Il Giudizio Cattolico

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.
E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.
San Giuseppe Moscati


> Teologia, fede, morale

Gesù ha voluto i vescovi



Gesù non ebbe solo dodici discepoli, ma almeno settantadue come ci attesta il Vangelo di san Luca al capitolo 10. Ciò vuol dire chiaramente che Gesù volle strutturare gerarchicamente la sua Chiesa.
Parliamo adesso della volontà di Gesù di istituire l’episcopato.
1.Gesù si è ripetutamente paragonato ad un pastore. Così come ha, altrettanto ripetutamente, paragonato i fedeli ad un gregge. Ha fatto di Pietro il Pastore Supremo. Non c’è un rapporto paritario tra pastore e pecora. Certo, il pastore deve dare la propria vita per il gregge; e infatti l’autorità nella prospettiva cristiana deve essere vissuta come manifestazione di servizio (più aumenta l’autorità più aumenta il servizio), ma questo è tutt’altra cosa rispetto al negare che Gesù abbia voluto il comando e l’obbedienza nella sua Chiesa.
2.Gesù istituisce nella sua Chiesa un “tribunale” per la correzione di chi sbaglia. Il brano del capitolo 18 di san Matteo è chiarissimo. Leggiamolo: “Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te un pagano e un pubblicano. In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo.” (Matteo 18,17)
3.La Chiesa è l’estensione e il prolungamento di Cristo nella storia dell’uomo. Dunque, la missione della Chiesa è quella di Cristo. Ciò vuol dire che i suoi poteri sono i poteri di Cristo, che Cristo stesso ha delegato alla Chiesa. Ed ecco perché è assolutamente logico che i capi della Chiesa (gli Apostoli) vengano investiti da Gesù del compito di maestri, di reggitori e di santificatori delle anime.
Solo qualche dato storico (se ne potrebbero elencare parecchi) sull’esistenza dell’episcopato sin da subito nella Chiesa.
1.Sant’Ignazio di Antiochia (siamo nei primi anni del II secolo) presenta le varie comunità cristiane strutturalmente formate. Ovvero formate da fedeli, da diaconi e preti e sempre presiedute da un vescovo.
2.San Girolamo (IV secolo) afferma che “i vescovi tengono il luogo degli apsotoli” .
Corrado Gnerre 23 giugno 2012






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Voci correlate

La Chiesa Cattolica oggi celebra la memoria del beato Pio IX, al secolo Giovanni Mastai Ferretti, ultimo Papa-Re. Questa è la frase canonica di presentazione del santo odierno. In realtà, questa asserzione non è corretta. Nella sua fredda schematicità, ciò che la rende errata è l’aggettivo “ultimo”. Ultimo naturalmente non è riferito a “Papa”, ma a “Re”. Ma il papa, qualsiasi papa, è o non è re non perché possiede o non possiede lo Stato Pontificio, non perché lo hanno fatto re gli uomini o per circostanze storiche che come si sono formate così nel tempo sono poi passate. Il papa è re perché vicario in terra di colui Che è “Re dei re”, Re dell’universo e Signore del creato, signore in quanto fattore, reggitore, governatore, e un giorno giudice; di Colui che ebbe a dire, nel pretorio dinanzi al Governatore di Roma, di Se stesso: «tu lo dici: io sono re» (Gv., 18,37). La tiara (o triregno), simbolo per secoli della regalità pontificia, non era legata al possesso dello Stato Pontificio, tanto è vero che è stata abolita da Paolo VI e non nel 1870

Massimo Viglione

«Chissà se in Vaticano hanno valutato fino in fondo l’impatto della foto di Papa Francesco e del predecessore Benedetto XVI dentro le Sacre Mura. Chissà se hanno calcolato il senso di disorientamento che il loro apparire, fianco a fianco, può creare nella comunità cattolica, e non solo. La novità plurisecolare ha già preso in contropiede il cerimoniale. Ma anche quando si chiede un’impressione a ecclesiastici di rango, dietro la laconicità emerge un imbarazzo palpabile»

Massimo Viglione

Una delle questioni che più frequentemente vengono proposte negli incontri di catechesi è quella riguardante la cosiddetta “ricchezza” della Chiesa. Ma è mai possibile – si chiede solitamente – che la Chiesa possegga tanta ricchezza pur predicando la povertà? E allora è bene chiarire alcuni punti per saper rispondere a questo interrogativo, che, come abbiamo già detto, è molto diffuso. Divideremo il discorso in quattro punti

Corrado Gnerre

Lo abbiamo letto su molti giornali: a Papa Francesco piace il calcio. In un certo qual modo è un’assicurazione sulla sua impostazione metafisica. Avrei avuto qualche perplessità se fosse stato amante del basket o – peggio ancora – del baseball. Ovviamente sto scherzando … ma non troppo. Proprio perché a Papa Francesco piace il gioco del calcio, parto con un esempio tratto da questo sport e faccio riferimento a due calciatori argentini, la patria di Papa Francesco. Tra Xavier Zanetti e Lionel Messi vi è differenza. Zanetti è la forza muscolare, è la capacità d’interdire. È una colonna del centrocampo. Non solo. È anche un modello di atleta, capace a quasi quarant’anni di fare quello che fa. Messi è invece la poesia.

Corrado Gnerre

Ho letto l’articolo che Massimo Introvigne ha scritto in merito all'elezione di Papa Francesco. Lo condivido, anche se non appieno. Bene ha fatto Introvigne a sottolineare che Papa Francesco è il Papa di Santa Romana Chiesa. Prima e durante il conclave si possono avere delle preferenze, si possono nutrire delle speranze verso qualcuno… ma dopo è bene che si dimentichi tutto e ci si sottometta a chi il Collegio cardinalizio ha scelto. Certo, non è detto che chi venga eletto sia necessariamente il desiderato dal Signore. Infatti, se è vero che lo Spirito Santo illumina gli Elettori, è pur vero che non necessariamente ed infallibilmente questi si rendano docili alle Sue ispirazioni. Giustamente c’è chi ha ricordato in questi giorni la celebre espressione di san Vincenzo di Lerino (V secolo): «Ci sono papi che Dio dona, ci sono papi che Dio tollera, ci sono papi che Dio infligge». Ma, se è vero questo e cioè che non necessariamente un papa eletto sia il “donato da Dio”, è pur vero che chi canonicamente diventa papa è il Papa; e – se è il Papa – va riconosciuto e a lui bisogna cattolicamente sottomettersi.

Corrado Gnerre

Papa Francesco nell’omelia durante la Celebrazione eucaristica con i cardinali nella Cappella Sistina ha tracciato semplicemente ma chiaramente le linee fondamentali del suo pontificato indicando cosa la Chiesa deve fare: camminare, edificare, confessare. Tre prospettive chiarissime e insite nella vocazione stessa della Chiesa. Camminare, ovvero pellegrinare nella Storia. Edificare, ovvero santificare. Confessare, ovvero testimoniare Cristo. Pellegrinare nella storia non vuol dire seguire la storia o essere nella storia, bensì essere sì nella storia ma non della storia. Vuol dire avere dinanzi a sé l’obiettivo della meta da raggiungere, una meta che è al di là della storia. Il pellegrinare è sì nella storia ma ciò che si deve raggiungere è oltre la storia, ed è il compimento del Regno di Dio, il raggiungimento della pienezza della vita eterna, è la conquista del Paradiso.

Corrado Gnerre

Dinanzi a coloro che hanno manifestato qualche perplessità in merito all'opportunità della rinuncia di Benedetto XVI c’è chi ha parlato di “papalini” che hanno avuto la pretesa di mettersi al di sopra del papa. Come se non essere eventualmente d’accordo su atti che non coinvolgono l’infallibilità del Sommo Pontefice possa essere letto come un rifiuto dell’autorità dello Stesso

Corrado Gnerre

La Chiesa Cattolica oggi celebra la memoria del beato Pio IX, al secolo Giovanni Mastai Ferretti, ultimo Papa-Re. Questa è la frase canonica di presentazione del santo odierno. In realtà, questa asserzione non è corretta. Nella sua fredda schematicità, ciò che la rende errata è l’aggettivo “ultimo”. Ultimo naturalmente non è riferito a “Papa”, ma a “Re”. Ma il papa, qualsiasi papa, è o non è re non perché possiede o non possiede lo Stato Pontificio, non perché lo hanno fatto re gli uomini o per circostanze storiche che come si sono formate così nel tempo sono poi passate. Il papa è re perché vicario in terra di colui Che è “Re dei re”, Re dell’universo e Signore del creato, signore in quanto fattore, reggitore, governatore, e un giorno giudice; di Colui che ebbe a dire, nel pretorio dinanzi al Governatore di Roma, di Se stesso: «tu lo dici: io sono re» (Gv., 18,37). La tiara (o triregno), simbolo per secoli della regalità pontificia, non era legata al possesso dello Stato Pontificio, tanto è vero che è stata abolita da Paolo VI e non nel 1870.

Massimo Viglione

A scuola si presenta positivamente la nascita dello Stato moderno. Ma davvero questa nascita produsse solo cose buone? La conoscenza del pensiero di Marsilio da Padova può aiutarci a capire.

Corrado Gnerre

Se è vero che la storia non può giudicare il Cristianesimo è anche vero che il Cristianesimo non può prescindere dalla storia. Infatti, se il Cristianesimo non si esaurisce nell’ambito della storia ma va al di là (indicando all’uomo una mèta che supera la dimensione terrena e temporale) è pur vero che il Cristianesimo non è un’astrazione ma costituisce risposta tanto alle ansie escatologiche (attinenti all’al di là) quanto terrene dell’uomo.

Corrado Gnerre

La figura di Bonifacio è legata nella memoria al famoso “schiaffo di Anagni”, avvenuto, nella notte del 7 settembre 1303. Questo gesto, di cui è stata contestata la storicità, rappresenta comunque simbolicamente la fine del Medioevo cristiano e l’inizio di un processo storico plurisecolare che avrebbe portato all’era moderna. Benedetto Caetani, Sommo Pontefice dal 1294 al 1303, nacque ad Anagni attorno al 1230, di nobili genitori. Uomo di vivo ingegnò, si segnalò come eminente giurista e come perito diplomatico, tanto da meritare di essere creato cardinale nel 1281 da papa Martino IV. Ottenne la tiara pontificia nel 1294, in seguito alla rinunzia di Celestino V l’eremita Pietro da Morrone, che Bonifacio non esitò a confortare e a sostenere nella sua tormentata scelta di abdicazione.

Roberto de Mattei

Nella cultura recente di buona parte del mondo cattolico la dimensione strategica occupa uno spazio assai ridotto e l’uso della forza militare in politica internazionale è guardato con molto sospetto (solo in parte attenuato, non senza contraddizioni, da quando si parla di peacekeeping e di “ingerenza umanitaria”); quando esisteva il servizio militare di leva, tra i giovani cattolici “impegnati” l’obiezione di coscienza, era alquanto diffusa (e non per motivi meramente opportunistici).

Massimo de Leonardis

Gesù all’Ultima Cena invitò solo i Dodici e non tutti i suoi discepoli, i quali erano almeno settantadue (cfr. Luca 10). Fu proprio in quell’occasione che il Signore istituì due sacramenti importanti: l’Eucaristia e l’Ordine. Dunque, fu proprio in quell’occasione che Gesù ordinò gli Apostoli ‘sacerdoti’; sacerdoti nella pienezza, quindi ‘vescovi’. In funzione delle parole di Cristo: “(…) fate questo in memoria di me”(Luca 22,19), gli apostoli -e i vescovi loro successori- hanno il potere di creare nuovi ministri “dispensatori” dei ministeri di Dio (cfr.Corinzi 4,1), ovvero i presbiteri.

Corrado Gnerre

Vi è una convinzione abbastanza diffusa: la Chiesa cattolica ha una sua struttura ben precisa, una sua gerarchia, eppure nei Vangeli tutto questo non si vede. Ciò dimostra che non c’è continuità tra Gesù e la Chiesa. Tale convinzione è però tanto diffusa quanto falsa. I Vangeli bisogna saperli leggere. Certo, se noi volessimo trovare in essi parole come “gerarchia”, “vescovo”, “prete”… non le troveremmo mai. Eppure le realtà che sottendono queste parole sono presenti nei Vangeli.

Corrado Gnerre

Per capire quanto Gesù abbia voluto un capo per la Chiesa basterebbe ricordare l’episodio di Cesarea di Filippo allorquando Gesù dice a Simon Pietro: “Ed io ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa...A te darò le chiavi del regno dei cieli, e quanto tu legherai sopra la terra, sarà legato nei cieli, e quanto tu scioglierai sopra la terra sarà sciolto nei cieli.” (Matteo 16, 18-19)

Corrado Gnerre







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Proponiamo ai nostri lettori una riflessione di un sacerdote su un fatto che ha suscitato nei giorni scorsi molte polemiche. La riflessione ci appare serena e argomentata. Speriamo quindi che a distanza di tempo si possa ragionare, e magari svolgere un dibattito, con costruttiva serenità di toni e onestà di intenti, nel pieno rispetto delle diverse opinioni.

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