere finì su tutte i giornali ci fu un uso un po’ troppo gratuito dell’aggettivo “medievale”. Sulla liberazione delle donne afgane e sull’abbandono del ridicolo burka si leggevano molte frasi del tipo: “è la fine del medioevo afgano”; “è la liberazione da usanze medievali”; “finisce il medievale potere talebano” .

Ora – è chiaro – che demonizzare la condizione femminile nel Medioevo vuol dire anche affermare che il Cristianesimo abbia contribuito alla penalizzazione del ruolo della donna; proprio perché (anche volendo fare tanti distinguo) l’“anima” di quest’epoca storica fu proprio il Cristianesimo. E invece oggi si sa (c’è ormai una ricchissima bibliografia a riguardo) che la donna medievale era tutt’altro che emarginata ed “ingabbiata” in  “burka” del tempo.

Le donne e la cultura

Facciamo parlare i fatti. Prendiamo la cultura. Nei secoli del tardo Medioevo le ragazze avevano le loro scuole. Certamente meno numerose di oggi, ma le avevano. Ed erano scuole di alti studi. Un nome? L’abbazia di Argentuil, in Francia, dove fu educata Eloisa (colei di cui si innamorò Abelardo). Qui s’insegnava alle fanciulle la Sacra Scrittura, le lettere e perfino la medicina e la chirurgia. Abelardo s’innamorò di Eloisa proprio perché fu il suo insegnante di greco e di ebraico.

Le celebri 6 commedie in prosa rimata, riprese da Terenzio, attribuite alla badessa Rosvita e che hanno tanto influenzato lo sviluppo letterario dei paesi germanici, appartengono ad un manoscritto del X secolo proveniente per l’appunto da un’abbazia femminile, quella di Gandersheim in Sassonia.

Può sorprendere, ma l’enciclopedia più nota del XII secolo (il celebre Hortus deliciarum ) è opera di una religiosa, la badessa Herrada di Landsberg. Altrettanto si potrebbe dire delle opere della famosa santa Ildegarda di Bingen.

Un’altra religiosa, Gertrude di Hefta del XIII secolo, ci racconta come fosse felice di passare dal grado di “grammatica” a quello di “teologa”; vale a dire che, dopo aver percorso il ciclo di studi preparatori, si apprestava a passare al ciclo superiore che si faceva all’università.

Nella Parigi del XIII secolo – quella del re san Luigi IX – alla Sorbona, nella facoltà di medicina, tra i docenti erano più le donne che gli uomini.

Le “iscrizioni della taglia” (oggi diremmo le imposte di registro), ovunque ci siano state conservate, come nel caso della Parigi di fine XIII secolo, ci mostrano una folla di donne esercitanti i più vari mestieri: maestra di scuola, medico, farmacista, gessaiuola, copista, miniaturista, rilegatrice di libri, ecc.

Se poi si passa ad una valutazione del ruolo della donna nel Medioevo, vengono fuori notizie sorprendenti. Sentite uno dei più famosi medievisti contemporanei, Regine Pernoud: « Il Medioevo rappresenta la grande epoca della donna, e se vi è un ambito nel quale si afferma il suo regno, esso è l’ambito letterario ». Basterebbe ricordare quanto la donna sia continuamente cantata nella poesia medievale. Personaggi femminili aprono la Commedia dantesca: Francesca l’ Inferno e Piccarda il Paradiso .

Il “potere delle donne”

Ma non solo nella letteratura, anche nella società. Le donne votano alla pari degli uomini nelle assemblee cittadine o in quelle dei comuni rurali. Celebre è il caso di una certa Gaillardine di Frechou, che, in occasione di un contratto d’affitto proposto dall’abbazia di Saint-Savin agli abitanti di Cauterets nei Pirenei, è la sola a votare “no”, mentre il restante della popolazione vota “sì”.

Da Montaigne a Rousseau (filosofi non a caso della modernità!) saranno degli uomini a comporre trattati di educazione; eppure fu di una donna, Dhuoda, il primo trattato di educazione pubblicato in Francia. Lo scrisse, in versi latini, per i suoi figli tra l’841 e l’843.

E la donna medievale era davvero così avvilita dall’uomo? Tutt’altro. Si pensi ai cosiddetti “monasteri doppi”. Fu un fenomeno che nacque proprio nel Medioevo, precisamente nel VI secolo; e durerà fino alla Rivoluzione Francese. Nei “monasteri doppi” – formati, cioè, da religiosi e religiose – a capo di tutti c’era di solito una donna, la badessa. In questa scelta ci si appoggiava al Vangelo: Gesù affidò la Madre a Giovanni e questi si mise al suo servizio.

E fu un medievale, il beato Roberto di Arbrissel (1045-1116), a istituire un Ordine religioso maschile e femminile (conosciuto come ordine di Fontevrault), ma con superiore generale una donna. Stabilì inoltre un’originalità: la badessa – il superiore generale – doveva essere scelta non tra le vergini ma tra le vedove, poiché avendo conosciuto la vita matrimoniale, le giudicava più adatte a guidare gli altri. Egli stesso visse da allora sottomesso alla badessa, che aveva su tutti autorità sia spirituale sia materiale e, dunque, aveva la funzione di accettare novizie e novizi, di scegliere quelli destinati al sacerdozio, di espellere gli indegni e di amministrare i beni comuni.

Ma quello del beato Roberto di Arbrissel non è un caso isolato. Nel Trecento, santa Brigida di Svezia fondò comunità miste dove l’autorità era data alla priora.

Ritornando a Regine Pernoud, ella scrive: « Le donne di oggi, femministe comprese, hanno ancora parecchio da fare prima di raggiungere il livello di prestigio e di influenza che ebbero nel Medio Evo cattolico. (…) Quelle che credono che quei secoli di fede siano un passato da cui liberarsi non sanno che, in realtà, sono un futuro ideale al quale mirare »

Si dovrebbero conoscere queste notizie, per non incorrere in errori grossolani.


Bibliografia:

Regine Pernoud, La donna al tempo delle cattedrali , Rizzoli, Milano 1980.


Corrado Gnerre 3 dicembre 2012






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